ricordi

 

RICORDI

 

 

Questo caldo mi fa restare spesso la sera, quando finalmente c’è un po’ d’aria, sulla poltroncina che c’è sul balcone. E’ buio, purtroppo non si vede nessuna stella, ma c’è abbastanza silenzio. E allora via con i ricordi…

Stanotte ho portato la radio per avere un po’ di musica di sottofondo e i ricordi sono presto venuti a galla, così, senza ordine, liberi ….

Io credo di essere cresciuta ascoltando musica, qualsiasi genere di musica.

Mamma aveva sempre la radio accesa, un sottofondo musicale alle faccende domestiche, forse per ripagarsi degli anni della guerra passati al buio, con le candele e il “lumino della misericordia” che si accendeva quando c’erano da fare i compiti e mamma cuciva per noi.

La luce arrivava solo a turni, una o due ore, per lo più in orari impossibili; allora veniva accesa la radio per ascoltare i notiziari.

La musica la facevamo noi: mamma si metteva al pianoforte e accompagnava i nostri canti. Cantavamo di tutto, dall’opera alle canzonette. Tutto serviva per allentare la tensione e la paura.

Poi le domeniche c’era il meraviglioso grammofono di nonna, a manovella, con le puntine dorate da maneggiare con cura perché con tanta facilità rigavano i 78 giri di vinile.

Io ascoltavo dalla sedia a dondolo, incantata.

Poi finalmente, a sei anni, il teatro dell’opera.

Mi portarono a vedere Hansel e Gretel di Humperdink: Da allora la mia passione non è più smessa.

La radio, negli anni ancora difficili del dopoguerra, ci teneva compagnia, dalle opere ai concerti, alle commedie e a qualche programma di varietà. La musica soprattutto ha fatto da colonna sonora a agli avvenimenti piccoli e grandi della vita.

Le poesie imparate adattandole a brani d’opera, le prime feste da ballo, con il pavimento cosparso di borotalco per “scivolare” meglio….

Per esempio – oltre alla bellezza del brano – mi commuove sempre l’ascolto dell’intermezzo della Cavalleria Rusticana, perché era il brano di apertura dei collegamenti di “Sorella Radio”, una trasmissione che andava in onda durante le terribili alluvioni del Polesine.

Aggiornava sugli avvenimenti e sulle raccolte che venivano fatte – denaro, cibi, vestiario, ognuno contribuiva come poteva. Si percepiva il dolore di chi aveva perduto tutto e il grande cuore di tanta gente che divideva il poco che c’era con chi stava peggio. Forse non era tutto rose e fiori, ma le mie sensazioni di bambina erano quelle.

 

Al teatro dell’opera andavamo la domenica pomeriggio: Per prendere i biglietti ci ritrovavamo sotto il porticato del teatro il giovedì sera, all’uscita della “prima”.

Venivano distribuiti dei bigliettini numerati scritti a mano.

Passavamo tutta la note fuori del teatro, ma non c’era modo di annoiarsi perché i frequentatori della galleria (come noi) erano tutti melomani e non era strano che si cantasse tutti insieme, o si facesse un po’ di “gossip” sui cantanti.

Poi alle 7 del mattino veniva dato il biglietto timbrato dal teatro e potevamo andare a casa… di corsa per la scuola!

Era mamma che alle 10, all’apertura della biglietteria, andava a comperarli.

Quando si spegnevano le luci c’era un momento – prima che entrasse il direttore d’orchestra – di un silenzio impressionante… sembrava quasi che il teatro stesso trattenesse il respiro per lasciare spazio soltanto alla musica!

Era la stagione meravigliosa della Tebaldi e della Callas, di Di Stefano e Del Monaco…

Mentre frequentavo le scuole medie venne una insegnante di musica per collaborare con i professori dando lezioni di pianoforte.

Innamorata dell’arte di mamma ho voluto provare anche io, ma mi sono stancata quasi subito.

Io mi divertivo a suonare ad orecchio e le lezioni di solfeggio e i primi esercizi (i martelletti….li odiavo!) mi levavano il gusto della musica… io volevo suonare e basta.

Per orgoglio andai avanti  tutto l’anno ed ho fatto bene: non sono diventata una pianista, ma ho imparato a “leggere” la musica ed a capirla.

All’inizio delle superiori ogni anno venivano dall’A:GI:MUS a portare le tessere: per partecipare alle conversazioni e ai concerti (compreso l’ingresso gratuito alla prova generale dei concerti).

Le conversazioni, praticamente lezioni di storia musicale e comprensione dei brani, si svolgevano all’auditorium della Rai che allora era al Foro Italico.

Il primo anno questi incontri vennero tenuti da un musicista giovane, di una simpatia unica. Era chiaro, coinvolgente, anche divertente; riusciva a far capire ed amare la musica a tutti.

Dove non arrivava con le parole si aiutava col suo magico strumento: un flauto traverso. Si chiamava Severino Gazzelloni.

Mi commuove anche solo il ricordo!

Qualche anno fa ho regalato i miei dischi di vinile – con un po’ di dispiacere – ma li ho messi in mani buone.

Ora i CD sostituiscono anche le cassette.

Ma lo stereo rimane spesso spento.

Col passare del tempo mi sono resa conto che se non si apprezza il silenzio non si riesce a godere appieno della musica.

Ora che tutta la vita- anche quella dei più piccoli – si svolge a ritmi frenetici, vorrei tanto che tutti avessero la possibilità di trovare dentro di sé quegli spazi di pace che la musica è capace di dare.

