Irpinia

 

Qualcosa da ricordare

23 novembre 1980 – la terra trema in Irpinia

 

La storia della provincia di Avellino è scandita da un prima e da un dopo. Prima del 23 novembre del 1980 e dopo quella data. 80 terribili secondi che cambiarono il volto e la storia di questa terra.

La terra tremò come se fosse impazzita. Sembrava che fosse arrivata davvero la fine del mondo.

La gente impaurita tentò di mettersi in salvo in ogni modo ma molti non ci riuscirono.

Al termine di quel minuto e venti secondi, si contarono oltre tremila morti e la provincia di Avellino apparve come un cumulo di macerie.

I soccorsi tardavano ad arrivare. Il concetto di protezione civile doveva essere ancora inventato. Furono giorni e notti di rabbia e disperazione.

Il terremoto aveva colpito in una zona poverissima. Le case di quella povera gente vennero giù come cartapesta, seppellendo, oltre alle loro vite, anche i sogni e le speranze.

Poi arrivarono le tende dei soldati ed i primi piatti caldi: qualcosa, anche se poco per combattere il gelo dell’inverno.

Oltre ai soccorsi istituzionali poi arrivarono anche le carovane dei volontari che si precipitarono in queste zone da tutta Italia. Ed in quelle notti al fuoco dei bivacchi, dove si parlavano mille dialetti. rinasceva il grande sentimento della solidarietà.

Spiegare oggi ad un ragazzo di 20 anni cosa furono quei giorni risulta davvero molto difficile. Con un clic del computer e con un tasto del telefonino i nostri ragazzi sono abituati a seguire tutto quello che avviene nel mondo. Come si può far capire loro che dopo un disastro del genere, l’Irpinia fu costretta ad attendere tanti giorni per vedere spuntare i soccorsi? E ci volle tutta la rabbia di un grande presidente come Sandro Pertini per smuovere una macchina lenta e farraginosa.

Sono trascorsi 28 anni da quel 23 novembre ed oggi tutto è cambiato. Le case sono state ricostruite, insieme alle strade. Sono arrivate le fabbriche anche se molti hanno speculato sulla distruzione del terremoto.

Alla fine, la vita è tornata dove sembrava dovesse regnare solo la morte. Il capitolo della ricostruzione non è stato ancora completato e questa legge finanziaria destina solo le briciole ai paesi terremotati ma l’Irpinia non si è piegata e non si è arresa.

Proprio per questo penso sia giusto ricordare questa tragedia, perché non si gestiscano più i terremoti come se fossero emergenze ma come un male di alcune aree del pianeta (Giappone, California, Italia) per considerare cosa si potrebbe fare “prima” per non dover improvvisare “dopo”

 

irpinia1

 

 

 

  1.  Fu una grande lezione di vita per chi come noi ha vissuto un terremoto,io allora avevo 20anni e ricordo quello che accadde il grande dispiego di persone tra tanta distruzione che ha preso di sprovvista tutti,parole scritte a caratteri cubitali dicevano Paura,Povertà,e lacrime tante troppe lacrime,io spero che ciò non succeda perchè i nuovi giovani non sò proprio come reagirebbero abituati a queste comodità..  Gran bel racconto lo farei leggere nelle scuole forse capirebbero che prima di scioperare sarebbe doveroso imparare a fare.  Buona Giornata fredda ma umana e con un abbraccio arrivo al cuore tuo.                                                     Massimo.

