24 giugno

Oggi, 24 giugno, festa di San Giovanni Battista, è la festa del santo patrono della “mia” Firenze (oramai mia anche se sono nata a Roma)

All’inizio la città era dedicata al dio Marte ed una sua statua era posta all’inizio del Ponte Vecchio, fin quando nel 1333 la piena dell’Arno la portò via…

Fu scelto San Giovanni per la sua somiglianza col carattere dei fiorentini, chiari e brevi nelle loro parole e coraggiosi e battaglieri, simbolo di rettitudine morale e di correttezza politica   …. almeno allora…ora purtroppo troppi sembrano aver perso questa sue stupende caratteristiche!

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Ma il 24 giugno è festa e ai fiorentini interessa solo festeggiare la città!

Al mattino c’è stata la consegna dei ceri accompagnati dal gonfalone della città e la messa solenne in Duomo

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Di solito anche io ero “in centro” a vivere in pieno la festa.

Oggi invece sono davanti alla TV a vedere in diretta Firenze in festa! L’età obbliga a cambiare un po’ la vita…

È iniziato ora il corteo storico che accompagna le squadre dei calcianti del calcio storico.

Avanti a tutti ci sono i Sergenti di Guardia e di Balia, seguiti dal Gonfalone e da Bandierai e Sbandieratori.

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Non posso nominare tutti perché sono veramente tanti ma segnalo i personaggi più importanti: il Maestro di Campo, vestito di velluto nero, che deve far rispettare le regole con la sua scorta vestita in azzurro.7

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L’Araldo della Signoria che chiederà  al Magnifico Messere (che quest’anno sarà Pierfrancesco Favino) di dare il via alla tenzone. Dietro ai calcianti ci sono il Pallaio (che porta i palloni), il Giudice Commissario, tre Arbitri e 8 Giudici di campo (2 per ogni quartiere)

Poi i gruppi delle Arti maggiori, poi fanti, cavalleria, bandierai e a chiusura del corteo le magnifiche madonne fiorentine con i loro superbi costumi cinquecenteschi, portatrici di grazia, bellezza e cortesia.

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E ora i calcianti stanno per salire sul bus che li porterà in Santa Croce per evitare scontri prima dell’inizio  e io vi lascio perché vado a seguire la partita.

Le squadre della finale:

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Prima dell’inizio c’è la cerimonia del “saluto alla voce”

Ogni frase è seguita da un colpo di tamburo

  1. State attenti al Comado
  2. Badate a voi, le armi in pugno
  3. Presentate le armi, salutate
  4. Rimettete le armi a terra
  5. Riposatevi sulle vostre armi
  6. L’ultima che emoziona e a cui tutti rispondono a gran voce:
  7. Gridate con me Viva Fiorenza!!! (accompagnata dallo scoppio delle colubrine)

Ultima cosa…stasera dalle 22 ci saranno i fuochi d’artificio, anzi I Fochi: ponti, palazzi, lungarni si riempiranno di fiorentini …. Saranno, come al solito bellissimi, specie per i fortunati che potranno vederli avendo davanti il Ponte Vecchio… uno spettacolo magico!

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Ma come al solito – i fiorentini diranno …  l’erano meglio quelli di anno!!!

I’ Brindellone

E’ il protagonista della più attesa delle attrazioni pasquali…. lo scoppio del carro!!!

La sua storia parte da molto lontano…risale addirittura al tempo delle crociate!

Rientrato a Firenze il 16 luglio 1101 dopo la liberazione di Gerusalemme, il capitano Pazzino de’ Pazzi fu festeggiatissimo ed accolto con solenni onori. In dono aveva avuto da Goffredo di Buglione tre pietre del Santo Sepolcro. Le tre pietre rimasero inizialmente conservate nel Palazzo de’ Pazzi e poi vennero portate nella Chiesa dei Santi Apostoli dove tuttora sono gelosamente conservate.

