A chi

Trovo molto bello questo augurio che condivido in tutti i passaggi e lo divido con voi!

“A chi aspettava dicembre.
A chi ha avuto l’impressione che novembre sia passato molto velocemente, a chi ha sempre l’impressione che il tempo voli e di non riuscire proprio a stargli dietro.
A chi ama dicembre e a chi lo odia.
A chi sa che a dicembre alcune mancanze si fanno sentire molto più che in tutto il resto dell’anno, a chi ha perso qualcuno che invece lo scorso dicembre c’era ancora, a chi ha perso qualcuno che non c’è più da molti mesi di dicembre e che, tuttavia, manca ancora esattamente come il primo giorno.
A chi cerca la pace, a chi comincia a fare bilanci, a chi invece non trova il tempo nemmeno per pensarci.
A chi ama addobbare casa, a chi metterà luci ovunque, a chi inizierà a immaginare il ritorno delle persone che vivono lontane e a Natale possono essere finalmente riabbracciate.
Ai bimbi che sono una festa con la loro stessa presenza, ai sorrisi, alle coccole, alle recite natalizie, alle canzoncine, alle filastrocche, ai piccoli esploratori di sogni.
A chi non smette mai di usare la fantasia, a chi spera, nonostante tutto.
A chi si sente solo, a chi fa del bene tutto l’anno, a chi pensa sempre agli altri.
A chi si sente sempre sbagliato, a chi questo dicembre dovrà fare a meno di qualcosa o di qualcuno, a chi comincia a capire che non tutte le perdite sono un male, a chi sarà pronto a ricominciare.
A chi legge queste parole , perché qualunque sia il vostro stato d’animo, qualunque cosa vi sia accaduta, qualunque sia il desiderio che sta nascosto nel vostro cuore, dicembre possa portare giorni sereni e piccole palline colorate piene di gioia. ”

Laura Messina

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Considerazioni di una quasi ottantenne in una lunga giornata di pioggia

16 novembre

Guardo da dietro i vetri, dove si rincorrono le gocce d’acqua… dopo una pausa di qualche ora ha già ripreso a piovere. È dal 1° di novembre che si susseguono piogge più leggere (poche) e temporali violenti con il loro accompagnamento di lampi, tuoni e fulmini. Mi ricordo che da piccola contavo i secondi tra il lampo e il tuono per cercare di capire quanto il temporale fosse vicino: ora non c’è bisogno perché lampo e tuono sono quasi contemporanei…il temporale è proprio sulle nostre teste!

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I pensieri viaggiano lentamente, non ho più bisogno di correre né di affannarmi e questo è uno dei privilegi che rendono la vecchiaia un tempo particolare che può essere angosciante se si rincorre una gioventù “estetica” mentre è bellissimo accoglierla come un’amica che ha camminato con noi per tanto tempo, che ha condiviso gioie e dolori, vittorie e sconfitte, conquiste e perdite. Certo il viso ne porta i segni ma sono il diario della vita. Perché mai tutto questo dovrebbe essere cancellato, può davvero un lifting riportare indietro nel tempo?

Da un anno e poco più ho cambiato tutto: città, casa, amicizie…una bella avventura! Non mi ha spaventato più di tanto nonostante la fatica del trasloco, gli inevitabili addii: una grossa fetta dei miei libri… un addio necessario (non c’era più spazio a sufficienza per loro ma mi sono preoccupata di lasciarli in buone mani) ma anche voluto (se si deve dare dei tagli facciamoli per bene, così con me sono venuti solo quelli di cui non avrei potuto fare a meno e quelli che non avevo ancora letto – vista la mia incapacità di uscire da una libreria senza almeno due o tre libri – e altre cose che erano diventate “parte della famiglia”!

I cambiamenti sono però una bella spinta alla fantasia: creare nuovi ambienti che rendessero “casa” le nuove stanze, passare da un caos di scatoloni ad una sistemazione che fosse “mia” (avevo carta bianca per questo). Nonostante l’attenzione messa a dividere bene gli oggetti c’era sempre qualcosa che non si trovava e magari saltava fuori da un posto impensato.

Ora mi guardo intorno e l’ambiente mi piace, è confortevole e spazioso ed è pieno di luce. Certo c’è ancora da fare, qualcosa da aggiungere o da spostare ma sono soddisfatta del mio lavoro.

In sala c’è una bella poltroncina rossa, comoda e accogliente. Mi siedo con una tazza di tè caldo e il libro del momento, il mio amato Terzani. Cosa volere di più?

