1. Cara Fausta, e che aggiungere?
    Non conoscevo questa Ode alla pace di Neruda, poeta che in qualche modo ho frequentato da adolescente e che mi ha accompagnato anche in momenti per me difficili.
    Gli voglio bene, a Neruda, uomo di carne, di cuore, di poesia, che sapeva usare le parole per costruire un mondo migliore, più bello, più umano, che forse è il modo di dire che li racchiude tutti.
    Ode alla pace, che dichiara la pace come vita comune quotidiana, che dice che quella quotidianità che pure ci sembra annoiarci, che a noi, oggi, sembra essere diventata ributtante, stomachevole, ecco quella quotidianità è il bene più prezioso, più caro, più solenne.
    E’ la pace.
    Ieri, o l’altro giorno, mi raccontavi il tuo ricordo del nazista entrato in casa, tanti anni fa, quando la pace non c’era e sembrava un sogno impossibile: ecco, a confronto con quel momento, tutta la nostra vituperata quotidianità è la PACE!
    Dovremmo ricordarcene più spesso, in questi giorni, leggendo i giornali o ascoltando i tiggì, e forse ci aiuterebbe a comprendere meglio e reagire più incisivamente per difenderla, questa PACE tanto agognata.
    La poesia di Neruda mi ha fatto venire in mente un’altra poesia sulla pace, diversa da questa, di Wislawa Szimborska. Sai che quella poetessa mi piace moltissimo, e trovo le sue poesie molto vive. Perciò vado a cercare la poesia… aspetta…
    Ho trrovato questa versione letta dalla voce di Wislawa, con i sottotitoli, che trovo magica.
    Anche la poesia, magicamente vera, ma dolorosamente, vera fino a fare male.
    Mettiamole insieme, queste due facce della PACE, perchè, vere tutte e due, servono a mostrare la complessità nelle sue due estremità, perchè è complessa la realtà, la vita, non è qualcosa di superficiale, uniforme,stucchevole.
    E dobbiamo darci da fare, per vivere con questa cosa, che oggi a molti non piace. Ma questo fastidio che si sente in giro è il frutto dell’ignoranza, della brama di abbrancare solo un tesoro fatto di monotona invarianza, che stanca e annoia… oh, certo, è pace anche quella, ma … una pace eterna!
    Un abbraccio (e grazie per il bellissimo post).
    Piero

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  2. BAMBINI GIOCANO (Bertold Brecht) 

    I bambini giocano alla guerra. 
    E’ raro che giochino alla pace 
    perché gli adulti 
    da sempre fanno la guerra, 
    tu fai “pum” e ridi; 
    il soldato spara 
    e un altro uomo 
    non ride più. 
    E’ la guerra. 
    C’è un altro gioco 
    da inventare: 
    far sorridere il mondo, 
    non farlo piangere. 
    Pace vuol dire 
    che non a tutti piace 
    lo stesso gioco, 
    che i tuoi giocattoli 
    piacciono anche 
    agli altri bimbi 
    che spesso non ne hanno, 
    perché ne hai troppi tu; 
    che i disegni degli altri bambini 
    non sono dei pasticci; 
    che la tua mamma 
    non è solo tutta tua; 
    che tutti i bambini 
    sono tuoi amici. 
    E pace è ancora 
    non avere fame 
    non avere freddo 
    non avere paura.
    Un bacio cara amica mia!

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    • “Pace”, come tante altre parole semplici- e le piu’ usate-, e difficile da definire. Si provi a definire cos’e l’amore, ad esemio. Altra parola semplice fra le piu’ usate e’ “intelligenza”. Si provi a dare una definizione di “intelligenza” (o di “amore” o di “pace”). Io non ci sono ancora riuscito, ma credo di essere in buona compagnia.
      E allora? La pace, e cosi’ pure l’amore o l’intelligenza, vanno cercati; magari, senza magari mai raggiungerli. Ma cercati.

      Marghian

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