Dopo il ritorno di Pazzino, ogni Sabato Santo, i giovani di tutte le famiglie si recavano nella cattedrale dove, al fuoco benedetto che ardeva, accendevano rispettivamente una fecellina (piccola torcia) per poi andare per la città a portare la fiamma purificatrice in ogni casa. Il fuoco santo veniva acceso proprio con le scintille sprigionate dallo sfregamento delle tre schegge di pietra del Santo Sepolcro.

Più tardi si iniziò a portare il fuoco santo con un carro dove, su un tripode, ardevano i carboni infuocati. Da questo semplice rito nacque quello dello scoppio del carro…

Per un periodo i principi della Repubblica ordinarono che non si facesse più lo scoppio del carro ma i fiorentini non gradirono l’abolizione e fecero revocare il decreto.

All’inizio il carro era molto più semplice di quello attuale, ma a causa delle deflagrazioni e delle vampate che sopportava doveva essere quasi del tutto ricostruito ogni anno.

La famiglia dei Pazzi che aveva l’incarico di preparare il carro ne fece allestire uno molto più solido ed imponente che dovesse durare per sempre. Fu, dunque, costruito il grande carro del tipo “trionfale” a tre ripiani. Il carro subì pochi restauri, soprattutto dopo l’alluvione dell’Arno del 1966,  ma oramai gode ottima salute.

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La mattina di Pasqua, scortato da 150 fra armati, musici e sbandieratori del calcio fiorentino, il carro, detto affettuosamente dai fiorentini “Brindellone” parte dalla sua rimessa del piazzale di Porta al Prato, trainato da due paia di candidi buoi infiorati ed arriva in piazza del Duomo, fra il Battistero e la Cattedrale.

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Un filo di ferro, che sostituisce la vecchia corda sugnata (ingrassata con la sugna perchè non si rompesse durante il volo della colombina), viene teso a circa sette metri di altezza, da una colonna di legno, posta per l’occasione al centro del coro, fino a giungere al carro.

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Alla fine della Messa, nella Cattedrale, il celebrante accende la colombina con il fuoco benedetto:

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la colombina parte e va a colpire il brindellone, dando il via, con gran fragore, al susseguirsi di esplosioni e spettacoli pirotecnici (il tutto dura 20 minuti circa).

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L’imponente mole del carro si avvolge di nuvole e scoppi e sembra che l’aria stessa si accenda con scintille sempre più luminose.

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Scintille che ad un tratto diventano una vera pioggia di viola, di rosa, di rosso, di verde, di bianco e di blu. Il profilo del Brindellone scompare del tutto in questo gioco di colori, via via i vari piani del carro si accendono in scoppi e girandole di fuoco fino ad arrivare alla cima dove si apre la triplice girandola con i tre stendardi che portano il simbolo dell’agnello pasquale.

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Fino alla fine i fiorentini stanno col fiato sospeso perché la riuscita dello “scoppio” dà l’indicazione di come sarà il raccolto della stagione!

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Anche questo ora è diventato parte dello spettacolo!!!

La strage dei Georgofili…. mi ricordo….

Ventidue anni fa nel cuore della notte un boato violento mi ha fatto saltare giù dal letto: non ho avuto dubbi sul significato….il resto della notte attaccata alla radio: Firenze era stata ferita nel suo cuore e con il suo anche il nostro…
Come ogni anno stanotte alle 1,04 è arrivato il corteo partito dall’Arengario di Palazzo Vecchio e ha depositato una corona d’alloro sul luogo della strage
22 anni e una verità ancora a metà…
Quella notte per Nadia è davvero finito tutto….