 

rigo musicale

 

 

  1. Stupenda questa pagina di ricordi, quelli che attanagliano il cuore, nel bene e nel male, ma ci appartengono perche’ li abbiamo vissuti. Che belle sensazioni danno! Rivivere quasi ogni attimo di quello che e’ stato…semplicemente sublime. Voglio sperare che il tuo pensiero in merito ai giovani frenetici si possa realizzare, ma ho grossi dubbi, il silenzio non tutti lo sanno apprezzare, specie i giovani! Restiamo noi, donne di altro tempo, ad ascoltarlo e viverlo con la stessa passione di gioventu’! Un abbraccio!

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  2. Sono rimasta incantata a leggere la tua storia e assieme a te ho ripercorso i miei momenti di vita in musica, la musica mi ha accompagnato nel corso della vita, potrei dire di avere una colonna sonora per ogni evento. Poi il vinile cmq ha un fascino che i cd se lo possono scordare, ricordo la cura che si aveva nel maneggiare ogni disco e il puntuale attimo di nervoso quando la puntina saltava  incontrando un granello di polvere o un graffio…e ancora quei giradischi antichi e per i piu piccini i mangiadischi…che bello!!! Grazie Fausta per avermi evocato tanti ricordi…ti abbraccio con affetto
     

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  3. ciao Fausta già all’alba arrivo a te per ringraziarti per avermi portato nei ricordi sempre vivi della musica,anche per me lei è sempre stata una simbiosi di piacere,bello molto bello ciò che hai scritto fà sempre bene leggere e condividere emozioni semplici ma che danno sempre quell’entusiasmo musicale che vive in noi.
      Sereno ferragosto un affettuoso bacio
                            Massimo.

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  4. Il flauto magico di Severino Gazzelloni…  mi piaceva  ascoltarlo… (se non sbaglio devo avere qualche suo LP ancora!)
    il suo grande merito è stato quello di aver saputo divulgare la musica classica presso un pubblico che non frequentava come te il teatro…
    Una buona giornata
    Qui, in Sicilia è molto caldo… si preannuncia una giornata di fuoco

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  5. cara amica, ho letto tutto in religioso silenzio sai? hai quasi i miei stessi ricordi, sorella radio! quanto tempo è passato! e la voce di" sorella radio"? la ricordi? io si, ma non ne ricordo il nome, è possibile che sia stata Chiara Lubic? non so, non ricordo bene, e tu la ricordi cara? e Maria Luisa Boncompagni la cui voce ci ha tenuto compagnia con i suoi annunci alla radio per tanti tanti anni?
    e la voce bellissima che la domenica pomeriggio diceva: la Stock di trieste vi invita ad ascoltare Tutto il calcio minuto per minuto!
    e alla fine diceva: se la squadra del vostro cuore ha vinto, brindate con stock, se ha perso consolatevi con stock!
    madonna mia quanti ricordi che mi hai fatto tornare alla mente, assieme ad un nodo alla gola, tante sono le emozioni che sono arrivate, e la musica è qualcosa che amo tanto anch’io, tutta la bella musica, dall’opera, operetta e leggera, tutta purche’ musica.
    va bene cara, mi accorgo che come al solito sono una chiacchierona, se attacco non smetto più, ti lascio un bacio e una buona notte cara nonnatuttua

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  6. La tua vita è come un racconto che coinvolge.Nel leggerti ti immagino
    seduta sul balcone a contemplare la sera fiorentina tra il profumo dei
    tanti tuoi fiori e la stanchezza della giornata.Credo che nel lasciare
    andare la mente ai ricordi si cerca di mettere a fuoco il proprio
    vissuto, per non dimenticare chi siamo, per non perdere di vista le
    nostre radici e chi di loro ha saputo averne cura.Ora comprendo il tuo
    grande amore per la musica ,la tua sensibilita’ speciale,la tua
    capacita’ di ascolto.La tua vita è  scritta e riletta come uno spartito
    che  rivela la compostezza e l’entusiasmo.Note bellissime nel silenzio
    di una sera senza stelle.

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  7. Che bello tornare e leggerti fausta..i tuoi ricordi anche se diversi per epoca dai miei sono molto simili..la musica è sempre stata la mia colonna sonora…sono cresciuta con la musica…che usciva da una radio,che proveniva dalle altre stanze dove i miei fratelli si esercitavano sugli strumenti,la musica di una sala prove dove io da piccolina ho cercato di imparare il balletto classico…tutt ora la musica è capace piu di mille altre cose di ricordarmi un momento,un amore,un emozione,un dolore..quelle capacità di chiudere mille emozioni in uno spartito…e la gioia di saperlo leggere…grazie fausta…

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  8. Assurdo dirlo, per una chiacchierona come me, ma sono senza parole Fausta… la semplicità e l’intensità dei tuoi ricordi offrono uno spaccato di una vita così lontana da quella che conosco io che mi pare di vedere un film. Sarà che poi ti sto leggendo mentre in tv danno "Il mandolino  del Capitano Corelli", che in qualche modo mi cala nell’atmosfera guerrigliera e, al contempo, nella voglia di vivere che c’era, sempre e comunque, in quei momenti così difficili e delicati… sta di fatto che io non sono cresciuta con alcuno dei miei nonni, non ho patito i loro rimbrotti ma non ho nemmeno goduto dei loro ricordi e sentire te è colmare in parte questa lacuna.
    Un bacio… sonoro, per rimanere in tema (.^__-)  

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