Er carattere

ER CARATTERE

 

 

 

Un rospo uscì dar fosso

e se la prese cor camaleonte:

“Tu ciai le tinte sempre pronte:

quanti colori che t’ho visto addosso!

L’hai ripassati tutti! Er bianco, er nero,  

er giallo, er verde, er rosso….

Ma che diavolo ciai drent’ar pensiero?

Pari l’arcobbaleno! Nun c’è giorno

che nun cambi d’idea,

e dai la tintarella a la livrea

adatta a le cose che ciai intorno.

Io invece, èccheme qua! So sempre griggio

perché so’ nato e vivo in mezzo ar fango,

ma nun perdo er prestiggio.

Forse farò ribrezzo,

ma so’ tutto d’un pezzo e ce rimango!”

“Ognuno crede a le raggioni sue”

disse er camaleonte: “come fai?

Io cambio sempre e tu nun cambi mai:

credo che se sbajamo tutt’e due”…

 

 

 

TRILUSSA

Pasqua

PASQUA

 

Ogni anno

Nasci e muori

Poi risorgi

Cristo

Dio padre e figlio

Mio fratello

Sei qui tra noi

Presenza di speranza

In mezzo a quest’incendio

D’odio infame

Di guerre fatte

E irrimediabilmente perse.

Ma come un fiore

Che rinasce sempre

Anche là tra le croci

In mezzo ai sassi

Tra i rovi d’una vita

Esasperata

Sento il nuovo profumo

D’un amore

E sul cammino

Verso un’altra meta

Sembra più tollerabile

Il calvario.

 

 

(Luciano Somma)

 

 

 

AUGURO A TUTTI UNA PASQUA DI LUCE E DI SERENITA’

 

 

 

 

Collocazione provvisoria

 

COLLOCAZIONE PROVVISORIA

 

Il 20 aprile 1993, consumato da un cancro, muore mons. Tonino Bello 

Questa sua riflessione, scritta quando era già malato, credo sia un aiuto per capire il vero senso del Venerdì Santo………..

 

“Nel Duomo vecchio della mia città c’è un grande crocifisso di terracotta. L’ha donato, qualche anno fa, uno scultore del luogo. Il parroco, in attesa di sistemarlo definitivamente l’ha addossato alla parete della sagrestia e vi ha apposto un cartoncino con la scritta <collocazione provvisoria>.

La scritta, che in un primo momento avevo scambiato come intitolazione dell’opera, mi è parsa provvidenzialmente ispirata, al punto che ho pregato il parroco di non rimuovere per nessuna ragione il crocifisso da lì, da quella posizione precaria, con quel cartoncino ingiallito.

Collocazione provvisoria. Penso che non ci sia formula migliore per definire la croce. La mia, la tua croce, non solo quella di Cristo.

Coraggio, allora, tu che soffri inchiodato su una carrozzella. Animo, tu che provi i morsi della solitudine. Abbi fiducia, tu che bevi al calice amaro dell’abbandono. Non ti preoccupare, madre dolcissima, che hai partorito un figlio focomelico. Non imprecare, sorella, che ti vedi distruggere giorno per giorno da un male che non perdona. Asciugati le lacrime, fratello, che sei stato pugnalato alle spalle da coloro che ritenevi amici. Non angosciarti, tu che per un tracollo improvviso vedi i tuoi beni pignorati, i tuoi progetti in frantumi, le tue fatiche distrutte. Non tirare i remi in barca, tu che sei stanco di lottare e hai accumulato delusioni a non finire. Non abbatterti, fratello povero, che non sei calcolato da nessuno, che non sei creduto dalla gente e che, invece del pane, sei costretto ad ingoiare bocconi di amarezza. Non avvilirti, amico sfortunato, che nella vita hai visto partire tanti bastimenti, e tu sei rimasto sempre a terra.

Coraggio. La tua croce, anche se durasse tutta la vita, è sempre <collocazione provvisoria>. Il Calvario, dove essa è piantata, non è zona residenziale. E il terreno di questa collina dove si consuma la tua sofferenza non si venderà mai come suolo edificatorio.

Anche il Vangelo ci invita a considerare la provvisorietà della croce.

C’è una frase immensa, che riassume la tragedia del creato al momento della morte di Cristo. <Da mezzogiorno fino alle tre del pomeriggio, si fece buio su tutta la terra>. Forse è la frase più scura di tutta la Bibbia. Per me è una delle più luminose. Proprio per quelle riduzioni di orario che stringono, come due paletti invalicabili, il tempo in cui è concesso al buio di infierire sulla terra.

Da mezzogiorno alle tre del pomeriggio. Solo allora è consentita la sosta sul Golgota. Al di fuori di quell’orario c’è divieto assoluto di parcheggio. Dopo tre ore ci sarà la rimozione forzata di tutte le croci. Una permanenza più lunga sarebbe considerata abusiva anche da Dio.

