Il topolino

 

Dalla bacheca di una amica ho “rubato” questa che sembra una favoletta….ma non lo è!

 

 

Spiando dal buco sulla parete, un topo vide l’agricoltore e sua moglie intenti ad aprire un pacco e pensò subito al cibo che avrebbe dovuto contenere.
Tuttavia, terrorizzato scoprì che si trattava di una trappola per topi.
Corse fino al cortile della fattoria per avvertire tutti:
La gallina disse:
– Mi scusi Sig. Topo, capisco che questo sia un grande problema per lei,
ma non mi tocca in nulla per cui il fatto non mi disturba.
Il topo andò dal maiale e disse:
– C’è una trappola in casa, una traappoolaaa!!!!
– Mi scusi Sig. Topo, disse il maiale, ma non c’è nulla che io possa fare se non pregare.
Stia tranquillo che lei sarà ricordato nelle mie preghiere.
Il topo si rivolse allora alla mucca .
– C’è una trappola in casa, una traappoolaaa!!!!
La mucca rispose:
– Cosa Sig. Topo? Una trappola? Sono in pericolo per caso? Credo di no!
Allora il topo fece ritorno a casa, testa in giù, abbattuto, per affrontare la trappola dell’agricoltore.
In quella notte si udì un rumore, come quello di una trappola che scatta sulla sua vittima.
La moglie dell’agricoltore era corsa per vedere cosa aveva preso.
Al buio, non vide che nella trappola c’era impigliata la coda di un serpente velenoso. E il serpente punse la donna…
Alla donna venne subito la febbre.
In campagna tutti sanno che per alimentare qualcuno con la febbre non c’è nulla di meglio che un buon brodo di gallina.
L’agricoltore prese il coltellaccio da cucina e si occupò di procurare l’ingrediente principale.
Siccome la donna non si riprendeva, gli amici e i vicini vennero a farle visita.
Per dar loro da mangiare il contadino uccise il maiale.
Tuttavia la moglie non si riprese e finì per morire.
Molta gente venne per il funerale.
Il contadino allora dovette sacrificare la mucca per poter dar da mangiare a tutta quella gente.
La prossima volta che sentirai di qualcuno che si trova dinanzi a un problema e penserai che il problema non ti riguarda, ricordati che, quando c’è una trappola in casa, tutta la fattoria è in pericolo.
Quando viviamo in comunità, il problema di uno è il problema di tutti

 

8 dicembre – paradiso cap.XXXIII

 
Paradiso, canto XXXIII
 
Vergine Madre, figlia del tuo figlio,
Umile ed alta più che creatura,
Termine fisso d'eterno consiglio,
Tu se' colei che l'umana natura
Nobilitasti sì, che 'l suo Fattore
Non disdegnò di farsi sua fattura.
Nel ventre tuo si raccese l'amore
Per lo cui caldo nell'eterna pace
Così è germinato questo fiore.
Qui se' a noi meridiana face
Di caritade, e giuso intra mortali
Se' di speranza fontana vivace.
Donna, se' tanto grande, e tanto vali,
Che qual vuol grazia, e a te non ricorre,
Sua disianza vuol volar senz'ali.
La tua benignità non pur soccorre
A chi domanda, ma molte fiate
Liberamente al dimandar precorre.
In te misericordia, in te pietade,
In te magnificenza, in te s'aduna
Quantunque in creatura è di bontade.
 

 

Cesare Pavese

 

CESARE PAVESE

 

Cesare Pavese nasce il 9 settembre 1908 a Santo Stefano Belbo, un paesino delle Langhe in provincia di Cuneo, dove il padre, cancelliere del tribunale di Torino, aveva un podere.

Ben presto la famiglia si trasferisce a Torino. Le colline del suo paese rimarranno per sempre impresse nella mente dello scrittore insieme al ricordo nostalgico dell’infanzia..

Il padre di Cesare muore quasi subito: questo episodio inciderà molto sull’indole del ragazzo, già di per sé scontroso e introverso.

 

Il conseguente irrigidirsi della madre che, con la sua freddezza e il suo riserbo, attuerà un sistema educativo più da padre asciutto e aspro che non da madre affettuosa e dolce, accresce la sua tendenza al «vizio assurdo, al suicidio..

Nella sua vita e nei suoi primi scritti traspaiono un disperato bisogno d’amore, una ricerca di apertura verso gli altri, verso il mondo, verso le relazioni interpersonali, insieme al suo destino di solitudine, di amarezza: la solitudine e il bisogno di non essere solo.

 

Destinato a Roma per aprire una sede della Einaudi, si trova isolato e la sua ripugnanza per la violenza e gli orrori che la guerra comporta lo spingono a rifugiarsi nel Monferrato presso la sorella, dove vivrà per due anni «recluso tra le colline» con un accenno di crisi religiosa e soprattutto con la certezza di essere diverso, di non sapere partecipare alla vita, di non essere capace di avere ideali concreti per vivere:

Tornato a Roma per lavoro conosce una giovane attrice: Constance Dowling.

La giovane dalle efelidi rosse prova una sincera ammirazione per l’uomo famoso, intelligente e sensibile, ma per Cesare è l’amore, forte, profondo e quando lei lo abbandona per tornare in America per Pavese è il crollo: Per lei scriverà “Verrà la morte e avrà i tuoi occhi”

 

Questo abbandono, l’angoscia che lo assale nonostante i successi letterari (nel 1938 “Il compagno” vince il premio Salento; nel 1949 “La bella estate” ottiene il premio Strega; pubblica “La luna e i falò” considerato il suo miglior racconto) lo fanno ricadere nella solitudine e nel senso di vuoto a cui non riesce più a reagire.

Logorato, stanco, ma anche profondamente lucido, si toglie la vita in una camera dell’ albergo Roma di Torino ingoiando una forte dose di barbiturici. È il 27 agosto del 1950.

Sul comodino della stanza, sulla prima pagina dei “Dialoghi con Leucò”, lascia scritto «Perdono tutti e a tutti chiedo perdono. Va bene? Non fate troppi pettegolezzi.».

 

Aveva solo 42 anni.

 

Io amo moltissimo le sue opere, non mi somigliano, non corrispondono al mio pensiero, ma è proprio la sua malinconia, questo male di vivere che traspare dalle sue parole e la bellezza del suo linguaggio che  me lo rendono profondamente caro……

 

L’uomo solo

 

L’UOMO SOLO

 

 

L’uomo solo ascolta la voce calma
con lo sguardo socchiuso, quasi un respiro
gli alitasse sul volto, un respiro amico
che risale, incredibile, dal tempo andato.
 
L’uomo solo ascolta la voce antica
che i suoi padri, nei tempi, hanno udito, chiara
e raccolta, una voce che come il verde
degli stagni e dei colli incupisce a sera.
 
L’uomo solo conosce una voce d’ombra,
carezzante, che sgorga nei toni calmi
di una polla segreta: la beve intento,
occhi chiusi, e non pare che l’abbia accanto.
 
E’ la voce che un giorno ha fermato il padre
di suo padre, e ciascuno del sangue morto.
Una voce di donna che suona segreta
sulla soglia di casa, al cadere del buio.

 

(Cesare Pavese)