Una domenica pomeriggio a Firenze

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Non mi era mai capitato – e come me a nessuno dei presenti che aspettavano di entrare nella grande cupola del Planetario di Firenze – di essere accolta dall’applauso di quel Coro (Il coro della Scuola di Musica di Sesto Fiorentino) che andavamo ad ascoltare nel loro Concerto di Musica e Poesia.

Quando mi era arrivato l’invito da parte di un’amica avevo pensato di partecipare, sicuramente per il programma molto bello, ma soprattutto per la curiosità di vedere il Planetario in cui non ero mai entrata –  a dire il vero non sapevo neppure con precisione dove si trovasse, pensavo fosse ad Arcetri dove c’è l’Osservatorio mentre si trova proprio nel cuore della città.

Bene, entriamo e ci fanno accomodare sulle poltrone che sono nella sala circolare al di sotto della gran cupola. Il primo “incontro” con queste comodissime poltroncine è spiazzante per chi, come me, non le conosce, infatti sono basculanti e si possono muovere tutto in giro ed anche arrivare ad una posizione quasi distesa….per permettere di guardare il cielo stando assolutamente comodi .

sala-planetario

Una volta trovata la posizione giusta la cosa è anche piacevole….

Inizia l’esibizione del coro. Sulla cupola vengono proiettate una alla volta delle diapositive di oggetti celesti, galassie per lo più, ognuna con il testo della poesia che viene recitata, alternata ai brani musicali, da uno dei coristi. Tutte le poesie hanno come tema il cielo. Sono di Tagore, Trilussa, Gibran, Khayyàm, De Espronceda, Leopardi, Lasker-Schuler e Saint-Exupery.

Mentre, una notte, se n’annava a spasso,
la vecchia Tartaruga fece er passo
più lungo de la gamba e cascò giù
co’ la casa vortata sottinsù.
Un Rospo je strillò: – Scema che sei!
Queste so’ scappatelle
che costano la pelle… –
Lo so: – rispose lei –
ma, prima de morì, vedo le stelle.
           (Trilussa)

I brani di Rossini, Mozart, Schubert, Tosti, Bruckner, Debussy, Fauré e Vivaldi. Sono tutti brani brevi, mottetti, graduali, italiani, francesi e tedeschi.

In aggiunta al programma il Maestro ha fatto esibire una nuova componente del coro, una giovane soprano giapponese, dalla voce d’angelo, che ha cantato un dolcissimo canto del suo paese nella sua lingua (prima è stato spiegato perché fosse comprensibile). E’ una musica con un ritmo e una cadenza molto diversa dalla nostra ma assolutamente affascinante!

Alla fine gli applausi del pubblico sono stati scroscianti, convinti, meritatissimi e il loro ringraziamento è stato un bis dal loro repertorio “Non ti fidar di un bacio a mezzanotte” cantato come un mottetto, con le voci che si rincorrono, veramente delizioso, che ha dimostrato una volta di più la grande bravura di questo coro che è formato da 12 elementi più un pianista che li accompagna e, ovviamente, dal Maestro direttore che ha cantato anche lui uno dei brani.

Al termine anche i coristi si sono seduti con il pubblico, si sono spente le luci e sulla volta della cupola è apparso il cielo stellato. Una incredibile miriade di stelle….quelle che anche noi dovremmo vedere nelle notti serene e che invece l’inquinamento luminoso ci ha fatto perdere…

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Un astronomo – ora in pensione, di cui purtroppo non ricordo il nome, che merita un grazie grande per la capacità e l’amore con cui ci ha raccontato l’avventura dell’uomo nella conoscenza del cielo –  era alla consolle da cui “dirigeva” e spiegava il cielo di questo periodo dell’anno.

Ha fatto vedere i vari punti di riferimento che i popoli prendevano nella volta stellata per capire la direzione da seguire o per programmare i viaggi. Per aiutarci nella visione faceva ruotare il cielo in modo da indicare le varie stelle in una posizione per noi più comoda.

Albireo

Per me che amo l’astronomia e tutto quello che concerne le stelle è stato un momento di fascino e commozione ma anche di tristezza al pensiero di quanta bellezza stiamo perdendo quando con un po’ di buona volontà si potrebbe recuperare il rapporto col cielo:qui in Toscana sono state fatte le giuste leggi per trasformare l’illuminazione in modo da dare luce alla terra ma lasciare al cielo il suo “buio”. Certo ci vuole tempo e denaro ma almeno i nostri nipoti potranno godere di nuovo la vista delle stelle!

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  1. Ciao Fausta un concerto con un cielo stellato… deve essere fantastico… adoro il planetario e anche la musica classica… cara abbi una serena serata tvb Pif

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  2. Ciao Fausta. Bella, bellissima questa descrizione, la musica unita al cielo stellato (non per nienti esiste il termine “sinfonia delle sfere”).

    Credo che in uno scenario simile la musica- ma anche il teatro, o la poesia- vengano rese piu’ sublimi, amplificate.

    Credo che li’, ognuno s’illumini d’immenso”, dimenticando l’angustia della durezza della vita. Si’, della sua durezza, perche’ la via, in se’ stessa, non e’ angusta..se mai noi ci angustiamo, rendendola tale. Li’, invece, fra Mozart, le stelle e la gente, tale angustia lascia il posto al sendo di immensita’ che l’uomo..merita di provare. Ciao Fausta 🙂

    Marghian

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  3. Un resoconto dettagliato che permette di respirare quella che sicuramente deve essere stata un’atmosfera meravigliosa. Credo non vi sia nulla – o quasi – più suggestivo di un cielo stellato “a portata di mano”. Se poi accompagnato da musica degna…
    Un sorriso per un sereno fine settimana.
    ^____^

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