Woodstock

WOODSTOCK

 

 

Sono trascorsi quarant’anni dal 1969, anno dell’uomo sulla Luna e del festival di Woodstock. A metà agosto di quell’anno oltre 500.000 americani furono spettatori a Bethel di una kermesse musicale senza precedenti, dando vita all’evento rock più celebre della storia, un evento spesso osannato per i suoi significati generazionali o "rivoluzionari".

Era stato pensato come un evento di provincia, un po’ ispirato al musical Hair, tanto è vero che il primo nome doveva essere “An aquarium exposition”. Doveva essere una iniziativa commerciale e divenne  un evento epocale, uno degli eventi collettivi più importanti degli anni ’60.

Furono tre giorni di pace, amore e musica, immersi in pioggia e fango, frequentati da uno sciame di ragazzi, diventando il manifesto sonoro del movimento hippy.

Hippy non era solo “pantaloni a campana e capelli lunghi”. Era un modo di pensare la vita, valori comuni condivisi, come i diritti umani fondamentali per tutti, la ricerca della verità e di un mondo migliore, la forza del cambiamento, la diffidenza per chi è al potere.

Gli artisti coinvolti appartenevano al pantheon del pop: Jimi Hendrix, Who, Jefferson Airplane, Canned Heat, Creedence Clearwater Revival, Joe Cocker, Janis Joplin, Santana, Grateful Dead, Crosby Stills Nash & Young e decine di altri.

 

 

Nel pomeriggio del 14 agosto la verde vallata di Woodstock sembrava un poetico campeggio per venticinquemila hippies.

I primi erano già arrivati durante la giornata dell’11 agosto. C’erano bambini che correvano a fare il bagno, mamme con i fiori nei capelli che li richiamavano, padri che osservavano sorridenti. Le cucine iniziavano a distribuire hamburger, hot dog, cibi naturali, spiedini, mentre intanto la circolazione di mescalina e Lsd, hashish e cocaina andava alla grande.

Una presenza costante era quella della security, circa trecento persone reclutate tra i poliziotti di New

York, con indosso una t-shirt rossa con la scritta “Peace” e sulla schiena la chitarra con la colomba, autentici poliziotti reclutati sulla base di un atteggiamento “non violento” nei confronti di capelli lunghi, amore per il rock e per le sostanze stupefacenti,

Durante la notte continua a riversarsi nella fattoria di Max Yasgur la gente che arriva dalla Route 17.

Venerdì mattina, 15 agosto, mentre la coda era arrivata a 30 chilometri, erano presenti già 200.000 giovani, ma pochissimi erano gli artisti che erano riusciti ad arrivare ne pressi del palco.

 

 

Il primo giorno è dedicato al folk.

Richie Havens è tra i pochi musicisti che erano riusciti a raggiungere il palco: gli altri erano ancora bloccati nell’ingorgo oppure stavano arrivando via elicottero.

Lang e Kornfeld riescono a convincere il gigantesco chitarrista folk afro-americano (doveva suonare per quinto) a salire sul palco subito, a rompere il ghiaccio: Richie suona per quarantacinque minuti, ma alla fine del suo set gi dicono “prosegui, vai avanti…”. E lui prosegue, poi prosegue ancora, poi – dopo circa novanta minuti di spettacolo e di bis comprendenti Hey Jude e Strawberry Fields Forever – inizia a improvvisare una canzone che lo legherà alla leggenda di Woodstock, “Freedom, oh freedom, sometimes i feel like a motherless child…”. Improvvisazione, calore della folla, le note che volano nell’aria: si intuisce che non è un concerto qualsiasi.

 

Poi ecco lo scatenarsi degli elementi: mentre in scena c’è la musica indiana di Ravi Shankar scoppia il primo temporale. Pioggia violentissima, le strutture che traballano sotto la forza dei venti, la gente che, nonostante tutto, non si muove dal posto guadagnato sotto il palco. Finisce la pioggia e inizia la parte più importante della prima giornata. Sul palco ci va prima Melanie, una delle più famose cantanti della scena newyorkese, poi Arlo Guthrie, che incanta con canzoni perfette come Comin Into Los Angels, Walking Down The Line e l’eterna Amazing Grace.

 

 

 Per finire, ecco Joan Baez, mostro sacro del folk. Joan, incinta al quinto mese, sale sul palco a mezzanotte. Il suo è uno dei concerti per cui vale la pena esserci: Oh Happy Day, Last Thing On My Mind, Joe Hill, I Shall Be Released, e poi Hickory Wind, Swing Low Sweet Chariot e We Shall Overcome.

Quando Joan scende dal palco sono quasi le due di notte. Il pubblico non si muove, dorme dove si trova: nessuno vuole perdere il posto guadagnato, . Circolano sandwich, hashish e allucinogeni, mentre il fango imbratta sacchi a pelo, tende e cucine.

