L’uovo di Pasqua

 

L’uovo di Pasqua

   

C’era una volta un ovetto di cioccolata.

 Non era tanto grande e nemmeno di una marca famosa. Era di  cioccolata al latte, abbastanza sottile: solo dove le due metà vengono incollate c’era più spessore perché qualche goccia di cioccolato era rimasta a formare un’isoletta  un po’ sollevata.

 Il nostro ovetto, però, era contento lo stesso perché si sentiva bello: era rivestito di una bella cartina argentata ed era chiuso in un foglio di cellophan tutto colorato e scricchiolante ad ogni movimento… si sarebbe sentito da lontano se qualcuno avesse cercato di aprirlo di nascosto.

 L’ovetto era nella cucina di una casa, dove abitavano una bambina con i suoi genitori: non c’era una particolare ricchezza, ma c’era tanto affetto.

 Alla bambina i genitori avevano detto di non aprire l’uovo fino a Pasqua e la bambina obbediva anche se ogni volta che passava in cucina le veniva l’acquolina in bocca e avrebbe voluto assaggiarne anche un pezzettino piccolo piccolo. Inoltre, ogni volta che passava lo scuoteva un po’ per sentire se c’era la sorpresa, ma non si sentiva quasi niente. Matilde (così si chiamava la bambina) resisteva, e poi mancavano così pochi giorni!

 Di notte – per non farsi vedere – l’ovetto provava anche lui a scuotersi per essere sicuro di avere dentro di sé una sorpresa, una bella sorpresa, ma il suono che veniva era davvero leggero – bisognava stare attenti per sentirlo!

L’ovetto era addolorato: quella bella bambina le piaceva, era brava, ubbidiente e gentile con tutti e lui avrebbe voluto avere una sorpresa meravigliosa per premiarla, ma si rendeva conto che in un ovetto piccolo e semplice come lui non ci poteva essere che qualcosa di piccolo e inutile…..

 Arrivò Pasqua e, finito il pranzo, la mamma prese l’ovetto e lo dette alla sua bimba.

 Matilde slegò con attenzione il nastrino rosa e cominciò a levare la carta che lo avvolgeva.

 La spianò con la mano  per vedere il disegno.

 La carta ebbe un fruscio che sembrò una musica: era bella così aperta, sembrava un prato pieno di fiori.

 Poi  Matilde levò la carta d’argento, piano piano per non romperla: la piegò con cura finchè non divenne una striscina sottile e se ne fece un anellino.

 Uscì fuori l’ovetto: si vergognava un po’ per essere così nudo e perché aveva paura che la bimba sarebbe rimasta male nel trovare una sorpresa così piccola: si sa bene – anche nel mondo degli ovetti – che il bello delle uova di Pasqua è soprattutto la sorpresa.

 Ecco, ci siamo: la bimba prende un coltellino e con la punta divide delicatamente le due metà.

Dentro c’è un pacchettino minuscolo, di carta velina bianca.

 Matilde apre piano il pacchetto e fa un salto di gioia. Nel pacchetto c’è un ciondolino di corallo, un cuoricino rosso come il fuoco.

 La mamma glielo mette subito alla catenina che ha al collo e Matilde si va a guardare felice allo specchio.

 Poi assaggia il  cioccolato dell’ovetto… “mamma, si è un po’ sciolto!. ….. Sarà stato il caldo delle mie mani?” L’ovetto ride piano…. A lui si è sciolto il cuore per la gioia!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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