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Fashion in Flair

Quando andavo alle elementari, tanto tempo fa, l’inizio del tema del lunedì era sempre lo stesso: “Ieri sono andata con i miei genitori e le sorelline a…”

Dal momento che i vecchi tornano bambini… comincio ancora così: sabato scorso sono andata con le figlie a Lucca a vedere una mostra intitolata “Fashion in Flair!

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L’evento si svolgeva nella suggestiva Villa Bottini

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nei pressi della Porta San Gervasio

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una splendida villa cinquecentesca all’interno delle mura della città, una mostra di artigianato ad alto livello, con tutta la sua forza e creatività.

Tradizione e sperimentazione coprono tutti gli ambiti dei lavori: gioielli, oggetti di arredo, cosmetici, fragranze e pitture, è una festa di colori, profumi e allegria.

Nel grande giardino erano dislocati alcuni stand di abbigliamento, il bar e altri che riguardavano comunque il cibo e la sua cultura con la possibilità di fare una merenda “ecologica”…

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Il resto della mostra era all’interno della magnifica villa: un labirinto di sale dove c’era da guardare i banchi ma anche le pareti e i soffitti affrescati

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mentre, scendendo una scala altri banchi si trovavano nei locali che ospitavano probabilmente le cucine e le camere della “servitù “con i soffitti a botte, molto belli.

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Tanto pubblico da far girare la testa, per cui mi sono soffermata soprattutto su quello che amo di più: i fiori e la grande abilità delle mani.

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con dei curiosissimi frutti di una felce tropicale

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Ma soprattutto mi ha incantato il banco degli origami: la carta che si piega all’abilità delle mani diventando uccello, fiore, gioco…

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Era così tanto che non riuscivo più ad andare a vedere un evento che nonostante la stanchezza mi sono riempita gli occhi e il cuore!

Poi sulla via del ritorno …

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I nipoti, un amore ricambiato

1 ottobre

Ho aspettato un po’ a scrivere questo messaggio perché ho sperato fino all’ultimo che tu venissi a svegliarci da questo incubo dicendo “è tutto finito, non vi preoccupate”, ma purtroppo non è stato così ed io non ho ancora realizzato del tutto. Ma non sono qui a demoralizzarmi e a versare lacrime su lacrime perché ti porto sempre dentro di me e qui ho una lista di tutti i bei momenti che abbiamo passato insieme: i fiori che schizzavano al Poetto in Sardegna, le castagne che puntualmente mi preparavi e mi sbucciavi ogni anno, la NOSTRA gattina Pallina (perché fondamentalmente si fidava solo di noi), io che mi nascondevo per casa prima che tu rientrassi dai giardini per poi venirmi a cercare “ucci ucci sento odor di cristianucci”, “mano mano piazza, di qui ci passò una lepre pazza….”, il rumore dell’aereo che mi facevi sempre sentire con la cintura sulle orecchie, i pomeriggi ai giardini in cui mi guardavi salire in cima alla piramide per poi applaudirmi una volta arrivata su – e aggiungerei anche quando mi aiutavi a scendere perché ero troppo in alto ed avevo paura -, le scaglie di parmigiano che mangiavo solo ed esclusivamente se erano tagliate da te, i tuoi “ma come fai ad essere sempre più bella?” ogni volta che ti venivo a trovare, la tua passione per i kinder e tutti i dolcetti vari, te che mi chiedevi sempre pareri sui tuoi vestiti, il tuo piccolo orto in terrazza dove mi facevi assaggiare ogni cosa e quando mi dicevi di chiudere gli occhi e provare ad indovinare che cosa stessi mangiando. Potrei continuare per ore ma verrebbe una lista troppo lunga e non avrei spazio per i momenti vissuti negli ultimi mesi, te mangiavi pochissimo ma con me sei riuscito più volte a finire il latte con i biscotti a colazione; tutti i “kinder colazione più” che ti ho dato per farti mangiare qualcosina a pranzo e a cena quando riuscivi a malapena a finire due cucchiaini di stracchino ma cavolo, quei dolcetti potevi mangiarli fino allo sfinimento; quando non riconoscevi più nessuno (o almeno così sembrava) ma appena entravo in quella stanza di ospedale e venivo a salutarti mi regalavi dei sorrisi bellissimi e alla mia domanda “nonno ma ti ricordi chi sono io?” rispondevi: “Si, sei mia nipote Ilaria”. Non sono stati mesi facili questi ultimi, nè per te nè per noi, ma spero che tu dal mondo immaginario in cui ti trovavi, ti sia accorto che io non ti ho lasciato nemmeno per un minuto e sono sempre stata lì con te, fisicamente quando potevo e mentalmente ogni secondo che passava. Spero di poterti rivedere, magari vienimi a trovare qualche volta in un sogno… io ti aspetterò sempre lì.
Buon viaggio nonnino, anche se so per certo che sei già arrivato, che ti sei già ambientato e che hai ritrovato tutte le persone che ti avevano lasciato tempo prima e sicuramente starai già ridendo e scherzando con tutti loro. Chissà magari stai già dando un cappuccino e una brioches alla Lalla😂 Ti voglio un bene indescrivibile! (Ilaria)