 

Non c’erano recinzioni, non c’erano biglietterie: gli stand per la vendita dei biglietti non erano mai arrivati. E dei biglietti, ovviamente, non c’era l’ombra. Nel primo pomeriggio, dopo una consultazione tra Lang, Kornfeld e lo staff, un avviso fu dato dal palco: “da questo momento il Festival è gratuito”. Applausi.

 

Jimi Hendrix aveva insistito per essere l’ultimo ad esibirsi al festival, e il suo numero era stato previsto, così, per la mezzanotte; ma non salì sul palco fino alle nove del mattino di lunedì. La maggior parte degli spettatori aveva dovuto lasciare il festival e tornare alla routine dei giorni feriali, così che solo in 80.000 ascoltarono Hendrix, in una performance che fu quasi una rarità, per la durata (due ore, la più lunga nella carriera di Hendrix), l’energia straordinaria che le impresse, e il pubblico insolito, di pochi fortunati testimoni, nel campo ormai semivuoto, ancora pieno di tracce del grande evento che stava per finire.

 

 

Max Yasgur, che l’aveva ospitato sul suo terreno, parlò con stupore di come mezzo milione di persone, in una situazione che avrebbe permesso risse e saccheggi, avessero creato realmente una comunità motivata dagli ideali di pace e amore. "Se ci ispirassimo a loro", disse, "potremmo superare quelle avversità che sono i problemi attuali dell’America, nella speranza di un futuro più luminoso e pacifico…".

 

 

 

 

Che bel colore il viola!!!

 

Che bel colore il viola!!!!!

 

Ieri mi è venuta a trovare una carissima amica. L’ho vista arrivare con un gran fagotto colorato.

È per te, mi ha detto…

 

 

L’ho guardata stupita…… le rotelline della mia testa erano tutte al massimo, ma non riuscivano ad immaginare il contenuto…..

Così, dall’esterno, poteva essere un dolce….. ma era troppo pesante! Idem per i biscotti…

Neppure una piantina (lavorando all’Istituto di Agraria mi ha fatto spesso sorprese di questo genere, magari con un arbusto raro, come questo pero cotogno….

 

 

Tutto questo in pochi secondi. Poso il colorato fagotto sul tavolo e levo la mollettina….. un lembo del tovagliolo cade giù….

 

 

 

Lo levo del tutto…ed ecco …..

 

 

C’è anche una ricetta appetitosa e semplice per fare le melanzane sott’olio…… mi metto al lavoro, vi farò sapere i risultati…..

 

P.S. Chi mi sa dare una ricetta “collaudata” per la Pasta alla Norma?

 

Il piccolo Principe

 

Il piccolo Principe

Di Antoine de Saint Exupéry

 

Rimettendo a posto la libreria mi sono trovata tra le mani una vecchia copia de “Il piccolo principe”.

Non la trovavo più, così ne avevo comprata un’altra, uguale, con i disegni originali della prima edizione….

Mi sono messa a sedere e l’ho riletto…..

 

Questo è uno dei brani più belli…..

 

 

 

 

Perseidi

 

 

Lo sciame delle Perseidi o Lacrime di San Lorenzo

 

Dalla fine di luglio, fino al 20 agosto, la terra attraversa uno sciame meteorico chiamato “Perseidi” perché sembra provenire da uno stesso punto del cielo (Radiante), che è collocato appunto nella costellazione di Perseo.

In realtà tutti i corpi dello sciame si muovono parallelamente, ma poiché noi lo guardiamo dal basso, per effetto ottico, sembra che essi percorrano un arco nel cielo.

Le stelle cadenti, o meteore, sono le scie luminose prodotte dall’evaporazione nell’atmosfera di piccole particelle di roccia, ghiaccio o polvere. Queste si trovano in grande abbondanza nello spazio intorno alla Terra, rilasciate soprattutto dalle comete lungo la propria orbita. Quando il nostro pianeta le investe, nel suo moto orbitale attorno al Sole, esse vengono distrutte.

 

Si tratta di particelle veramente minuscole.

Le più grandi pesano appena un decimo di grammo, ma sono in grado di produrre tracce tanto luminose quanto le stelle più brillanti. Vengono rilasciate nello spazio dalle comete nel loro passaggio attorno al Sole, consumate dal suo calore e dal vento solare, un flusso di ioni molto energico emesso dalla nostra stella.

Collegata a questo avvenimento esiste nella mitologia la leggenda di Perseo.

 

 

Questa racconta che Perseo, dopo aver tagliato la testa alla Medusa, girando per il cielo in groppa al cavallo Pegaso nato dal sangue sgorgato dalla testa recisa della Medusa, vede in mezzo al mare una bellissima fanciulla, Andromeda, che è stata punita da Poseidone perché si dichiarava la più bella delle Nereidi, le ninfe del mare.

Andromeda sarà sbranata da un mostro marino, Cetus, chiamato da Poseidone, che sta per arrivare.

Perseo corre dai genitori di Andromeda, Cassiopea e Cefeo, chiedendo la mano della loro figlia.

