letto su L’Avvenire

MANDATI ASSOLTI GLI STUPRATORI DI UNA BAMBINA
  Chi difenderà gli innocenti se si confonde il bene col male?

 CARLO CARDIA

 L
a globalizzazione e la multiculturalità possono avvicinare gli uomini, diffondendo valori comuni. Ma possono anche dividerli definitivamente scavando un abisso tra le persone, nel quale a perdersi sono soltanto gli innocenti. Quasi seguendo la logica di alcune sentenze di Roma e di Berlino, un tribunale australiano ha mandato assolti tre uomini e sei ragazzi che avevano commesso stupro di gruppo su una bambina di dieci anni. Per il giudice Sarah Bradley i responsabili di una colpa così grave possono non averla percepita come reato, perché la violenza sessuale è diffusa nelle aree indigene.
  Dietro questa mostruosità sta tutta una politica di isolamento degli indigeni che, sulla base di una malintesa difesa dell’identità culturale, sono lasciati vivere secondo i propri costumi, mentre ogni applicazione delle leggi dei bianchi viene interpretata come una imposizione. E d’altronde, la bambina in questione era stata affidata ad una famiglia non indigena, ma il Dipartimento competente aveva decretato che in questo modo si rubava la sua identità. A pagare il prezzo più alto di questa ideologia relativista è la bambina, alla quale la legge dei bianchi e le violenze degli indigeni hanno rubato la speranza, la speranza del proprio futuro, di divenire e realizzarsi come donna.
  Nessuno saprà mai spiegarle che se i colpevoli della violenza non vengono puniti allora lei non ha subito alcuna violenza, non è neanche una vittima, e non può chiedere nulla. Deve rimanere sola con se stessa, con un male che i giudici e la legge non hanno voluto vedere né giudicare. Una solitudine infinita alla quale non c’è rimedio perché nessuno può consolarla. Un prezzo viene pagato anche dai violentatori ai quali la legge ha ridato la libertà, e dunque non avranno motivo di riflettere su ciò che hanno fatto, e che potrebbero fare di nuovo con il conforto di un giudice che li dichiarati non colpevoli. Ma il prezzo più alto, in termini di degrado etico e civile, lo paga la nostra coscienza che da tempo sta entrando in una notte oscura dove il male si confonde con il bene, dove si cancellano i concetti di castigo e di rieducazione, perché tutti sono da considerarsi innocenti, le vittime come i loro carnefici. Il multiculturalismo corre il rischio di diventare un
passepartout
  con il quale si torna indietro nella storia e nella costruzione della società. A volte il concetto stesso di morale è ripudiato come offensivo, e sostituito con quello di cultura, quasi che la strutturazione etica della persona sia il frutto di un autoritarismo da respingere, il retaggio di un passato da negare.
  Ma con questa logica il problema nuovo che si pone sarà presto un altro: chi darà voce alle vittime se non sappiamo più distinguere il bene dal male?
  Chi difenderà gli innocenti se viene meno ogni capacità di giudicare e di educare? Le sentenze di Roma, Berlino, e d’Australia, sono la punta di un iceberg sul quale stiamo senza esserne consapevoli. Sono messaggi che sembrano dire una cosa sola, e terribile: vittime di tutto il mondo da oggi siete sole, e da sole dovere difendervi, se ci riuscite. Noi non possiamo fare nulla. Questo messaggio lo si sta mandando a chi è vittima della fede in tanti Paesi che non rispettano la libertà religiosa, a chi subisce i pesi del clan o della tradizione di appartenenza perché l’Occidente non può proporre null’altro che l’identità culturale di ciascuno, a chi è vittima della violenza del branco perché a quanto pare (così dice un giudice d’Australia) esiste anche una cultura del branco di cui aspettiamo l’evoluzione, senza troppo crederci. Se la globalizzazione avesse un significato umano autentico, essa dovrebbe provocare le nostre urla tutte le volte che vittime innocenti come la bambina d’Australia subiscono il male e la violenza peggiore sotto gli occhi intorpiditi di molti di noi. Queste vittime escono ancor più mortificate da giudizi e sentenze che sono in conflitto con tutta la nostra tradizione umanistica e cristiana, che ci fanno vergognare e ci condannano, senza possibilità di appello.