Coraggio, fratello che soffri. C’è anche per te una deposizione dalla croce.

C’è anche per te una pietà sovrumana. Ecco già una mano forata che schioda dal legno la tua. Ecco un volto amico, intriso di sangue e coronato di spine, che sfiora con un bacio la tua fronte febbricitante. Ecco un grembo dolcissimo di donna che ti avvolge di tenerezza. Tra quelle braccia materne si svelerà, finalmente, tutto il mistero di un dolore che ora ti sembra assurdo.

Coraggio. Mancano pochi istanti alle tre del <tuo> pomeriggio. Tra poco, il buio cederà il posto alla luce, la terra riacquisterà i suoi colori verginali e il sole della Pasqua irromperà tra le nuvole in fuga.”

 

Don Tonino chiamava la sua chiesa “la chiesa del grembiule” perché si faceva vicina a tutti.

Lo troviamo così assieme agli operai delle acciaierie di Giovinazzo in lotta per il lavoro, insieme ai pacifisti nella marcia a Comiso contro l’installazione dei missili, insieme agli sfrattati che ospiterà in episcopio……..

 

1° aprile

 

1° APRILE

 

Nessuno sa di preciso come sia nata questa strana festa del pesce d’aprile……

 

Qualcuno la fa risalire addirittura a Cleopatra, che – nel 40 a.c. – sfidò Marco Antonio ad una gara di pesca. In quell’occasione infatti, il generale romano tentò di fare il furbo, incaricando un servo di attaccare all’amo una grossa preda che lo avrebbe fatto vincere, ma la Regina, scoperto il piano, diede ordine di far abboccare un grosso finto pesce in pelle di coccodrillo.

 

Uno degli scherzi più antichi e riusciti fu fatto ai fiorentini nel 1878: la cremazione del Marajà indiano sulle rive dell’Arno.

La “Gazzetta d’Italia” pubblicò la notizia dell’improvvisa morte di un mahrajà indiano avvenuta in città e annunciava che, secondo la tradizione induista, questo sarebbe stato cremato il 1° di aprile su un’alta pira costruita appositamente nel parco delle Cascine, all’incrocio dei due fiumi, l’Arno e il Mugnone.

Ovviamente una grande folla si riunì nel luogo stabilito, e rimase in attesa per ore sino a quando dai cespugli sbucarono torme di giovanotti vestiti da pescatori che si misero a girare per la folla gridando “Pesci d’Arno fritti!”.
Fortunato l’indiano, che non era morto, e beffati i fiorentini che, come raccontano le cronache dell’epoca, si allontanano ammutoliti… facendo gli indiani….

 

Un altro scherzo ben riuscito avvenne alla corte del Duca di Borgogna il quale sfidò il suo giullare a fargli uno scherzo senza farsene accorgere, pena il taglio della testa se non lo avesse fatto ridere.

Il giorno dopo alla scadenza del tempo, il giullare si presentò al duca tutto tremante dicendogli che non era riuscito a pensare allo scherzo.

Il duca lo mandò al patibolo, ma quando il boia alzò la scure si vide che impugnava un salame. Nonostante ciò il giullare spaventatissimo stramazzò a terra.

Il duca, perplesso, saltò sul palco per vedere se era morto di paura, m quando fu vicino il giullare aprì un occhio e con una risata gli disse “ti è piaciuto lo scherzo”?

 

Poi furono i giornali ad inventare notizie che poi si dimostravano pesci d’aprile…Tra i tanti che ho trovato questi mi sono piaciuti particolarmente:

Nel 1955 a Monaco, i giornali danno la notizia che un giacimento di petrolio è stato scoperto nel sottosuolo cittadino. Gli abitanti sono pregati di munirsi di secchi per raccoglierne il più possibile.

Nel 1957 la BBC fece un reportage riguardante la grandiosa e abbondantissima raccolta degli spaghetti coltivati nella campagna Svizzera.

Non da meno l’Express, con la notizia che a Neuchatel, in occasione di una mostra dedicata alla mosca tse-tse, i visitatori avrebbero potuto farsi pungere dall’insetto e piombare in una "siesta controllata di circa mezz’ora".

 

Il pesce è poi il protagonista di numerosissimi proverbi, questi sono solo alcuni…..

– Essere un pesce fuor d’acqua

– Non sapere che pesci pigliare

– Prendere a pesci in faccia

– Buttarsi a pesce su qualcosa

– Chi dorme non piglia pesci

 

 

Ultimamente mi sembra che l’uso di fare pesci d’aprile sia un po’ scaduta, si è perso il gusto della risata scanzonata che aiutava a superare il momento difficile….. i miei ricordi vanno al dopoguerra, e non si può certo dire che fossero tempi facili…..ma se penso a come si doveva stare attenti alle spalle, sia a scuola che per la strada…con il rischio di trovarsi tanti pesciolini appiccicati alla schiena……

 

E allora – nonostante tutto – BUON PESCE D’APRILE!!!