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Quando nel 1970 sono venuta ad abitare in questa casa, dopo i tre anni vissuti a Siena, di fronte avevamo solo una grande fabbrica – capannoni bassi, poco rumore e nessun fumo inquinante e un bel “fazzoletto” di terra dove una contadina, la mitica Attilia, teneva polli e conigli e coltivava la terra vendendo poi i suoi freschissimi prodotti. C’erano dei bellissimi alberi che creavano un’isola ombrosa dove si restava volentieri a chiacchierare, ed una polla di acqua freschissima e buona (un gran dono dato che dopo l’alluvione l’acqua era ancora imbevibile). Dal mio balcone al 4° piano vedevo il Parco delle Cascine e più in là le verdi colline che circondano Firenze come una corona per questa splendida città, e splendidi tramonti ed il cielo che ancora lasciava vedere le stelle.

Per tanti anni ho goduto di questo privilegio, la strada si era allungata e nella parte nuova crescevano palazzi ma la fabbrica impediva che si costruisse di fronte al mio.

Una quindicina di anni fa le cose cambiarono. La fabbrica fu chiusa e il terreno dell’Attilia espropriato: presto si inselvatichì senza che nessuno facesse niente.

Solo i bambini della vicina scuola elementare, dove andavano anche le mie figlie, fecero un’azione di protesta perché il terreno fosse almeno ripulito permettendo loro di andarvi a giocare al sicuro dalle macchine. La rete intorno si riempì di disegni fatti dai bambini e di letterine all’amministrazione comunale….ma nulla.

Poi furono tagliati gli alberi e sorsero quattro mega palazzoni, quattro cubi di 1000 appartamenti l’uno, a mio parere (e non solo mio) particolarmente brutti. Rimase libero solo il vecchio campo, sempre più selvaggio e sporco ed anche pericoloso perché sarebbe bastata una scintilla per scatenare un incendio.

Solo all’inizio di questa primavera una mattina si videro i giardinieri del Comune al lavoro: tagliarono tutta l’erba, misero quattro panchine, recintarono tutto e sul cancellino che si apriva sulla strada attaccarono un cartello che fu per tutti una piacevole sorpresa.

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Ben presto arrivarono i primi ospiti, i cani dei palazzi intorno con i loro padroni a godere di quello spazio libero e sicuro e questa estate sono stati per me il passatempo pomeridiano mentre mi riposavo sul balcone….

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Non c’è niente che aiuti a fare amicizia quanto portare a spasso un cane – lo so per esperienza avendone avuti tanti – e i padroni si ritrovavano sulle panchine a chiacchierare mentre i loro amici a quattro zampe si divertivano….

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Ma la stessa cosa vale anche per i cani che hanno fatto amicizia ed è fantastico vedere come si salutano festosi ogni volta che uno di loro arriva…. Gli corrono incontro abbaiando e si mettono intorno al cancellino per fargli festa, poi corse e salti. Anche fra loro ho visto che si formano delle amicizie più profonde, si stendono sull’erba al sole, vicini come se si raccontassero qualcosa….

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Sono molto istruttivi….non litigano o se qualche volta lo fanno dopo pochi minuti sono di nuovo a giocare insieme mentre conosco buona parte dei loro padroni e so bene che ci sono invidie e gelosie anche se davanti ci sono solo sorrisi!

Ovviamente ci sono i soliti benpensanti che hanno trovato da ridire perché i cani abbaiano ma sono lì solo in orari lontani dal “riposino” pomeridiano e non so a chi possano dare noia, visto che oltre a tutto la strada rimane pulita….

Ora, con tutte queste piogge, nessuno si ferma… spesso i cani vengono mandati da soli nel campo pregno di acqua per i loro bisogni…e che siano veloci!

Sia loro che anche io aspettiamo che arrivino di  nuovo i giorni di sole!

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Domenica alla Fierucola

Domenica 13 settembre, una splendida giornata per l’inizio della nuova stagione delle Fierucole.

Per essere esatti la prima giornata è stata ieri, dato che quando si svolge nella piazza della SS Annunziata la Fierucola dura due giorni, sabato e domenica, di solito della prima settimana del mese. Solo a settembre si svolge la settimana successiva perché il primo sabato è dedicato alla festa della Rificolona , di cui la Fierucola è la continuatrice ideale..

