4 ottobre – San Francesco

CANTICO DELLE CREATURE

Altissimu, onnipotente bon Signore,

Tue so’ le laude, la gloria e l’honore et onne benedictione.
Ad Te solo, Altissimo, se konfano,
et nullu homo ène dignu te mentovare.

Laudato sie, mi’ Signore cum tucte le Tue creature,
spetialmente messor lo frate Sole,
lo qual è iorna, et allumeni noi per lui.
Et ellu è bellu e radiante cum grande splendore:
de Te, Altissimo, porta significatione.

Laudato si’, mi Signore, per sora Luna e le stelle:
in celu l’ài formate clarite et pretiose et belle.
Laudato si’, mi’ Signore, per frate Vento
et per aere et nubilo et sereno et onne tempo,
per lo quale, a le Tue creature dài sustentamento.

Laudato si’, mi’ Signore, per sor Aqua,
la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta.
Laudato si’, mi Signore, per frate Focu,
per lo quale ennallumini la nocte:
ed ello è bello et iocundo et robustoso et forte.

Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra matre Terra,
la quale ne sustenta et governa,
et produce diversi fructi con coloriti flori et herba.

Laudato si’, mi Signore, per quelli che perdonano per lo Tuo amore
et sostengono infirmitate et tribulatione.
Beati quelli ke ‘l sosterranno in pace,
ka da Te, Altissimo, sirano incoronati.

Laudato si’ mi Signore, per sora nostra Morte corporale,
da la quale nullu homo vivente po’ skappare:
guai a quelli ke morrano ne le peccata mortali;
beati quelli ke trovarà ne le Tue sanctissime voluntati,
ka la morte secunda no ‘l farrà male.

Laudate et benedicete mi Signore et rengratiate
e serviateli cum grande humilitate

1430117769-sanfrancesco

  1. Lo straordinario canto delle creature di Francesco… creature, facenti tutti parte di un creato, un mistero ma una realtà che ci lega tutti e ci rende ciascuno responsabile verso l’altro e verso ciascuna cosa creata… come ci ricorda, dopo mille anni, Papa Francesco. Ma gli uomini hanno la testa dura, bisogna sempre ricordarci le cose ovvie!

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  2. Bellissimo, Fausta, il cantico delle creature.
    Soltanto che, a mio avviso, Franceco ha fatto una piccola pecca (pecca, per un santo, poi…. 🙂 ). Mi spiego meglio. In un cantico bellissimo dove si loda Dio per le bellezze del creato, si inneggia al suo amore, mi leggo “guai a quelli ke morrano ne le peccata mortali”.

    Perche’, “una pecca”? Perche’ per me, Francecco, in qeusto bellissimo cantico non doveva citare l’inferno, il castigo divino. Se mai, avrebbe dovuto farlo in un altro componimento, che so, “De lo giudizio Divino”, per esempio, allora si’, “e la morte secunda, guai a chi….”. Ma non nel cantico delle creature, dove.”E guai a chi…” a mio modesto parere, stona un po’. Ciao Fausta.

    Ah, sei invitata ad un altro mio post “scientifico”, su Plutone e Marte.

    Marghian

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