riciclaggio

 

L’ARTE DEL RICICLAGGIO

 

 

In cucina ci sono due cose che mi piacciono particolarmente, l’invenzione e l’arte del riciclaggio.

Il punto di partenza è sempre lo stesso, l’apertura del frigorifero.

Il passo successivo può andare in due direzioni: se c’è qualche avanzo bisogna trovare il modo di utilizzarlo, se non c’è niente di particolare bisogna inventare qualcosa che possa stuzzicare l’appetito che, con questo caldo, lascia a desiderare…. Ma non si può bere solamente!

Tra quello che c’è in frigo e quello che c’è in dispensa si può sempre creare qualcosa di leggero e gradevole.

Questa mattina in frigo c’era un  pezzo di polpettone: avrei dovuto scaldarlo, almeno un po’, e figurati se il marito l’avrebbe mangiato! Sarebbe restato lì un’altra volta.

Così l’ho tagliato a fettine e l’ho messo sulla piastra del forno.

Ho tagliato il parmigiano a scagliette sottilissime e le ho messe su ogni fettina a formare un monticello ed ho passato le  fettine sotto il grill fino a che il formaggio non ha fatto una bella crosticina.

Il tutto abbastanza presto da permettere a questo nuovo genere di  crostini di raffreddarsi.

Mio marito mi ha detto che erano buonissimi….infatti non sono riuscita neppure ad assaggiarli!!!

 

 

riciclo

 

 

Dopo questi, che sarebbero stato un po’ poco come pranzo, le Freselle: non è un piatto tipico toscano ma è un ottimo sostituto della panzanella!!

 

 

friselle

 

 

 

Buono!

 

 

 

HIROSHIMA

 

HIROSHIMA

 

200px-Cenotaph_Hiroshima

 

 

Il mattino del 6 agosto 1945, l’Aeronautica militare statunitense lanciò la bomba atomica "Little Boy" sulla città giapponese di Hiroshima, seguita tre giorni dopo dal lancio dell’ordigno "Fat Man" su Nagasaki. Il numero di vittime dirette è stimato da 100.000 a 200.000, la maggior parte delle quali civili. Per la gravità dei danni diretti ed indiretti, e del fatto che si è trattato del primo utilizzo in guerra di tale arma, l’attacco atomico viene considerato fra gli episodi bellici più significativi dell’intera storia dell’umanità.

 

 

ALVARO VALENTINI ha scritto questa poesia cercando di mettersi nei panni del pilota dell’Enola Gay.

 

 

LITTLE BOY

 

Io braccato, io internato, io vigilato.
Mi dicono: «Hiroshima è lontanissima,
non è qui, non temere. E prova a credere
che al tuo posto poteva starci un altro…
Ma quell’altro dirà che ha avuto l’ordine
a cui obbedire: lui ha obbedito. Il fatto
non lo riguarda.
«è un capo che decide ».

Quindi né tu, né tu, né tu sapete
niente. Quindi non toccano i rimorsi
né a voi né a me; ma al capo, al capo… E il capo
dirà che lui non è nessuno, è solo
la somma di noi tutti. Ed io vi chiedo:
«Anche tu mi hai mandato ad Hiroshima?»

Sì, comprendo. «Era un atto indispensabile»,
mi ripetete. Allora, mi hai mandato
anche tu ad Hiroshima?
Ma voi dite
che di questo non vale più discutere…

E di che vuoi discutere? di vita
e di morte, di amore e di rancore,
di guerra e pace. Non c’è altro. Io sono
Eatherly perché sento dentro l’ossa
quel fuoco, ho nelle palpebre quel lampo.
E perché sono solo. Se quel lancio
fosse ancora da compiere, oseresti
dirmi « va! » o « non andare! »? — Ma la voce
del capo giù per fili oscuri scende
da un microfono a noi; dice che occorre
colpire alberi cielo acque germogli,
mutare il sangue in fuoco, il pane in zolfo,
cancellare un paese… Voi tremate,
voi che non siete gli angeli insultati
a Sodoma e Gomorra, voi sperate
che sopra me ricada la missione.

