I tre gatti

 

GLI ANIMALI CI INSEGNANO

(se abbiamo voglia di “capire”)

 

 

Domenica 22 giugno scorso è morto Fedro, l’esserino meraviglioso con cui ho avuto un legame incredibile. Dal primo sguardo è scattato un feeling che a lui ha portato coccole – ogni volta che ci incontravamo (poche purtroppo) – e a me tanti spunti di riflessione. Fedro era il secondo dei tre gatti della mia amica, e da lei e da loro ho imparato tanto…

Per ricordare quella triade deliziosa ho chiesto alla mia amica di scrivere di loro e questo è il suo poetico racconto….

 

 

fedro2 (1)

 

 

“La mia avventura con gli amici felini è iniziata nel 1986. Prima di allora avevo conosciuto, da bambina, la compagnia di pesciolini rossi, tartarughine acquatiche e uccellini in gabbia. Devo dire che queste creaturine hanno portato gioia alla mia vita e a tutti mi sento grata, ma la convivenza con Cassandra, Fedro e Utopia mi ha veramente riempita di gratitudine, ed è in nome di questo sentimento che scrivo queste parole.

 

Cassandra era una gatta bianca e nera, elegante quanto buona. Suggeriva nei modi, il comportamento di una padrona di casa affabile ed ospitale. Questa caratteristica si è trasformata con l’età, Cassandra è vissuta fino al 2 febbraio 2006, in un atteggiamento da nume tutelare della casa, da saggia guardiana di un convento, da mia protettrice.

Vivere insieme è stata una continua espressione di affetto, talvolta di gelosia nei confronti di persone che manifestamente non le risultavano simpatiche.

Quando ha lasciato questo mondo, ricordo chiaramente il mio primo pensiero: questa dignitosa creatura mi ha dedicato tutta la sua vita e, per analogia, mi è tornata alla memoria del cuore la mia mamma.

 

Quando Cassandra aveva già qualche anno, ho incontrato Fedro, un gattino tutto nero con due fantastici occhi verdi ed una piccola macchia bianca sul pancino: è stato amore a prima vista e dopo una notte trascorsa sulla sedia a sdraio – per non disturbare il “babbo” nel letto – ad ascoltare le sue fusa sul mio cuore, tanto rumorose da fargli meritare il soprannome di “motorino” da mia sorella, il piccolino è entrato a far parte della famiglia.

Ricordo quanto ero orgogliosa di Cassandra che accettò con molta grazia il nuovo arrivato, capace di estendere anche a lui quella protezione di cui lei era capace e di cui lui aveva certo bisogno.

La pelliccina di Fedro e il mucchietto di ossa che, dopo quattro anni di malattia era diventato, riposano in un bellissimo orto a Sambuca Pistoiese, sull’altro versante dell’Appennino da cui proveniva.

Cosa sia stato vivere con questo gatto meriterebbe un lungo racconto e non riuscirei a rendergli merito perché quello che è stata questa esperienza si vede soprattutto nella mia vita, in quello che sono diventata: Fedrino è stato un maestro di vita. Mi ha insegnato a godere dei tanti piccoli piaceri che la vita offre anche nelle sue forme più modeste e quotidiane.

Fedro apprezzava sempre il cibo che gli veniva offerto con le sue sonore fusa; gradiva partecipare al pasto degli umani richiedendo piccoli assaggi; appena avvicinavi il naso al suo partiva il motorino e se le sere d’estate non c’era di meglio da fare che guardare il cielo e il volo degli uccelli da un appartamento di città, lui stirandosi tutto di piacere e azionando fusa lunghissime che accompagnavano l’ascolto della musica – per la quale aveva, come pure Cassandra,  visibili preferenze – invitava ad apprezzare la bellezza del momento riempiendolo di serenità.

E quando il caldo delle notti estive diveniva insopportabile e cercavi un po’ d’aria aprendo le finestre della veranda, quell’esserino fatato ti era accanto sulla panchina in un batter d’occhio e ti invitava a guardare in alto verso le stelle e la luna e, forse, anche oltre…

Non sono stati pochi i veli di luna che abbiamo guardato scomporsi e ricomporsi in cielo, felici, proprio felici di essere insieme!

