Una Donna, una Giornalista

Il 7 ottobre 2006, due colpi – prima al cuore e poi alla testa – hanno ucciso la giornalista Anna Politkosvkaja  all’ingresso della sua casa.

A quattro anni dall’assassinio della giornalista russa, sono centinaia i reporter uccisi nella ex Unione Sovietica. E non va meglio in altre parti del mondo: tra censura, disinformazione e spettacolarizzazione, sono ancora tante le sfide da combattere per un giornalismo che guarda alla giustizia e cerca la verità.

La violenza, i soprusi e le repressione denunciate da Anna e da decine di altri giornalisti e organizzazioni umanitarie non sono mai cessate; la Cecenia sembra vivere adesso un’apparente situazione di pace e ripresa economica, ma rapimenti e violazioni dei diritti umani continuano sistematicamente e il clima di terrore è talmente normalizzato che la gente non denuncia più.

Nell’ultimo anno ci sono stati centinaia di delitti per attentati terroristici. Centinaia di  morti di cui la comunità internazionale non si occupa, dato che i governi dei paesi Europei sono troppo impegnati a concludere affari con la Russia

Anna aveva lavorato ad un’inchiesta sulle torture perpetrate in Cecenia dai russi, indagine che non potrà più essere pubblicata dal suo giornale, la Novaja Gazeta:  dopo la sua morte, la polizia ha sequestrato tutto ciò che ha trovato nel suo modesto appartamento, tutti i suoi documenti, archivi, foto, computer,  “per leggerli con più cura in vista del processo”

Domani accenderò una piccola candela per ricordare una donna coraggiosa, una giornalista uccisa per aver fatto il suo mestiere: quello di raccontare le cose che vedeva.

  1. Leggendo e ricordando questa “grande donna” mi assale il desiderio di GIUSTIZIA.
    Il grande teologo protestante Karl Barth scrisse che “anche quando la vita sembra solo riservare sventure, l’uomo che crede è come un prigioniero che diventa sentinella”.
    Quante volte mi è capitato (e sicuramente sarà capitato anche a te) di chiedere perché Dio non interviene a ristabilire la giustizia, perlomeno quello che ritengo giustizia, (chi è che non vorrebbe un Dio “casco blu” del pronto intervento contro i nostri nemici?); la risposta è: Dio si impegna a farlo quando sarà il tempo. Affido a LUI la storia di Anna P. e GLI chiedo la forza di saper attendere con fiducia nonostante i SUOI tempi lunghi e imprevedibili.
    Ciao Fausta, anima bella.
    Lucetta

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