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La cornice è stupenda: la piazza è dominata dalla basilica della SS. Annunziata con la loggia dei Servi di Maria, da un lato il porticato dell’Ospedale degli Innocenti, opera del Brunelleschi e dall’altro quello speculare eretto da Antonio da Sangallo il Vecchio e Baccio d’Agnolo.

Come una ciliegina sulla torta in fondo c’è la via dei Servi che è come un cannocchiale puntato sulla cupola del Duomo,

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le due fontane dei Mostri Marini e la statua equestre di Ferdinando I° con lo stemma formato da uno sciame d’api che circondano l’ape regina.

I cerchi concentrici sono sfalsati e questo rende difficile contare il numero delle api senza confondersi… è uno dei luoghi in cui accompagno i miei ospiti, come la Farmacia di Santa Maria Novella, il caffè delle Giubbe Rosse….

Il tema della prima Fierucola è il Pane, il pane contadino, quello fatto a mano, con le farine macinate a freddo e cotte nel forno a legna.

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Si trovano tutti i tipi di farina,

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c’è l’olio, ci sono tutti i prodotti che si creavano nei piccoli poderi familiari, c’è la ricerca di frutti e sementi antiche e tutti i prodotti creati da piccoli artigiani.

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Insieme al mercato ora ci sono anche incontri e dibattiti per far conoscere le esperienze dei nuovi agricoltori e il loro amore per le loro origini rurali.

Io ho approfittato della bellissima domenica di sole per tornare in centro – dopo tanti giorni – e mi sono diretta in piazza. Una bella vista di gazebi bianchi

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e tante persone che girano, si informano, assaggiano, acquistano.

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C’è una bellissima atmosfera di amicizia, proprio come era un tempo nelle campagne, ci sono tanti colori, tanti profumi….. le erbe officinali, il pane, le verdure, i formaggi….

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Ho passeggiato fra i banchi, assaggiato il pane bruscato con l’olio, comprato i pomodorini gialli

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le pere volpine e le piccole mele limoncelle che mangiavo sempre da bambina

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ho fatto qualche foto e scambiato sorrisi

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….una eccezionale ricarica per il corpo e lo spirito!

Ed ora – ogni volta che mi sarà possibile – ci saranno le fierucole mensili nella piazza di Santo Spirito – e quelle della ceramica ad ottobre e quella di Natale, entrambe alla santissima Annunziata…

Vi racconterò…..

Stagione teatrale 2013/2014 – parte 2^

Proseguendo con gli spettacoli della passata stagione, nel mese di novembre il Maggio fiorentino ha presentato, in quel piccolo gioiello che è il Teatro Goldoni ritornato finalmente a nuova vita dopo anni di abbandono, “La Serva Padrona” di Pergolesi, un intermezzo buffo a cui ha partecipato Alessandro Riccio nelle vesti del servo Vespone.

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Un solo spettacolo al Teatro Verdi (i suoi prezzi sono assurdi…) ma che è bastato da solo a far dimenticare tutto il resto del palinsesto: lo sfolgorante “Priscilla – il musical”, una magia di colori, scene sfolgoranti e bellissime musiche (basta pensare a I will survive, Mamma mia, Material girl, It’s raining man)….

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Al teatro di Cestello “Aria di famiglia”, un ritratto duro e tenero di una famiglia che si ritrova per festeggiare la madre e “Parenti serpenti”: chi ha visto il film sa quanto può essere divertente ed insieme tragico questo testo che mette a nudo le difficoltà dei rapporti in una famiglia.

Due spettacoli semplici ma che comunque fanno trascorrere un bel pomeriggio

Al Teatro Dante “Pretty”: siamo andate per vedere dal vivo l’attore principale, Filippo Nigro, e abbiamo trovato una piacevole commedia piena di occasioni per ridere e per riflettere.

