Pan di ramerino

 

TRADIZIONI TOSCANE

 

 

In Toscana il “pan di ramerino” ha un’origine medievale.

Era un normale pane, con l’aggiunta di rosmarino.

Nelle campagne aveva una sua dimensione rituale durante le celebrazioni del giovedì santo. I fornai dei borghi agricoli lo preparavano in grandi quantità, per soddisfare le richieste dei contadini che venivano ad assistere i riti religiosi e i parroci delle varie zone li benedicevano al mattino.

Ancora oggi, il Giovedì Santo ogni forno in Firenze ha una cesta piena di Pani di ramerino: è diventato un po’ più dolce con l’aggiunta di uvetta, ma è sempre un pane semplice, fatto solo di pasta di pane, olio, rosmarino (ramerino) e uvetta.

Ancora oggi, il Giovedì Santo, ogni famiglia ha il suo Pane da spezzare insieme…

 

 

 

 

Giovedì Santo

 

GIOVEDI’ SANTO

 

 

 

"Signore, tu lavi i piedi a me?"
(Gv 13,1-15)

 

 

 

 

 

 

 Lasciaglielo fare, Pietro.
Per lasciarsi amare da Cristo devi essere umile anche tu.
Non porre delle resistenze,

accetta di perdere il controllo della situazione.

Il suo amore è vertigine,

non bloccarti,
non opporti alla sua grazia.

 

 

 

 

 

Dal blog “Il tesoro nel campo – persone che cercano Colui che si lascia trovare”

 

Omaggio all’Abruzzo

 

UN  OMAGGIO ALLA TERRA D’ABRUZZO MARTORIATA DAL TERREMOTO

 

 

Una poesia di Alfredo Luciani

 

 

La tembeste

 

 

Stavôte ne meneve da Sulmone;

e ss’eve mess’a ffà ‘na lotte a mmorte

nghe lle cemate, sopr’allu Murrone:

e sse sendeune de debbatte ‘a ccorte.

 

Prime te serpiè ‘nu sulustrone,

e ddapù ‘nu terrècene cchiù fforte…

La muntagne tremè n’gne, ‘nnu cascione..

se ‘n ze sfascése allore, fu ‘nna sorte!

 

Diceve j’: – Ma s’à da fà fernite;

che sso ‘ste cose? Vu sete surelle:

pe’ ssenza niende s’à da fà ‘na lite? –

 

Me dirne rette: e sse rasserenese;

l’arie se fece cchiù llucend’e belle,

e, nche llu sole, l’arcangièle scese!

  

(La tempesta)

 

Stavolta proveniva da Sulmona:

e lottava all’ultimo sangue

con le cime, sopra al Morrone:

e si sentivano combatter da vicino.

 

Prima serpeggiò un gran lampo,

e poi s’udì un fortissimo tuono…

La montagna tremò come un cassone…

Se non si ruppe allora, fu un destino!

 

Io dissi: "Ma fatela finita;

che modi sono? Voi siete sorelle:

senza motivo, che si fa una lite?

 

Mi ascoltarono: e si rasserenò;

l’aria divenne più splendente e bella,

e, con il sole, l’arcobalen sbucò!)

 

 

 

Una romanza con  il testo di uno dei suoi figli più grandi, Gabriele D’Annunzio

 

 

 

Uno dei suoi canti più conosciuti… chi, come me è "più grandicello" l’ha cantata tante volte con gli amici

 

 

 

 

A un popolo pieno di forza e dignità….

 

terremoto

 

 Terremoto in Abruzzo

 

Quanto siamo piccoli, impotenti davanti alla terra che trema.

L’uomo si sente padrone del mondo, crede di poter controllare tutte le situazioni.

Ogni tanto Gea, la madre terra, ci rimette al nostro posto…

C’è tanto da riflettere…….

 

Chi lo avrebbe immaginato?

Scribacchiando è venuto fuori questo… potrebbe essere l’inizio di un nuovo racconto…. dopo una tragedia qualcosa che potrebbe essere a lieto fine …..
Gabriella, Carmela… e chi vuole…. si riparte?
 

CHI LO AVREBBE IMMAGINATO?

 

Erano un po’ di giorni che lo vedeva passare sotto casa, alto, snello, jeans un po’ strappati – ma non troppo, con gusto – giubbotto nero e uno strano cappellino di lana a righe in testa, ben calcato sulle orecchie, a nascondere… chissà! Di che colore avrà i capelli…o sarà rasato come va di moda?

Parcheggiava il motorino poco lontano dal suo portone e si avviava verso la piazza… poi girava in via Bocci e lei lo perdeva di vista. Tutte le mattine alla stessa ora. Certamente non andava a scuola perché non aveva niente con sé… forse lavorava….

All’inizio se l’era presa tanto per questa influenza che l’aveva colpita proprio nei giorni della gita scolastica ed aveva pianto per una giornata intera. Le due quinte erano andate a Vienna e chissà come si divertivano tutti insieme. Sarebbe stata l’occasione buona per cercare di avvicinare quel Paolo della V^ B che era l’idolo di tutte e che sembrava non avere occhi per nessuna….

Poi, una mattina, si era messa dietro i vetri a sognare e meditare sulla sua sfortuna, quando l’aveva visto passare…..