Io non ho più parole…… e – ancora peggio – il giudice è una donna!

  1. io vedo solo violenza.ovunque.se non è violenza comunque sono sempre comportamenti sporchi,chi ruba,chi fa il furbo chi è cafone e tutti fieri di farlo.tanto che la tv e i giornali gli danno spazio,li fotografano,li giustificano…allora un bambino che nasce con questi "valori"…applicherà a sua volta questi comportamenti.capirà che i genitori si possonno accoltellare se rompono,che ci si puo prostituire per pagarsi dei vestiti firmati,che una riga di cocaina fa alla moda…

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  2. Mi associo al pensiero di Ambra, se i valori hanno perso di significato e il mondo è diventato un caos, molte sono le responsabilita’ di chi educa, la famiglia, la scuola, l’ambiente. Gli atteggiamenti vengono presi a modello dai ragazzi , quando il male viene fatto passare come normalita’, fare male diventera’ normale. C’è anche una predisposizione suppongo…un inclinazione a determinati atteggiamenti comportamentali, ma se vieni curato come una rosa è difficile che ti trasformerai in ortica, è vero anche che se nasci ortica e ti curano come una rosa, abbellita magari meno selvatica ma sempre ortica resti.Mi chiedo spesso se sono i giudici che interpretano male la legge o se è la legge a dover essere modificata. Ma siccome la legge non si puo’ interpretare, ma solo applicare, probabilmente molte delle leggi esistenti andrebbero rivedute. Senza arrivare in australia , guardiamo qui in Italia, le vittime spesso sono vittime 2 volte. La prima per gli abusi o le violenze subite, la seconda perchè non viene resa loro giustizia. Gli assassini  spesso, tra le attenuanti e le riduzioni della pena soggiornano(grazie ai contribuenti) negli hotel dello stato non piu’ di 3 o 4 anni . Credo proprio che ci siano molte cose da rivedere perchè la giustizia possa ancora definirsi tale. Anzichè progredire si torna indietro, abbiamo creato delle societa’ simili al vecchio west o ai paesi che indichiamo come civilmente arretrati, sono sempre i deboli a pagarne le spese ,perchè n nemmeno la giustizia li tutela o li difende.

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  3. Siamo troppo garantisti. Non so perchè negli ultimi anni la legge e la giustizia si è così afflosciata. Le pene non sono per niente certe… applicano SEMPRE le attenuanti generiche (attenuanti generiche??? E che c…o significa???)… e se poi si dice: il colpevole ha agito sotto l’effetto di sostanze stupefacenti allora… va tutto bene!!! Il soggetto non era in se… era drogato!!! TROPPO FACILE!!!
    C’è troppo garantismo. Io mi sono sempre sforzata nella mia vita di essere una persona corretta e rispettosa… sono onesta, non rubo, non truffo, cerco di non fare del male a nessuno… Eppure mi sento alla mercè di un’orda di delinquenti di tutti i tipi che fanno quello che vogliono tanto sanno che male che vada… forse otto, nove, dieci anni… nei casi peggiori!!! Nessuno mi tutela eppure i delinquentio hanno mille tutele…
    Scusate se mi inalbero, ma quello che ha scritto Fausta mi ha fatto proprio girare le scatole…
    Certo la famiglia, la società, l’educazione… tutto vero!!!
    Ma cominciamo con l’applicare la legge, facciamo fare agli stupratori, agli assassini, ai delinquenti un po’ di carcere vero… e poi ne riparliamo. Dove le formiche trovano uno spiraglio si infilano… e poi voglio vedere come le cacci via!!!!
    Un abbraccio
    Francesca

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