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Al Teatro Le Laudi “La panne” di Durrenmatt, la storia di un incidente e del suo tragico finale: un umorismo profondo che si lega a grandi temi quali la giustizia, la coscienza, il destino, l’individualità.

Ho lasciato per ultimi gli spettacoli che ho più amato

Il delicato e magico – soprattutto per chi come me ha vissuto quel periodo di canzoni  – “Tina Allori” che rivive attraverso i ricordi della nipote Letizia Fuochi, cantautrice che negli ultimi anni, oltre a produrre un disco notevole (Come l’acqua alla terra, che ha avuto ottime recensioni dalla critica specializzata), ha portato in tour più di un bello spettacolo di teatro-canzone.

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Al Teatro di Rifredi l’irresistibile Alessandro Riccio con il suo “Pane e volpi” storia di truffe, raggiri e imbrogli.

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Sempre a Rifredi ho assistito per la terza volta a “L’ultimo Harem” di Angelo Savelli, interpretato dalla stupenda Serra Ylmaz, Valentina Chico e Riccardo Naldini, uno spettacolo in cui tutto è strano, tutto è esotico a cominciare dallo spazio della rappresentazione. E’ come entrare in una favola ma non è favola: l’harem è una realtà dello spirito dove chiudere la propria donna ma anche le proprie insicurezze e il potere della donna che seduce attraverso il racconto.

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Al Teatro Puccini tre spettacoli: Bucce, con la bravissima e poliedrica Silvia Paoli.

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“Se non ci fossi io”, interpretata all’affiatatissimo trio – conosciuto in TV attraverso Distretto d Polizia – Daniela Morozzi, Gianni Ferreri e Roberto Nobile, che affronta in chiave comica, ma mai superficiale, le problematiche legate all’handicap, ma soprattutto alla paura di vivere e di amare.

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Il terzo spettacolo è stato il famosissimo “Caveman” il monologo più famoso al mondo dedicato al rapporto uomo-donna. Maurizio Colombi si esibisce rivelandosi un attore comico irresistibile.

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Nella splendida cornice di Villa Gerini di Colonnata uno spettacolo itinerante scritto e interpretato da Silvia Frasson insieme ad Alessandro Waldergan accompagnati dalle musiche del violoncello e della delicata voce della brava Naomi Berrill.  E’ un viaggio straordinario attraverso vari miti passando da vari stili interpretativi, dal comico al colloquiale fino alla recitazione drammatica e partecipata, al punto da coinvolgere emotivamente gli spettatori, del mito di Antigone.

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Per i due spettacoli al teatro comunale di Firenze (quello Vecchio, quello Bello che chiude i battenti, con grande tristezza dei fiorentini) non c’è bisogno di parole: una bellissima edizione della Madama Butterfly di Giacomo Puccini ed i sempre emozionanti “Carmina Burana”, con i soliti immancabili bis di “O Natura” richiesti a gran voce dalla platea entusiasta!

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A chiusura della stagione, al Mandela Forum “Giulietta e Romeo – ama e cambia il mondo”.

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Devo essere sincera? Nonostante tutto quello che si è detto, lo spettacolo mi ha lasciata indifferente. Niente di particolare le musiche e neppure le scene. Indubbiamente belli i balletti, anche se copiati alla grande da Notre Dame de Paris. Deliziosi e teneri invece i due protagonisti Giulia Luzi e Davide Merlini, dalle voci non eccelse ma che impersonano in maniera perfetta i due innamorati di Shakespeare.

