Pata pata

 

SI  E’ SPENTA UNA GRANDE VOCE

 

Miriam Makeba  è morta a Castel Volturno dove, nonostante fosse già da tempo malata, aveva voluto partecipare al concerto contro la camorra, in sostegno e solidarietà per Saviano.

Aveva cantato con grande intensità e partecipazione. Al termine del concerto la corsa all’ospedale

che però si era dimostrata inutile.

 

 

 

 

 Conosciuta in tutto il mondo come Mama Africa per la sua lotta contro l’apartheid, a 27 anni aveva lasciato il suo paese per proseguire la sua carriera di cantante, senza immaginare che presto le sarebbe stato impedito il ritorno a causa delle sue lotte a favore del suo popolo.

Solo dopo la morte della figlia Bongi e la liberazione di Nelson Mandela era tornata nella sua patria, e solo dopo sei anni era uscito il suo disco “Homeland” dove canta la gioia del ritorno a casa e la tristezza per le sofferenze dell’Africa.

Mantenendo la cultura e la musica delle sue origini era diventata la voce dell’Africa e del suo popolo.

 

 

 

 

NIPOTI

 

NIPOTI

 

 

Il mio nipotino va all’asilo dai Salesiani e, naturalmente, l’insegnante fa anche cultura religiosa.

Certo, gli argomenti sono difficili ed è possibile che i bambini travisino un po’ le cose.

Così Matteo ha raccontato alla mamma la Creazione del mondo in questa fantastica, dolcissima maniera…

 

 

LA CREAZIONE SECONDO MATTEO 

 

 

E’ domenica mattina e sono a letto con Matteo.

“Matte, devo alzarmi, devo andare con Ilaria a Messa”

“Mamma, ma te la racconto io la creazione del mondo, tanto la so!”

“Davvero??”

“Sì” prosegue Matteo mettendosi a sedere accanto a me e diventando serio inizia:

“Dio ha creato il cielo, la terra, il mare, i pesci, gli alberi, le case, gli animali, i recinti e poi si è riposato perché era stanco”

“E l’uomo non l’ha creato Dio?” gli chiedo

 

“No” risponde convinto “l’uomo è venuto dopo, l’ hanno accompagnato Dio e Gesù che però volavano”

“Sei sicuro?”

“Sì, sì” continua Matteo “poi sono venuti degli uomini cattivi che hanno incrociato Gesù”

“L’hanno incrociato per strada?” chiedo

“Ma no mamma!” risponde un po’ scocciato “l’hanno incrociato sulla croce (incrociato leggi crocefisso) con i chiodi e poi siccome non era morto gli hanno anche sparato!”

“Ah” faccio “e poi cosa è successo?”

“Sono arrivate delle signore buone che cercavano Gesù per curarlo…”

“E dove lo cercavano Matteo?”

“Ma su internet, mamma!!!”

 

Sarà una nuova, moderna rilettura della Bibbia?

 

 

 

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Fiorentini

 

QUESTI FIORENTINI!!!!

 

Dietro consiglio di Benedetta, ascoltate come un fiorentino doc, Riccardo Marasco, con la sua ironia, ha raccontato l’alluvione….

Nei suoi concerti non può fare a meno di cantarla…. e con lui tutti i presenti…..

 

 

 

 

 

 E, tanto che sono in tema, questa è una delle “perle” che mi è stata raccontata da chi l’alluvione l’ha vissuta in prima persona…

La mattina del 4 l’anziana mamma di una mia amica – che abitava al primo piano a due passi da piazza S.Croce (3 metri d’acqua) si sveglia presto e, ancora assonnata, va per lavarsi il viso… apre il rubinetto ma non esce una goccia d’acqua.

Non rendendosi conto telefona alla proprietaria dello stabile, che abitava proprio sotto a lei, chiedendo ingenuamente “sora Tina, ma lei che ce l’ha l’acqua in casa?”!!!

Vi lascio immaginare la risposta……

 

 

cornicetta

 

L’alluvione

 

L’ALLUVIONE DI FIRENZE

 

4 Novembre 1966 – L’Arno, gonfio di acqua scura e fangosa tracima e inonda Firenze, travolgendo tutto quello che trova sulla sua strada.

 

straripamento-arno

 

Con la città fu colpito tutto il bacino dell’Arno, le campagne furono allagate e molti comuni rimasero isolati.

