Un invito a cena

Prendo dalle Omelie del Giovedì Santo

“Le cose grandi più che apparecchiare sparecchiano, distraggono. Le cose piccole, così piccole d’apparire persino inutili, fanno saltare in aria l’intera città. In tre giorni – che da allora sono diventati un unico giorno, l’immenso giorno del mistero cristiano – ha ribaltato Gerusalemme come fosse un carro di fieno. E’ partito dal basso, basso-profilo, così basso d’apparire quasi irriverente per chi diceva d’essere esattamente il Dio tanto desiderato: lavando i piedi, che sono lo scantinato di casa, il pavimento del corpo. Nessun’altra parola del Cristo, quand’era in vita, ha mai trattenuto così tanto amore come quell’ultimo gesto, dissacrante, profondo: «(Tu, a me) non mi laverai mai i piedi» (Gv 13,8). I piedi di Pietro, di Giuda, i piedi miei: fa rabbrividire un Dio-lavapiedi. Anche là, ebbe ragione: per animi grezzi come quelli di noi discepoli, il gesto vale ben più delle parole. “L’ho fatto io, lo farete anche voi domattina. Me lo promettete?” Lì, a due passi dalla miseria, c’è nascosto il primo Credo apostolico: “Io Credo in Dio, Padre onnipotente, nel suo Figlio, Lavapiedi di Gerusalemme”. Dal basso verso l’alto: dal pavimento del Cenacolo alla cima del Golgota. Di giovedì con le braccia strette, le mani a mo’ di scodella, a travasare l’acqua dal catino all’alluce degli amici. Di venerdì a braccia spalancate: «Li amò sino alla fine» (Gv 13,1). Il pavimento è il basamento del Cielo, il Cielo è la copertura del pavimento: il più piccolo, di fronte al più grande, più che oscurarsi s’accenderà. Nel frattempo, dal giovedì al sabato, Dio fu troppo grande per essere capito, troppo santo per non essere scartavetrato. Per questo volle apparisse presto domenica: perché il mondo s’accertasse che amare è una cosa seria, mica una faccenda romantica.”

Siamo invitati tutti a questa Cena da un Dio che si mette il grembiule e si china a lavarci i piedi, un Dio umile e fragile che si fa pane fresco e fragrante che si spezza per tutti.

Sembra quasi scandaloso un Dio umile eppure scopro che devo solo accettare il suo invito per incontrarlo, poi pensa a tutto Lui che non rifiuta nessuno alla sua tavola…

Allora posso sedermi con fiducia anche io, con il mio miscuglio di bene e di male…

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  1. L’umiltà e una qualità di pochi, Gesù lo aveva, era uguale al suo padre..
    Cara Fausta manca poco a Pasqua, questo anno per me e veramente pieno di significato, e la prima volta comprendo l’immenso amore di Dio ai nostri confronti.. Lui ci ha dato la vita del suo figlio molto amato, per salvare noi..

    ti abbraccio sempre con amore e rispetto, bussi Rebecca🌻

    Voglio lasciati questo qui.. da Giovanni 12:44-50

    Ma Gesù ad alta voce esclamò: «Chi crede in me, crede non in me, ma in colui che mi ha mandato; …e chi vede me, vede colui che mi ha mandato… Io sono venuto come luce nel mondo, affinché chiunque crede in me non rimanga nelle tenebre… Se uno ode le mie parole e non le osserva, io non lo giudico; perché io non sono venuto a giudicare il mondo, ma a salvare il mondo…. Chi mi respinge e non riceve le mie parole, ha chi lo giudica; la parola che ho annunciata è quella che lo giudicherà nell’ultimo giorno… Perché io non ho parlato di mio; ma il Padre, che mi ha mandato, mi ha comandato lui quello che devo dire e di cui devo parlare; …e so che il suo comandamento è vita eterna. Le cose dunque che io dico, le dico così come il Padre me le ha dette».

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  2. “Gesù, lui, ha perseverato nell’amore fino alla fine, fino ad arrivare, per questo amore, al colmo doloroso che vediamo.
    E non solo per coloro che erano già suoi amici, ma per i nemici, per farne degli amici, e non a suo vantaggio, ma per la loro salvezza. ”
    San Tommaso Moro

    “Sembra quasi scandaloso un Dio umile eppure scopro che devo solo accettare il suo invito per incontrarlo, poi pensa a tutto Lui che non rifiuta nessuno alla sua tavola…
    Allora posso sedermi con fiducia anche io, con il mio miscuglio di bene e di male…”
    Consolanti e rassicuranti parole che mi fanno tanto bene. Buon giovedì santo Fausta.

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