La sua presenza rendeva bello come non mai il quartiere di Novoli, dove abito, e mi rendeva vicine le vite delle tante persone che, come noi, ci vivono e le sere d’estate cercano, fino a tardi, respiro sotto gli alberi del giardino pubblico che sta davanti a casa.

E Natale…..  quanto ancora potrei continuare ricordando Cassandra,

Fedro e Utopia!

E sì, perché c’è stata Utopia, una gattina tigrata con un mantellino mirabilmente disegnato tanto da renderla, senza dubbio, la più elegante dei tre.

Utopia, che ci ha lasciato il 13 ottobre dello scorso anno, è stata raccolta da mia nipote, allora poco più di una bambina – e da me in una discarica al ritorno da una visita al canile dove eravamo andate, fra l’altro, pensando all’eventualità di adottare un canino o di dare disponibilità all’aiuto.

Utopia ci chiamò con un pianto insistente e disperato espresso con una lunga sconsolata UUUUUUUUUUU…..

Da cui il suo nome: come la chiamiamo? U…U…U…UTOPIA, che poi era un modo con cui venivo spesso chiamata io a causa delle mie idee.

La piccolina, diventata la protetta di Cassandra e la compagna di giochi di Fedro, nei confronti degli umani, me compresa, ha dimostrato sempre paura o almeno un certo disagio che esprimeva facendo frequentemente la pipì fuori della lettiera; questo suo problema, che non sono riuscita a risolvere nonostante l’aiuto dei mie amici veterinari, mi ha insegnato la pazienza che un affetto comporta: mi era stato sconsigliato di sgridarla o punirla ma già, d’istinto, osservandola, mi veniva spontaneo ripulire semplicemente anche se certo mi faceva fatica e non era piacevole.

Ricordo bene che il problema maggiore era quello di non riuscire ad aiutarla ed è stato questo il motivo che ha accompagnato il nostro rapporto fino alla fine (almeno in questo mondo): Utopia infatti si era ammalata e i suoi modi riservati non mi hanno fatto capire in tempo quanto gravemente. Se ne è andata senza dare “alcun disturbo”. Ricordo anzi che gli ultimi giorni era diventata più socievole e ricercava la mia vicinanza e quella del sole accucciandosi negli angoli più caldi della casa.

La gioia data da Utopia era nella sua aggraziatissima figurina, che ho cercato di preservarle tra ingrassamenti e dimagrimenti eccessivi, in quel suo esserci come se venisse da un mondo lontano, un mondo di utopia, appunto, con cui i rapporti erano rari ma non certo poco intensi e comunque preziosi come una concessione offerta alla fiducia negli umani.

Un’ultima soddisfazione me l’ha regalata quando, riportata a casa dalla veterinaria dopo l’intervento, alla mia voce che la chiamava ha risposto alzando, con tanto sforzo, la testina che non ha più sollevato. Mi ha riconosciuta e mi sono sentita perdonata di non essere riuscita a capirla e ad aiutarla meglio

Utopia mi ha ricordato con la sua vita quel limite che è tanto difficile accettare: tu puoi fare per me quello che ti permetto di fare.

Mi ha ricordato ogni giorno quel rispetto che si deve a tutto ciò che si capisce e, ancor più , a ciò che non si capisce.

Altrochè sgridarla, come sostenevano alcuni! Mi stava insegnando l’umiltà e il rispetto per gli altri che è, poi, rispetto di sé.

 

Sono solo pochi, pochissimi, ricordi dei tanti che conservo nel cuore ma la convivenza con questi gattini comprende ancora di più, in ciò che di meglio sono diventata rispetto a prima di incontrarli.

 

Pensando a loro non posso non ricordare le persone belle che mi hanno fatto incontrare, i momenti ed i pensieri che su o per loro ho scambiato con altri umani e le gioie che la loro presenza mi ha fatto condividere con persone a cui voglio bene e che a loro hanno voluto e vogliono bene".

 

 

Una risposta

  1. Immagino Fausta,il dolore della tua amica.Gli animali diventano membri della famiglia,sanno stare vicino,danno tanta compagnia. Si dimostrano amici senza condizioni e piu’ delle persone, sanno essere fedeli all’amicizia che li lega all’essere umano. Questa storia d’amicizia che racconta la tua amica, tocca il cuore, deve essere veramente una persona speciale.Affettuosamente Sandra

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