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  2. Caro Massimo, le tue parole sono più belle delle mie perchè nascono dall’esperienza vissuta in quei giorni. Sei arrivato dritto al mio cuore!
    Anche io ti abbraccio…
    Fausta 🙂

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  3. "Ed in quelle notti al fuoco dei bivacchi, dove si parlavano mille dialetti, rinasceva il grande sentimento della solidarietà. "
     Questa tua frase mi ha fatto venire in mente che ci vogliono le grandi tragedie per riscoprire i valori della fratellanza e perchè gli uomini facciano emergere la loro parte migliore. Peccato!!!!  Ci sono quelli che approfittano anche di queste calamità e le sfruttano, la maggioranza però riscopre il sentimento della solidarietà.Ciao Fausta. Lucetta
     

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  4. Fausta,come sempre,con parole profonde hai toccato il cuore di noi,che fortunati,ti possiamo leggere…dolcissimo il tuo racconto, toccante la tetimonianza di Massimo…per nn dimenticare….buona domenica,ti abbraccio

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  5. Anche qui da me una data segna il PRIMA e il DOPO: 6 maggio 1976.
    Io avevo solo 8 anni ma quella notte la ricordo come fosse accaduta ieri. Potrei descriverti minuto per minuto tutto quello che ho fatto dalle 21,05 in poi…. Anche qui c’è "Prima del Terremoto" e "dopo il Terremoto"…
    Un minuto… un minuto d’inferno. In quei momenti ti rendi conto di quanto la nostra vita sia legata a un filo, di quanto siamo NIENTE di fronte alla potenza della Natura.
    Ora è tutto diverso: la ricostruzione è terminata da un pezzo, i soldi sono fortunatamente stati gestiti con oculata attenzione, paradossalmente il terremoto ha portato in questa regione lavoro e prosperità, addirittura i paesi storici (Venzone in primis) sono stati ricostruiti pietra su pietra come se nulla fosse accaduto…
    Ma molto si è perso: a parte le vite delle persone rimaste schiacciate sotto le proprie case, molte vestigia della nostra storia sono scomparse. La dove c’erano paesini di pietra che profumavano di antico, ci sono villette antisismiche che poco hanno da raccontarci. Il Friuli non è più quello che ricordo nella mia infanzia. Il terremoto si è portato via la sua anima!!! …e quello che non è stato portato via il 6 maggio è stato spazzato via con il terremoto del 16 settembre…
    Francesca 

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  6. Mi ricordo le lunghe dirette di Radio anch’io  che informavano sui soccorsi e sugli aiuti. Ero per strada quando arrivò la lunga scossa, per intensità e durata mi spaventò e pensai subito che da qualche parte, vicino, c’era una catastrofe.

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  7. cara Fausta, sono venuta a leggere quello che mi sono persa in questi giorni di pc in panne, sai che anche noi a casa in questi giorni parlavamo di questo? dei terremoti? pensa che quello dell’Irpinia si è avvertito fino a Roma, io ero ancora incredula quando l’ho avvertito, perche’ pensavo che solo a Reggio(dove ne avevo sentiti tanti ) potesse accadere, pensa un po’che scema che ero!
    certo che è qualcosa che terrorizza, in queste occasioni si capisce veramente cosa sono le cose che contano, capisco Massimo sotto, e anche la ragazza che parla del Friuli, sono cose che ti cambiano la vita, ricordo come fosse oggi il dolore e la comprensione che provavo per tutta quella gente, e anche la gara di solidarieta’ che abbiamo fatto tutti noi come potevamo.
    ricordo come avevo preparato un sacco nero( di quelli della spazzatura grandi) pieno con una coperta, un cambio di mutande per ciascuno di noi, dell’aspirina per la febbre  e le medicine della mia figliola piccola che erano le cose che più mi interessavano al momento, ed era sempre pronto accanto alla porta d’ingresso nel caso si dovesse verificare qui a Roma da noi,per quanto ero rimasta sconvolta da quello che  vedevo e ascoltavo alla radio.
    il tuo racconto mi ha fatto tornare alla mente queste cose, il sacco è rimasto li per anni sai? cambiavo solo le medicine per non farle scadere, ma la paura ci ha messo tanto prima di passare.
    Dio mio, spero che abbia pieta’ di noi anche se non lo meritiamo e ci protegga da queste cose!

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  8. Il sacco per scappare…. L’avevamo anche noi accanto alla porta di casa… E qualche volta l’abbiamo pure utilizzato. Ho passato parecchie notti a guardar le stelle!!!
    Un bacio
    Francesca

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