Avrebbe avuto voglia di seguirlo, ma non poteva ancora uscire, il dottore si era raccomandato e lei obbediva; voleva un gran bene a quell’uomo burbero ma dolce che l’aveva vista fin da piccola, al quale spesso aveva raccontato i suoi dolori…fisici e morali, che lui ascoltava sempre con attenzione: la faceva sentire importante e lei  si fidava di ogni cosa le dicesse.

Mentre si allontanava dalla finestra le venne incontro scodinzolante Pongo, il suo dolcissimo setter. Gli prese il muso tra le mani e gli stampò un bacio sul naso umido…. Lui le rispose con una leccatina sulla guancia.

Camilla si sentiva allegra quella mattina, era circondata di affetto che lei ricambiava con entusiasmo……

Continua….

 

 

 

 

domenica delle Palme

 

Dall’Eremo di S. Andrea a Mosciano don Paolo Giannoni scrive questa rubrica per Castello 7, lettera settimanale della Parrocchia di San Michele a Castello.

 

UN INGRESSO PARADOSSALE

Che razza siamo noi cristiani che in questa domenica accompagniamo festanti un uomo che va alla croce? Che tipo di festa è la nostra, se poi nel suo svolgimento ascoltiamo e celebriamo la sua morte ignominiosa su una croce? Eppure è l’evento di grazia che oggi viviamo.
Già il fatto che questo re entri glorioso su un asinello e non su un cavallo o un cocchio o una sedia gestatoria, ci mette davanti alla paradossale verità: Gesù viene per servire, è un re che vive l’impotenza dei poveri.
Difficile da digerire e facile fare questa festa dimenticando che si entra festanti in una città che pochi giorni dopo espellerà dalle sue mura e dalla sua vita religiosa e civile questo re prima acclamato e poi fatto morire dell’orribile morte degli schiavi e scomunicato dai capi religiosi.
Questa festa paradossale è un "preludio della pasqua", un ingresso nel "centro dei centri e cuore primo dei cristiani" e la fede ci aiuta a vivere questo doppio contenuto.
Accogliendo i rami di ulivo è bene essere coscienti di quale festa essi sono il segno e il ricordo.
Non è un segno che poi si ripone, ma un impegno che ci prendiamo: essere partecipi della regalità di Cristo per il battesimo significa essere partecipi del fatto che il regnare di Cristo è servire.

Il mio augurio a tutti

 

 

Haiku

 

UN HAIKU IN ONORE DELLA PRIMAVERA

 

Rondini in cielo                     

Ali aperte nel volo                        

È primavera  

 

 

 

 

 

 

Le ho sentite!!!!! Stasera le ho sentite garrire……stavano giocando nel cielo ancora nuvoloso….

Così attese, loro, le annunciatrici della primavera

 

E mi hanno ricordato questa canzone che ho sentito fin da bambina:

 

 

 

 

AMICHE PER SEMPRE

 

AMICHE PER SEMPRE – 2^ parte – la fine

 

 

Ero seduta sulla panchina del giardino, ancora scossa dai singhiozzi.

L’angoscia che mi aveva preso stava però allentandosi. Ero sconvolta, non tanto dai ricordi, quanto dall’aver toccato con mano quanto un avvenimento – passando di voce in voce – veniva trasformato e travisato completamente e come le gelosie, i rancori, i pettegolezzi avevano stravolto quella che era stata solo la passione di una notte, ma anche un reciproco dono d’amore…

Quale era la verità? Non lo sapevo più: tutta la mia sofferenza per poi sentir dire che in realtà anche io ero stata tradita a lungo e dalla mia migliore amica!

L’aria fresca, la bellezza del giardino mi avevano calmata. Pensai che allora Massimo doveva aver saputo di sua figlia, non capivo se non si era fatto più sentire per lasciarci vivere una vita normale, perché Marisa potesse credere che mio marito era il suo vero padre…… o se la sua era stata solo una vigliaccheria e che mi aveva lasciata a subire tutte le conseguenze da sola…..

E ora stava per morire…. Non riuscivo a pensarlo come un vile, la vita che aveva passato da missionario era stata dura e comunque l’aveva riscattato da tutto. D’altra parte la mia vita e soprattutto quella di Marisa era stata serena….. dentro di me recitai per lui una preghiera….

Il mese dopo mi arrivò un plico dal Perù, la sua ultima destinazione.

All’interno una lettera per me, una foto e un bellissimo scialle per Marisa…

La lessi, e le lacrime mi scorrevano dagli occhi inarrestabili ma dolci: “Amore mio, sto per iniziare l’ultimo viaggio, quello che mi condurrà tra due braccia misericordiose, da Colui dal quale mi sono sentito perdonato…. Voglio credere che anche tu l’abbia fatto e abbia vissuto la tua vita in serenità. Ricordami con affetto, sii felice, dì a Marisa che ero un vostro amico, deve essere felice…Addio”

 

Siamo salite sul primo aereo e siamo arrivate appena in tempo…..

Quando Marisa è entrata nella stanzetta gli occhi di Massimo si sono riempiti di lacrime….

“Ciao papà! Mamma mi ha detto subito la verità, non voleva che lo venissi a sapere da qualcun altro. Ti ho sempre voluto bene”

 

Massimo ci teneva strette per mano, con forza….. poi la stretta si è allentata……