Per salvare la ragazza Cefeo e Cassiopea sono costretti ad accettare, nonostante avessero sperato di darla in sposa a qualche re potente…

Perseo uccide il mostro e si presenta alla bella Andromeda che volentieri lo accetta come sposo, anche perché è piuttosto bello, dato che è figlio di Zeus – che ha sedotto la sua madre Danae trasformandosi in pioggia d’oro….

In questa parte di cielo si è svolta una vicenda di amore e morte, ma almeno per questa volta tutto finisce bene!!!!

Purtroppo quest’anno sarà veramente difficile osservare le “stelle cadenti” visto che in questi giorni la luna è nella sua fase piena, per cui inonderà il cielo con la sua luce…… e se qualcuno sarà così fortunato da vederne una si affretti ad esprimere il suo desiderio ……

 

La stella cadente

 

Quanno me godo da la loggia mia

Quelle sere d’agosto tanto belle

Ch’er celo troppo carico de stelle

Se pija er lusso de buttalle via,

ad ognuna che casca penso spesso

a le speranze che se porta appresso.

 

Trilussa

 

 

 

 

 

 

Delfini

LA MIA BUONANOTTE CON UN SORRISO

 

E’ troppo grande il dolore che il ricordo di Hiroshima lascia nel cuore, soprattutto pensando a quante armi nucleari ci sono ancora nel mondo e a quanto poco l’uomo sembra aver imparato…….

 

Per me, per voi, ho cercato queste dolcissime creature per ritrovare il sorriso……

 

Nonostante tutto continuo ad avere fiducia nell’uomo, la cattiveria non avrà il sopravvento!

 

Hiroshima

 

Hiroshima

 

Il 6 agosto 1945 alle 8:16 (ora locale) Little Boy, la prima bomba atomica ad essere utilizzata in un conflitto militare, esplose ad un’altitudine di 576 metri con una potenza pari a 12.500 tonnellate di TNT. Little Boy provocò: circa 130.000 morti, 177 mila persone sfollate.

 

Hiroshima, città simbolo, monito perpetuo a non dimenticare l’olocausto nucleare

Nella città, completamente ricostruita dopo l’esplosione atomica è stato costruito l’Hiroshima Peace Memorial Museum, ricco di oggetti, foto, plastici, filmati del prima e del dopo bomba. Sulla spianata davanti a questo è il Monumento in ricordo delle vittime della Bomba atomica, che conserva al suo interno i registri con i nomi delle vittime (quelle immediate e quelle che sono seguite nel corso degli anni). La prospettiva segue la fiamma che arderà finché nessuna bomba atomica resterà sul pianeta, per arrivare, sull’altra riva del fiume Kyobashi-gawa, fino al rudere della Camera di promozione industriale di Hiroshima, denominato A-bomb Dome, recentemente restaurato e consolidato nella struttura distrutta dall’esplosione. Con i resti della cupola che perse le lastre di bronzo al momento dell’esplosione, è forse questa l’immagine più conosciuta della città. Altri monumenti alle vittime si susseguono sulla spianata del Parco della Pace.

 

 

Gli aquiloni

Gli aquiloni

 

Per un momento ieri, forse al tg3, per un breve spot mi è sembrato di vedere un’illustrazione de “Il cacciatore di aquiloni”, il bel libro di Kaled Hosseini: tanti, tantissimi aquiloni che sfrecciavano in un cielo ventoso sopra le terribili macerie della città di Gaza.

La spiaggia della Striscia di Gaza era popolata da ragazzi e bambini palestinesi impegnati a far svettare in cielo colorati aquiloni. L’Unrwa (l’agenzia dell’Onu per il Soccorso e l’Occupazione) ha indetto un torneo il cui obiettivo era di  battere il record mondiale di aquiloni in volo, lanciati contemporaneamente e nello stesso posto.

Alla competizione hanno partecipato centinaia di bambini iscritti alle attività organizzate dall’Unrwa per il periodo estivo.

Ma il torneo aveva uno scopo più importante: “Raggruppare centinaia di bambini palestinesi in uno dei posti più inaccessibili e militarizzati del pianeta, e farli giocare  con gli aquiloni divertendosi come tutti gli altri bambini del mondo”.

Un segnale per il mondo.

Gli aquiloni in cielo permetteranno a questi bambini di liberarsi per un po’ dalla triste e misera realtà che li circonda, mostrando al mondo la loro voglia di felicità, libertà e gratificazione”.

Questi bambini che soffrono la sete e la fame,  che sono prigionieri e privati di tutto dal momento che sono chiusi dentro una prigione quasi impenetrabile dalla quale si può entrare ed uscire da cunicoli da talpe a proprio rischio.

Bambini che non possono ricevere i tanti aiuti che generose organizzazioni internazionali di solidarietà hanno loro destinato e che giacciono bloccati o sequestrati delle forze armate israeliane e degli alleati egiziani al di la del grande Muro di recinzione.

 

Che questi aquiloni siano un messaggio di pace al mondo!