27 gennaio 2014

Ancora una volta torna la Giornata della Memoria

Per ricordare la Shoa ho scelto quest’anno un brano del tema di una giovane del Liceo Scientifico Giovanni Giorgi di Milano, Sara Bosco, scritto dopo una visita ai campi di concentramento di Auschwitz, per la sua onestà.

Inizialmente sembravano casette di legno uguali a quelle dei nostri attuali villaggi turistici, i cosiddetti bungalow; poi mi sono fermata un attimo davanti a una delle finestre della baracca, il vetro era vecchio, sporco e si vedeva a malapena fuori perché le piccole macchie marroncine fatte dal tempo oscuravano la visuale. Così ho chiuso gli occhi e per un attimo mi sono immaginata accanto a me una persona di massimo 30 chili, con la pelle scura per la sporcizia e gli occhi tristi e pieni di dolore, ma di un blu candido e limpido, che guardavano fuori dalla finestrella. E per un attimo ho avuto due immagini parallele, la mia, che poteva solo immaginare cosa volesse dire guardare fuori da quella finestra in quei giorni bui; e quella della persona da me evocata che vedeva solo una fine già decisa e che in fondo stava aspettando quasi con ansia, perché sapeva che sarebbe stata l’unica “via d’uscita”.

Entrambe le immagini erano accomunate da una cosa, il dolore. Forse il mio non è giustificato, perché io non posso neanche immaginare cosa volesse dire, non vivere, ma cercare di sopravvivere in quella realtà, però provo ugualmente dolore ed è un dolore reale, di quelli che ti fanno sentire un peso allo stomaco e ti fanno mancare l’aria. Dolore dato dal solo immaginare ciò che può aver provato ogni persona che è stata in un campo di concentramento. Non ho la minima idea di cosa possa voler dire non poter mangiare e bere, non poter neanche pensare per la paura, non so cosa voglia dire provare ad immaginare che ciò che è accaduto possa riaccadere.”

auschwitz1

 

La memoria che si fa ora si deve porre  nuove domande: quali interessi, quali forme mentali, che indifferenza e passività portano a riprodurre in questo momento storico  situazioni nelle quali i diritti umani e la stessa vita vengono calpestati?

Nonostante la conoscenza e l’orrore di quanto è accaduto nel passato l’odio etnico e razzista stanno prendendo nuovamente forza insieme alla schiavitù e allo sfruttamento.

Quanto spesso l’indifferenza e il desiderio di tranquillità ci rende difficile vederne i sintomi?

Il giorno di oggi dovrebbe diventare il “Giorno delle Memorie” per non dimenticare Pellerossa,  Armeni,  Foibe, Ruanda,  Burundi, Sebrenica,  Cecenia,  Darfour e quella che si sta perpetrando in questi giorni in Siria, e quante ne ho dimenticate…

 

  1. mi sentii dire da una persona che era stata in un campo di concentramento:” ricordati sempre che l’uomo è il peggior animale prima o poi fa uscire la sua bestia ” quella frase rimase impressa nella mia memoria e oggi mi capita spesso di ricordare il dolore di quell’uomo e le sue parole mi fanno più paura Un forte abbraccio

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  2. E si, cara Fausta,
    quanta memoria occorrerebbe per ricordare tutti i dolori della terra!
    Interi terabyte di memoria, oggi li misureremmo così.
    E neanche sono sicuro che basterebbero.
    Che, poi, possano servire anche a curare il male, beh, allora, mi sovviene il cruccio che a questo mondo le cose viaggiano appaiate e, quindi, alla memoria si associa l’oblìo, inestirpabile comunque.
    Ecco,stiamo in mezzo a queste due verità.
    La Memoria, che fa progredire l’uomo, consente l’evoluzione, qualunque cosa significhi quella parola, lotta di classe, progresso, speranza…
    E l’Oblìo, che pure, comunque, con il suo nero velo d’opacità, ci nasconde il peso insopportabile della morte.
    In mezzo noi camminiamo.
    La nostra vita è questo sentiero.
    Oggi, ci fermiamo un attimo su questo sasso a riposarci e meditare.
    Poi riprenderemo il cammino.
    Un abbraccio, Fausta,
    Piero

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  3. Ciao fausta. Giusto e purtroppo vero quanto scrivi, anche se occorre fare un distinguo: chi non vuole dimenticare, non lo vuole davvero, come tantissima gente buona che aborrisce questi orrori; chi invece perpetua il male, ecco che..non vuole dimenticare.. di operare nel male, anzi trae insegnamento-negativo- dalla storia stessa. In Siria come in altri posti, coloro che reprimono, uccidono e rendono schiavi altri uomini, prendono addirittura a modello altri aguzzini e tiranni dei quali e’ piena la storia. Coloro che ordinano genocidi e tengono della gente in prigione per motivi etnici e razziali, sono della stessa pasta di Hitler, Himmler o Kappler.

    “Io chiedo: quando sara’ che l’uomo potrà imparare a vivere senza ammazzare, ed il vento si posera?’” (Guccini); “…quante morti ci vorranno prima che l’uomo si renda conto che troppi sono morti? “(Bob dylan).

    C’e un altro bellissimo verso di Guccini che dice ” e voi, a decine, che usate..parole diverse, le stesse prigioni…”. Ciao Fausta 🙂

    Marghian

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