 

 

 

 

 

 

SAN FREDIANO, IL QUARTIERE DEI BECERI MODELLO

“Il rione di Sanfrediano è quel grosso mucchio di case tra la riva sinistra del fiume, la Chiesa del Carmine e le pendici di Bellosguardo; dall’alto, simili a contrafforti, lo circondano Palazzo Pitti e i bastioni medicei; l’Arno vi scorre nel suo letto più disteso, vi trova la curva dolce, ampia e meravigliosa che lambisce le Cascine. Quanto v’è di perfetto, in una civiltà diventata essa stessa natura, l’immobilità terribile e affascinante del sorriso di Dio, avvolge Sanfrediano, e lo esalta. Ma non tutto è oro quel che riluce. Sanfrediano, per contrasto, è il quartiere più malsano della città; nel cuore delle sue strade, popolate come formicai, si trovano il Deposito Centrale delle Immondizie, Il Dormitorio Pubblico, le Caserme”….

Così inizia “Le ragazze di Sanfrediano” di Vasco Pratolini

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E proprio da Porta Sanfrediano inizia la nostra prima passeggiata per le strade di Firenze di quest’anno, passeggiate che sono organizzate dal Teatro di Cestello e che vogliono far conoscere non tanto monumenti e vie principali quanto le particolarità, i luoghi nascosti, il significato dei nomi di vie e piazze…. Tutto quello, insomma, che difficilmente si vede e si conosce andando sempre di corsa…..

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Si parte così dalle  mura arnolfiane, un bel gruppetto, grandi e piccini guidati dalla dolce e bravissima Valentina che conosce ogni piccolo particolare ed ogni piccola cosa da vedere….

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La porta che si chiamava Porta a Pisa (infatti da lì partiva la via principale per Pisa) si apre su una piazza chiamata di Verzaia perché vi si teneva il mercato delle verdure che provenivano dagli orti e spazi verdi fuori delle mura.

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Da lì passiamo in Piazza del Tiratoio, una piccola piazza che prende il nome da uno dei tanti tiratoi, stabilimenti dell’arte della lana che era una delle principali attività a Firenze in particolare verso la fine del XVII secolo quando Cosimo III de’ Medici volle concentrare i tiratoi nella zona d’Oltrarno.

Sempre qui troviamo la sede dell’Antico Setificio Fiorentino, altro polo di eccellenza fiorentina fin dal trecento che ancora produce magici tessuti con gli antichi telai, disegni e cartoni e filati pregiatissimi.

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In fondo alla piazza si vede la grande cupola della Chiesa di San Frediano in Cestello e lì ci avviamo…

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Arrivati nella Piazza di Cestello – che in antico si chiamava Piazza dell’Uccel Grifagno – la prima cosa che colpisce è la mole della Chiesa (che però non visitiamo)

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mentre a sinistra troviamo la Caserma Cavalli, che si trova in quello che era il Granaio dell’Abbondanza fatto costruire da Cosimo III per conservare il grano per i tempi di carestia – infatti sulla facciata spicca ancora lo stemma mediceo.

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Attraverso la via del Piaggione la piazza è collegata con l’Arno. Il nome Piaggione ricorda che un tempo qui c’era una discesa che portava ad una specie di spiaggetta sul fiume: la gran quantità di telai e di lavorazioni richiedeva un forte consumo di acqua che veniva così prelevata direttamente dal fiume

Ci inoltriamo per Borgo Sanfrediano, Diladdarno (come si dice a Firenze), la via dove si trovano ancora tante botteghe di artigiani.

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Passiamo davanti alla Piazza del Carmine dove si trova la Chiesa omonima che conserva al suo interno la famosa Cappella Brancacci con gli affreschi di Masaccio,

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e proseguiamo per Via di Santo Spirito. Tante cose belle da vedere lungo le strade del quartiere, i palazzi delle più grandi famiglie come i Frescobaldi e i Guicciardini – palazzi che si affacciano sui lungarni ma che hanno qui delle pregiate strutture e, all’angolo con Via dei Geppi, il palazzo San Francesco, la prima casa torre, il “prototipo” dei grattacieli!

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E poi tanti particolari vecchi, come le finestre dei bambini

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un’edicola dedicata alla Madonna

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o una bella lanterna

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o un “bandone” dipinto

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Una piccola deviazione ci porta in vi dei Coverelli : qui si può vedere come i fiorentini riuscissero ad allargare le loro case senza dover pagare la tassa del suolo pubblico…..