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” Ad un certo punto lungo la strada,
Il mio cuore non era più solo.
Il tuo cuore ha tirato fuori il mio dall’oscurità!

Come stelle che ballano nel cielo,
Il futuro ha iniziato a brillare di luce.
In qualche modo l’avevo perso di vista prima,
Quando ero concentrato interamente su me stesso.

A volte mi ricordo ancora.
Mi dispiace per me stesso e mi fa male.
Ma ora sono qualcuno che può proteggere qualcun altro.
Posso sopportare l’orgoglio e un giorno credo:
” Sono così felice di averti incontrato quel giorno!”

Da quel giorno, il mio cuore
E ‘ stato salvato da te ancora e ancora.
Con il tuo sorriso luminoso e il calore che porta.” (Matteo)

30/09

Volevo ringraziare tutti: dal primo all’ ultimo, per i messaggi che mi avete inviato.
Credetemi, anche se il contenuto è pressoché lo stesso (“Condoglianze”, “Mi dispiace tanto” ecc…), vederli mi scalda il cuore come non mai. 
Non ho moltissime memorie per quanto riguarda mio nonno: ricordo solo che ogni volta faceva il solletico a Me e Mia sorella e che qualche volta gli chiedevo i conti più disparati e complessi che, tempo 3 secondi, venivano risolti. (Ecco forse perché me la cavicchio coi conti).
Mio nonno era un tozzo di pane: sempre sorridente e, nonostante fosse malato di Parkinson, si godeva quel poco che gli rimaneva da vivere.
Peccato, però, che proprio quando si è trasferito…
Ma che ve lo dico a fare?
Vi sfaterò un mito: anche se non lo do a vedere, io schiatto dentro come non mai.
Per questo non andavo quasi mai all’ospedale, ma che deve pensare uno che vede suo nonno in quelle condizioni?
E mi distraevo, scappavo dal problema e mi divertivo.
Solo che alla fine tutto finisce, no? E’ inevitabile, ecco.
Ringrazio tutti, TUTTI voi: dal primo all’ultimo, chi vedo più spesso e chi vedo meno spesso, chi conosco meglio e chi conosco peggio.
Avete reso un ragazzo felice con poco.
Io proverò ad andare avanti, sperando che, in un qualunque momento, lui mi guardi dalla sua nuvola, magari con un bel bicchiere di succo in mano, magari sorridendo.
E’ il momento di guardare il futuro ed andare avanti.
Vi voglio bene. (Matteo)

Tu non volevi fare la gara e fu proprio il nonno l’unico che riuscì a convincerti! (Nonna)

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Malinconia (pensieri dei giorni tristi)

Da Fausta, Barbara e Sabina

18/09

Ieri pomeriggio, dopo giorni in cui ti vedevo solo ripiegato in triplice flessione con un’espressione di sofferenza disegnata immobile sul viso, entro in una quiete ovattata di un nuovo reparto dove termineremo insieme il viaggio e ti trovo magicamente disteso supino, le gambe allungate, l’espressione rilassata. Ti lascio riposare dopo essere stata bonariamente ripresa da una collega per aver disturbato il tuo riposo e aspetto accanto a te. Il regalo più bello quando ti svegli…..”babbo, sono qui, riesci a vedermi?” e mi appoggio la tua mano sul viso. Mi guardi per due minuti come per mettermi a fuoco e poi ti apri in un sorriso sdentato che più bello al mondo non può esistere. Ti voglio un bene immenso babbo (Barbara)

Parlarsi con gli sguardi e dirsi che c’è un filo che è eterno, più forte ancora di quanto lo erano le parole. Anche il minimo accenno di un sorriso o un incomprensibile borbottio sono un regalo…(Fausta)

