La sedia a dondolo

La sedia a dondolo

 

 

Era una sedia a dondolo di legno, a casa dei nonni, con la spalliera  lavorata – non aveva mai capito che disegno fosse, forse erano solo ghirigori che potevano diventare via via draghi, fate, foreste oscure, onde altissime…. dipendeva dal gioco-sogno – i braccioli terminavano con una specie di ricciolo e così le due mezzelune che le permettevano di dondolare dolcemente…..ed era il posto di osservazione di Faustina.

Di solito era girata verso la finestra, perché al nonno piaceva leggere il giornale alla luce del giorno, dondolandosi lentamente.

Ma quando, al pomeriggio, si riunivano tutti in quella grande casa, la sedia diventava il mondo della piccola… Sì, perché tra le sorelline, i cuginetti e Faustina c’era una bella differenza d’età…. La più piccola dei “grandi” era la sua sorellina Franca e c’erano sei anni fra loro.

Per questo Faustina per un po’ giocava con loro – ma le permettevano di fare solo il cane o lo schiavetto negro (erano i tempi delle colonie italiane…)- poi si stufava e preferiva andarsene sulla sedia ad osservare……

Bastava girarla un po’ e il campo d’osservazione diventava perfetto, un colpo d’occhio sul salotto – dove nonna riuniva figlie, generi e amici – e la terrazza e le camere dove di solito giocavano i “grandi”…

La lasciavano tranquilla perché pensavano che fosse addormentata, ma lei teneva gli occhi appena socchiusi e le orecchie bene aperte pronta a far tesoro di ogni cosa.

I discorsi nel salotto di nonna, tra un tè e un pasticcino le piacevano moltissimo, a meno che non cominciassero a parlare delle spese di casa, dei lavori da fare o di politica.

Di solito però parlavano di musica, di pittura, di architettura (lo zio Ugo che era architetto stava costruendo una nuova chiesa a Roma e teneva tutti al corrente dei lavori e dei contatti che aveva preso con un pittore per gli affreschi delle cappelle)….

La musica era l’argomento che le piaceva di più: veniva aperto il giradischi con mille precauzioni, cercata la puntina giusta – andava scelta più o meno grande a seconda del tipo di musica da ascoltare – applicata al braccino…. e poi una bella girata di manovella (non forzare troppo, mi raccomando! Era la richiesta di nonna che al suo giradischi teneva tantissimo) e la musica partiva….. classica, lirica…. Erano i famosi 78 giri di vinile… quasi tutti della Voce del padrone, con il disegno del canino davanti alla tromba di un fonografo…. Le custodie di carta erano trattate con attenzione…. I dischi si rigavano con facilità… Anche il braccino con quella puntina che sembrava un chiodo d’ottone poteva posarlo sul disco solo mamma che era la più attenta. ….Qualche volta, cullata dalla musica si appisolava davvero, ma più spesso cominciava a viaggiare con la fantasia e inventava favole meravigliose, dove lei era sempre la bellissima principessa a cui però succedevano un’infinità di peripezie prima che il bel principe azzurro venisse a liberarla…

Piano piano aveva imparato tutte le opere liriche più famose e non solo le cantava, ma poteva anche cantare tutte le parti orchestrali ….l’opera completa…

Anche la musica classica le piaceva e aveva le sue preferenze, ma non si ricordava mai né l’autore né il titolo del pezzo.

Il momento più bello però era quando Mamma si metteva al pianoforte (si era diplomata al conservatorio a Napoli) e cantavano le canzoni in voga ….. Questo lo facevano anche a casa, lei, le sorelline e papà – quando tornava abbastanza presto dal lavoro – ed erano momenti magici!

Quando guardava gli altri giocare, invece, le veniva sempre un po’ di rabbia perché sapeva che avrebbe potuto fare anche lei i giochi che facevano loro, ma non la lasciavano mai provare….

Così rimaneva sulla sedia a dondolo, in silenzio, a guardare quei 5 che ne inventavano di tutti i colori…

Solo Caterina, la “tuttofare” di nonna – che era diventata una della famiglia dato che era entrata in casa loro a dodici anni (a Faustina sembrava tanto vecchia… in realtà di anni ne aveva solo 40, ma si sa, per chi ne ha solo cinque c’è un abisso)…

Caterina si sedeva accanto a lei e le raccontava del suo paese in Ciociaria, della sua casa in campagna con tanti animali…le raccontava delle galline, delle uova fresche.. “calde calde quando le levi dalla paglia”, dei coniglietti, della mucca quando allattava il vitellino…

Lei aveva lasciato la sua casa da bambina perché c’era bisogno che lavorasse, era tornata qualche volta dalla sua famiglia, ma si era affezionata talmente alla nonna e a tutti noi che non sentiva neppure il bisogno di tornare a casa!

Allora la fantasia di Faustina si sbizzarriva e lei diventava la bella contadinella  che andava al mercato con la sua ricottina sulla testa…. E cominciava a ridere da sola perché la favola della ricottina le piaceva tanto….

Quando Caterina si allontanava per andare a preparare la merenda Faustina saltava giù dal dondolo e correva dietro a lei per arrivare prima di tutti. Almeno questo privilegio non se lo lasciava scappare!

Caterina preparava sempre per lei qualcosa a sorpresa… “zitta, zitta, questo è solo per te”!.

Faustina prendeva il suo piattino pieno di cose buone e tornava in punta dei piedi alla sua sedia per fare merenda tranquilla e comoda…..

Intanto il salotto si era vuotato, gli amici erano andati via….

Le era toccato sopportare i baci e le carezze di tutti (qualcuno gli era simpatico e accettava volentieri una coccola, ma alcuni non le piacevano… ma mamma le aveva detto che sarebbe stato maleducato scansarsi e per la sua mamma Faustina avrebbe accettato qualsiasi “sacrificio”!

Anche loro dovevano tornare a casa anche se il sogno non era ancora finito…. “Faustina, apri gli occhi o finirai per sbattere contro qualche lampione!”.

Eh, sì… bisognava rimandare al giorno dopo!!!!

 

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