Dagli ultimi giorni di ottobre violenti piogge erano cadute; la pioggia era aumentata d’intensità il 3, ma nessuno aveva dato troppa importanza a questo fatto, visto che l’Arno – un fiume a carattere torrentizio – era solito “gonfiarsi”in autunno: la gente si fermava accanto alle spallette ma senza eccessiva preoccupazione.

Nessuno avrebbe potuto pensare che poche ore dopo si sarebbe scatenato il finimondo.

 

alluvione2

 

In quei giorni non c’era ancora una struttura centrale con compiti di protezione civile, così solo pochi orafi del Ponte Vecchio furono avvisati da una guardia notturna del pericolo che presentava il fiume e solo una settimana dopo l’alluvione furono organizzati aiuti. Furono i fiorentini a prendere in mano la situazione per fare tutto quello che era possibile con i mezzi che potevano essere utilizzati…

 

17____4_novembre_1966,_l'alluvione_di_Firenze

 

Poi un esercito di giovani e meno giovani arrivò da tutte le parti del mondo per salvare le opere d’arte e i libri, strappando al fango e all’oblio secoli di Arte e di Storia. Questa incredibile catena di solidarietà è una delle cose più belle nella tragedia.

Furono chiamati "Gli angeli del fango".

gli angeli1

 

Io ero fidanzata ed ero venuta a Firenze (mio marito è fiorentino) perché stavamo organizzando il nostro matrimonio.

La sera del 3, alle 21.00, presi il treno per Roma, sotto un diluvio d’acqua, ma del tutto ignara di quello che stava per succedere.

Ne venni a conoscenza appena arrivata a casa. Provai immediatamente a telefonare, ma le linee erano già interrotte. Per quattro giorni non fui in grado di avere notizie – potete immaginare il mio stato d’animo… Poi mi arrivò una telefonata da parenti di Colle Val d’Elsa che avevano avuto notizie da Firenze….. tutto bene!

La settimana dopo, appena ripresero le comunicazioni, presi il primo treno in partenza e arrivai, insieme a mia sorella, a Santa Maria Novella. Era venuta a prenderci alla stazione la mia futura suocera, portando gli stivali di gomma anche per noi…. Le strade erano ancora invase dal fango ed era un’impresa camminare, era facilissimo scivolare ed è facile immaginare cosa sarebbe successo!!!

C’era un brulicare di persone, tutti si erano rimboccati le maniche e si erano messi al lavoro, a spalare, a ripulire dal fango i mobili e le poche cose che erano rimaste dopo il passaggio della piena.

C’era una grande solidarietà, chi poteva si dava da fare anche per chi non aveva né mezzi né forza per farlo.

 

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Il gran carattere dei fiorentini, il loro spirito incrollabile, mi venne incontro con un cartello affisso alla porta di un ristorante. C’era scritto – su un pezzo di cartone pescato chissà dove – “OGGI SI MANGIA IN UMIDO”….

Ovviamente non c’erano mezzi di trasporto, così abbiamo attraversato tutta Firenze a piedi: avevo il cuore stretto per quello che vedevo intorno, l’odore nauseabondo che veniva dagli scantinati, dai muri fradici e inzaccherati dalla nafta…

 

danni-alluvione

    

                                                  

Ora, camminando per le strade, solo le targhette sui muri che segnano l’altezza raggiunta dall’acqua, danno la misura della tragedia….. se solo si pensa ai tre metri di piazza Santa Croce!!!

Sono passati 42 anni, ma ogni anno, in questi giorni, quando le piogge – come quest’anno – sono così fitte e continue, se fate un giro sui lungarni vedrete tante persone ferme lungo le spallette  a tener d’occhio il fiume che fa ancora paura…

 

ponti di Firenze

 

 

 

 

2 novembre

 

Da: I sepolcri

 

di Ugo Foscolo

 

 

 

 

All’ombra dei cipressi ……

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Non vive ei forse anche sotterra, quando
gli sarà muta l’armonia del giorno,
se può destarla con soavi cure
nella mente de’ suoi?
Celeste è questa
corrispondenza d’amorosi sensi,
celeste dote è negli umani; e spesso
per lei si vive con l’amico estinto
e l’estinto con noi, se pia la terra
che lo raccolse infante e lo nutriva,
nel suo grembo materno ultimo asilo
porgendo, sacre le reliquie renda
dall’insultar de’ nembi e dal profano
piede del vulgo, e serbi un sasso il nome,
e di fiori odorata arbore amica
le ceneri di molli ombre consoli.

 

 

autunno