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E dopo averci salutati tutti, in silenzio te ne sei andato. Finalmente libero da quel letto e da quella malattia bastarda….. addio babbino, ti ho voluto e ti voglio un mondo di bene (Sabina)

Ciao Romano, tra una baruffa e l’altra ci siamo voluti un sacco di bene e questo è quello che conta per me! (Fausta)

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1 ottobre

Comincia ottobre senza te…

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Oggi era il giorno del distacco, il giorno più difficile per me, mia sorella e mia mamma. Per Ilaria e Matteo. Ringrazio con tutto il cuore chi con amore e rispetto non solo è venuto a salutare babbo ma anche per stare vicino a noi tre, a noi 5. Babbo era contento di essere qui a Livorno, diceva sempre che gli piaceva cenare tutti insieme. Era felice di vedere i suoi nipoti. Il peggioramento della malattia non gli ha dato molto tempo ma in questi mesi essere stati tutti insieme è stato un bel regalo. Per noi da ora in poi sarà tutto più difficile, più triste, più brutto ma siamo insieme e sappiamo che chi ci vuole bene ci starà vicino, il resto non conta. (Sabina)

Alla fine di questa lunga giornata mi suonano in mente le parole del vecchio Simeone nel suo Cantico: “Ora lascia, Signore, che il tuo servo vada in pace…”
Ci mancherai tanto, Romano, ma ti ringraziamo per essere stato per tanti anni in cammino con noi. 53 anni insieme non sono pochi!
E fai il bravo lassù, non fare troppi scherzi come tuo solito! (Fausta)

04/09

Tutto sembra uguale, ma tutto è diverso….(Sabina)

“Nascere non basta.
È per rinascere che siamo nati.
Ogni giorno.”
(Pablo Neruda)

E ti voglio ricordare così

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Pensieri e attesa

Nel silenzio della mattina ho lasciato che i pensieri ritrovassero un po’ d’ordine, tanti cambiamenti così rapidi in questi ultimi giorni, tante scelte da fare velocemente …
Stanotte ho dormito da sola per la prima volta, che poi non è assolutamente vero perché tante volte ho dormito sola: quando per lavoro viaggiavi per il mondo, quando c’erano le battute di caccia, nei tuoi ricoveri in ospedale … ma era diverso, sapevamo la data della partenza e quella del ritorno ed io ero contenta perché tu eri innamorato del tuo lavoro e felice quando eri nel bosco.
Questi ultimi giorni ho dormito di un sonno leggero che registrava ogni respiro più forte, ogni colpo di tosse, ogni lamento, pronta a correre se mi sembrava che qualcosa non andasse bene e vedevo con dolore, anche solo per un piccolo movimento, una smorfia di dolore sul tuo viso.
Io spero, anzi sono convinta, che tu abbia percepito la nostra presenza, le ragazze, i nipoti ed io siamo pronte a proteggerti. Non sappiamo cosa ci riserverà il futuro: i medici, di cui mi fido pienamente, faranno per te tutto il necessario.
Il mio cuore stamani ti ha mandato un messaggio: sappiamo bene la tua sofferenza e quanto tu avessi paura proprio di questo anche se la stai vivendo con una incredibile dignità. Se vuoi resistere metticela tutta, noi ci siamo e ti appoggiamo in pieno, ma se non te la senti lasciati pure andare, noi ti saremo sempre accanto con tutto il nostro amore.

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* Ehi! gattofili, gattari, amanti dei gatti tutti ! I gatti di David Harper a Roma sono luminosi!

Deliziosi questi gattini romani!

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La città di Roma è tutto tranne che estranea all’idea di patria dei gatti.

Sede di colonie antichissime, come quella di Torre Argentina, è anche la metropoli in cui Anna Magnani, gattara nel cuore, ha sfamato i felini che contavano su di lei per la loro sopravvivenza. Proprio di recente, all’attrice romana è stata dedicata un’opera di arte visiva, dipinta sulle scale del Mercato Trionfale.

La nostra capitale non cessa, ancora oggi, di omaggiare i gatti.

E ci regala i murales luminosi felini di Roma.

Questa installazione, si chiama così in gergo dello spettacolo un’opera similare, nasce dal genio di David Harper, artista inglese.

David Harper è parte del team di artisti noto come Luxmuralis – The Projection Art Gallery. La loro specialità è appunto la proiezione di immagini su supporti; oltre agli edifici di Roma, hanno illuminato anche palazzi, musei e persino cattedrali.