«Non importa chi va, purché uno vada
ad Hiroshima!»
Ma posso io ignorare
Hiroshima, i suoi fiori alle finestre,
le lanterne, le stuoie colorate
ed i bambini?
Sono solo.
C’è
qualcuno che mi dica «non andare!»?
Qualcuno, almeno, che al ritorno chieda
perdono a me che vengo da Hiroshima
col suo teschio negli occhi, con la luce
che strugge la meteora d’Hiroshima?

Maledetto il sereno. Il capo non
mi conosce.
O non vuole.
Ed io chi sono?

– – – – – – – – – – –

 

Le parole più ricorrenti quando si ricorda questo terribile avvenimento sono “Mai più”.

Sì, mai più ad una strage come quella della la bomba atomica

Ma urliamo il nostro “mai più” anche ai genocidi, alle esecuzioni, alle stragi, alle guerre, ai lutti che ancora adesso vengono perpetrati contro popoli inermi e pacifici, contro popolazioni che hanno solo il torto di avere nei propri territori tesori che i “popoli ricchi” vogliono per sé.

 

batik

 

IL BATIK

 

 

Un altro sistema per disegnare i tessuti –oltre al bogolan – è il batik.

In Africa la lavorazione viene fatta su tessuti abbastanza consistenti, principalmente dalle donne.

 

 

donne al lavoro

 

 

 

Alcuni di questi lavori, che vedete  acquistati dai volontari di Bambini nel Deserto, saranno venduti nei coloratissimi “banchetti” (come quello che ho visto alla manifestazione Terra Futura a Firenze), per finanziare le opere che vengono effettuate in Africa.

Sono veramente belli e pieni di fantasia.

 

acquisto%20batik

 

Ma soprattutto con questi lavori le donne riescono a migliorare le condizioni di vita della loro famiglia e dell’intero loro villaggio. La realizzazione di questi begli oggetti – che possono essere venduti ai mercati vicini – permette alle donne di acquistare scorte alimentari e, a volte, anche animali. Inoltre queste attività servono all’emancipazione della donna che spesso lotta ancora contro l’esclusione sociale.

 

E’ una lavorazione abbastanza complicata, che richiede abilità ed attenzione.

Eccola:

 

 

www.migliorarsi.it/batik.pdf

 

 

 

Medianera

 

FOTO CON DEDICA

 

 

aquilone

 

 

Questa foto mi è stata mandata dal parroco (che poi è mio nipote) della parrocchia di Medianera, in uno dei quartieri più poveri di Salta, in Argentina.

Mi ha suscitato tante riflessioni…

I bambini hanno fatto alcuni aquiloni con dei sacchetti carta ed ora si divertono a farli volare.

Basta guardare le “case” per rendersi conto della condizione in cui vivono.

Eppure non c’è foto in cui non si vedono visi sorridenti, persone che si aiutano,  un gran senso di fraternità., anche a dispetto del freddo, del cibo che spesso scarseggia, della fatica di vivere dove manca quasi tutto…..

 

insieme al lavoro

 

 

 Ecco il perché della dedica.

 

aquilone2

 

Questa foto con un piccolo aquilone che si alza verso il cielo, la dedico agli adulti che hanno perso la speranza, a quelli che devono avere tutto, dagli ultimi modelli di televisione, al computer, alla macchinona, ecc.

e poi sono sempre i primi a lamentarsi e a criticare…

 

E la dedico a tutti quei bambini che se non hanno la play station sono infelici. A quei bambini che – spesso non per colpa loro – non sanno più giocare avendo come solo “giocattolo” la fantasia……..

 

La gioia non va di pari passo con le cose che possediamo,  ma con quelle che portiamo nel cuore…