I sacerdoti e il bene compiuto in silenzio

Apprezzo la sincerità e la chiarezza di pensiero di Padre Martìn. E’ purtroppo vero che i giornali cerchino la notizia ad effetto senza contobilnciare con tutto il positivo che c’è. In questo modo si distorce la verità e si spingono gli uomini verso l’odio. Non solo non si rende giustizia alla Chiesa ma neppure all’umanità in tutto quello che ha di sano e positivo. Grazie per questo contributo, a volte è difficile trovare gli articoli giusti!

il blog di Costanza Miriano

Lettera di un sacerdote cattolico al NEW YORK TIMES

Caro fratello e sorella giornalista:

Sono un semplice sacerdote cattolico. Sono felice ed orgoglioso della mia vocazione. Da vent’anni vivo in Angola come missionario.
Vedo in molti mezzi di informazione, soprattutto nel vostro giornale, l’ampliamento del tema dei sacerdoti pedofili, con indagini condotte in modo morboso sulla vita di alcuni sacerdoti. Così si parla di uno di una città negli Stati Uniti negli anni ‘70, di un altro nell’Australia degli anni ‘80, e cosi a seguire di altri casi recenti…
Certamente questo è da condannare!
Si vedono alcuni articoli giornalistici misurati ed equilibrati, ma anche altri pieni di preconcetti e persino di odio.

View original post 770 altre parole

  1. Adesso i sacerdoti sono tutti pedofili, e quando ne viene arrestato UNO per criminalita’ diventano TUTTI mafiosi, TUTTI. E’ il modo di (NON) ragionare della gente. Purtroppo pero’, i due o tre preti pedofili su DIECIMILA danneggiano i novemilanovecentonovantasette sacerdoti BUONI. E’ da capire anche che una mamma, che è portata a pensare magari con timore che “c’e’ il rischio che mio figlio/figlia capiti male”, a fargli frequentare l’oratorio, o la parrocchia. Pochi elementi che rovinano, insomma, una intera categoria. Putroppo la gente NON discerne. Ciao Fausta 🙂

    Marghian

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  2. La stessa cosa la dice sempre mio marito. Allevato praticamente nel refettorio della parrocchia vicino a casa sua. Il suo papà ha trascorso quasi un anno in ospedale e la mamma doveva prendersi cura di lui e della sorella ed era casalinga. Così mio marito andava a giocare nel cortile della parrocchia ed i giovani preti gli facevano fare i compiti, gli insegnarono a cantare nel bellissimo coro della città. Tra l’altro era un coro famoso e lui era il più piccolo. Le vacanze le ha fatte in montagna sempre con le comitive della parrocchia. Lui me lo dice sempre. La serenità che gli hanno infuso la sente ancora oggi.

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