I murales luminosi felini di Roma sono un…

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Mare…

Era cominciato con un “vi passo a prendere così si va a bere un caffè vista mare” …

Ma non si voleva una delle baracchine della Terrazza Mascagni da cui si vede sì il mare ma sono sul cemento… doveva essere un posto quasi sul mare…

Perciò ci avviamo verso l’Ardenza: la strada – praticamente il lungomare che porta verso Quercianella e via via verso le altre cittadine marinare della costa livornese – ha solo due corsie ed è trafficata come le vie di una grande città nell’ora di punta. Trovare parcheggio vicino alla spiaggetta che si vuole raggiungere è un’utopia e, se non si ha un colpo di fortuna rarissimo, si rischia di dover fare tanta strada sotto il sole cocente. All’andata questo non è poi un gran danno perché all’arrivo ci si tuffa nell’acqua e ci si rinfresca, ma al ritorno sono dolori!

Bene o male arriviamo nel posto dove va mia figlia Sabina quando esce dal lavoro. C’è una baracchina che si chiama La Vela con i tavoli sotto tendoni e alberi e dove arriva la brezza marina a rinfrescare;

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da lì c’è una breve discesa e ci si trova sul mare… anzi, per essere esatti, praticamente nel mare.

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Basta noleggiare un lettino e lo si può piazzare in una delle piccole vasche che gli scogli formano e stare “a baco” a prendere il sole e contemporaneamente fare il bagno!

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Quando c’è la bassa marea le vasche sono tantissime, con l’alta marea diminuiscono ma in compenso l’acqua è più fresca…

Ci sediamo ad un tavolino. La vista è bellissima, il mare azzurro e calmo ed il cielo quasi dello stesso colore, all’orizzonte navi e cargo alla fonda, un motoscafo, qualche bagnante che si lascia trasportare dal materassino… in fondo in fondo, dove il mare sembra finire, azzurrina e lieve la sagoma della Gorgona…

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E’ quasi l’una ed è passato sia il tempo del caffè che quello dell’aperitivo ma si sta così bene che restiamo a mangiare: polpo e verdure grigliate per Romano, cubi di tonno con avocado per Sabina e Caesar salad per me, piatti ottimi e freschi…

E’ ora di andare ed ho una richiesta: passare a vedere la mitica Amerigo Vespucci che in questi giorni è ormeggiata al porto Mediceo per “farsi ammirare” in attesa di imbarcare i cadetti del 1° anno (il 30 giugno) per iniziare l’addestramento in mare.

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Nessun appellativo è così adatto alla nave che quello di “Signora del mare” perché è veramente stupenda, anche da lontano fa restare a bocca aperta, splende al sole!

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Grazie alla gentilezza del ragazzo che all’ingresso del viale che conduceva alla nave ci ha visti vecchierelli e ci ha fatto avvicinare, anche se fuori orario, ho potuto godere in tutta pace la visione di tanta bellezza.

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Solo il sole che picchiava ferocemente sulle teste mi ha fatto “risvegliare”.

Questa notte, prima di addormentarmi, cercavo di immaginare come deve essere quando naviga a vele spiegate! Le foto non le rendono giustizia!

Quando ero alle elementari la maestra sorrideva sempre perché i miei temi finivano sempre con “e sono tornata a casa stanca ma felice” … beh, questa volta è un finale proprio adatto!

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2 giugno

Ho due ricordi vivissimi di questa giornata: il viso orgoglioso di mia madre che andava votare, per la prima volta nella storia della donna…

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le mattine lunghissime in via dei Fori Imperiali per la sfilata di cui mi interessava solo un momento: quando la strada si liberava ed arrivavano i bersaglieri con la fanfara a passo di corsa…

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Votare oh oh…

Ho “rubato” queste parole ad un amico, Maurizio Lenzi, perchè sono in perfetta sintonia con il mio pensiero e le mie scelte…

Con questa amarezza mi accingo a fare il mio dovere di cittadino e vado a votare cercando un barlume di speranza.
Voterò per chi ha urlato meno, per chi non ha ricette miracolose per sconfiggere la povertà (buffoni), l’illegalità (pavidi) o l’immigrazione (razzisti); per chi non finge di fare opposizione (falsi) e pasteggia nella stessa mangiatoia. 
Non darò un voto di protesta, non mi asterrò e non annullerò la scheda! Non sarà facile, ma voterò con la speranza di aver scelto il meglio possibile per rappresentare la mia visione del mondo.

Spero di esserci riuscita, spero in un futuro migliore…

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