Eroi

EROI

 

La vicinanza delle date mi fa unire insieme due grandi figure – due eroi che hanno speso la loro vita per la libertà, per la verità: hanno lavorato in campi diversi ma con la stessa passione e spirito di sacrificio.

 

 

 

91 anni per Rolihlahla Dalibhunga, vero nome di Nelson Mandela, che è nato a Qunu, il 18 luglio 1918,  primo Presidente del Sudafrica dopo la fine dell’apartheid, e Premio Nobel per la Pace nel 1993.

Giovane studente di legge, Mandela fu coinvolto nell’opposizione al minoritario regime sudafricano, che negava i diritti politici, sociali, civili alla maggioranza nera sudafricana.

Fu fautore della causa anti-apartheid e con il collega avvocato Tambo creò lo studio legale Mandela e Tambo, fornendo assistenza gratuita o a basso costo a molti neri che sarebbero rimasti altrimenti senza rappresentanza legale.

Nell’agosto 1962 fu arrestato dalla polizia sudafricana, in seguito a informazioni fornite dalla CIA, e fu imprigionato per 5 anni con l’accusa di viaggi illegali all’estero e incitamento allo sciopero.

In seguito, insieme ad altri fu accusato di sabotaggio e altri crimini equivalenti al tradimento,

furono ritenuti colpevoli e condannati all’ergastolo,

Le crescenti proteste dell’ANC e di altri gruppi anti-apartheid e le pressioni della comunità internazionale portarono al suo rilascio l’11 febbraio del 1990,

Dopo aver abbandonato la carica di Presidente nel 1999, Mandela ha proseguito il suo impegno e la sua azione di sostegno alle organizzazioni per i diritti sociali, civili ed umani.

 

 

 

 

 

 

 

Il ricordo del suo assassinio per Paolo Emanuele Borsellino (Palermo, 19 gennaio 1940Palermo, 19 luglio 1992), magistrato, vittima della mafia.

Tra piccoli lavoretti e le ripetizioni Borsellino studia per superare il concorso in magistratura. Ci riesce nel 1963.

Fare il magistrato a Palermo ha un senso profondo, non è una professione qualunque. L’amore per la sua terra, per la giustizia gli danno quella spinta interiore che lo porta a diventare magistrato senza trascurare i doveri verso la sua famiglia.

 

Nel 1975 Borsellino viene trasferito al tribunale di Palermo e a luglio entra all’Ufficio istruzione processi penali sotto la guida di Rocco Chinnici. Con il Capitano Basile lavora alla prima indagine sulla mafia e da questo momento comincia il suo impegno senza sosta per sconfiggere l’organizzazione mafiosa.

Si crea un pool antimafia che comprende quattro magistrati. Falcone, Borsellino e Barrile, sotto la guida di Rocco Chinnici.

Il 29 luglio 1983 viene ucciso Rocco Chinnici nell’esplosione di un’autobomba e pochi giorni dopo arriva da Firenze Antonino Caponnetto. La collaborazione tra i quattro diventa sempre più efficace e si vedono i primi risultati.

Il 19 dicembre 1986 Borsellino viene nominato Procuratore della Repubblica di Marsala. Nel 1987 Caponnetto lascia il pool per motivi di salute e tutti (Borsellino compreso) si aspettano la nomina di Falcone, ma il Consiglio Superiore della Magistratura  non la vede nella stessa maniera e nasce la paura di vedere il pool sciolto.

Con Falcone a Roma, Borsellino chiede il trasferimento alla Procura di Palermo e l’11 dicembre 1991 Paolo Borsellino, insieme al sostituto Antonio Ingroia, torna operativo alla Procura di Palermo, come Procuratore aggiunto.

Nel Maggio 1992 finalmente Falcone raggiunge i numeri necessari per vincere l’elezione a superprocuratore. Borsellino e Falcone esultano, ma il giorno dopo Falcone viene ucciso insieme alla moglie, a Capaci; la mafia sa che in quel posto il giudice Falcone era troppo pericoloso.

Paolo Borsellino capisce che non gli resterà troppo tempo. Lo dice chiaro: “Devo fare in fretta, perché adesso tocca a me”.

Continua a lottare per poter avere la delega per ascoltare il pentito Mutolo. Insiste e alla fine il 19 luglio 1992 alle 7 di mattina Giammanco gli comunica telefonicamente che finalmente avrà quella delega e potrà ascoltare Mutolo.

Lo stesso giorno Borsellino va nella casa del mare, a Villagrazia, con la scorta. Si distende, va in barca con uno dei pochi amici rimasti. Dopo pranzo torna a Palermo per accompagnare la mamma dal medico. Con l’esplosione dell’autobomba sotto la casa, in via D’Amelio, muore con tutta la scorta. E’ il 19 luglio del 1992. 

 

 

 

 

 

 

Da una parte la lotta coraggiosa contro tutte le discriminazioni razziali.  

Dall’altra il sogno di liberare la Sicilia – e quindi l’Italia – dalla mafia perché potesse essere ricordata solo per l’onestà della sua gente….

Il coraggio e la coscienza…….

Ci saranno altri uomini così?

 

 

 

 

 

 

  1. Mi auguro che ci siano e che stiano lavorando in silenzio senza far rumore……per arrivare a tenere sotto controllo o a sconfiggere la mafia e far si che il sacrificio degli eroi non sia stato vano.

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  2. non potevo passare oltre a questo post, la speranza che si continui la loro lotta fausta è quella che mi auguro ogni volta che sento parlare della magistratura in modo irriverente e per screditare il loro lavoro.Certo che se tornassero oggi Borsellino e il grande Falcone, inorridirebbero a vedere lo scempio che si cerca di fare da parte delle istituzioni della magistratura, che tante vite dei suoi figli ha dato per la nazione tutta, forse si domanderebbero: ma per cosa abbiamo sacrificato la nostra vita?io spero e spero sempre che la gente abbia la memoria buona e non dimentichi mai i nostri eroi

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