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Ancora poco ed arriviamo nella stupenda Piazza Santo Spirito, sicuramente una delle più belle di Firenze, dominata dalla splendida Basilica di Santo spirito, dove Brunelleschi ha dato la sua preziosa impronta.

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Essendo domenica siamo arrivati mentre si svolgeva la Messa per cui ci siamo goduti un momento di riposo allo splendido sole che ci ha accompagnato (e fatto sudare…) …..con la rituale foto di gruppo….

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Per descrivere l’interno della Basilica ci vorrebbe una giornata per cui lascio a chi vorrà visitarla il piacere di scoprirla angolo per angolo

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….ma non posso tacere di una preziosità conservata nella sacrestia: il Crocifisso, opera giovanile di Michelangelo, scolpito (unica volta nella sua vita) quando aveva probabilmente diciassette anni come ringraziamento al priore per averlo ospitato nel convento per poter studiare i cadaveri, cosa allora assolutamente proibita, che ha permesso poi a Michelangelo di creare le sue meravigliose e perfette sculture.

 

E con questa gemma si chiude la nostra passeggiata, ci salutiamo mentre un piccione ci guarda dall’alto della Basilica….

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La festa di San Giovanni Battista, protettore di Firenze

Il 24 giugno a Firenze si festeggia il Santo Patrono, San Giovanni Battista.

Inizialmente il Patrono della città era il dio Marte. C’era una sua statua all’inizio del ponte vecchio che fu distrutta dalla piena dell’Arno del 1933.

Dopo la conversione della città al cristianesimo – nel periodo della dominazione longobarda – San Giovanni, patrono dei longobardi, fu nominato anche patrono della città di Firenze.

In questo periodo (IV-VIII secolo) fu costruito il Battistero, sulle rovine del vecchio tempio di Marte, che Dante chiama il “bel San Giovanni”.

Le celebrazioni della festa il 24 giugno iniziarono però solo nel XIII secolo

Proprio per via di questi festeggiamenti il Battistero e la piazza del Duomo divennero il centro della vita politica e religiosa della città.

La storia racconta dell’usanza da parte dei nobili fiorentini di donare dei grossi ceri da bruciare davanti al Battistero, e la festa si concludeva proprio con un enorme cero che veniva trasportato con un grosso carro, il Carro di San Giovanni, da Piazza Signoria fino al Battistero.

Da lì nacque la festa dello Scoppio del Carro, che venne poi dedicata alle festività pasquali.

La festa attuale porta con sé numerosi eventi, dagli sbandieratori, alla gara dei canottieri in Arno – il Palio dei Navicelli,

dal corteo storico alla grande Maratona notturna che si svolge il sabato e si conclude davanti al Duomo.

Ma due sono gli eventi che caratterizzano questa festa, ai quali i fiorentini non potrebbero rinunciare: il calcio in costume, che quest’anno vede in campo nella bella Piazza Santa Croce gli Azzurri (di Santa Croce) contro i bianchi (di S. Spirito)

e – a chiusura dei festeggiamenti – i Fochi.

Quest’anno si aggiungerà anche la riapertura della Torre di Arnolfo che regalerà ai coraggiosi che saliranno fino ai 95 metri d’altezza, una vista mozzafiato della città.

I fuochi d’artificio – i Fochi – salutano il patrono con i loro spettacolari colori e disegni.

Alle 22.30 (concessione data quest’anno per permettere ai tifosi di guardare la partita dell’Italia….altrimenti rigorosamente alle 22) si spengono le luci della città e un botto segna l’inizio dello spettacolo. Ed è uno spettacolo anche la vista dei ponti, delle spallette del fiume, della pescaia, delle barchine in Arno, delle persone in piedi, fitte e stipate, purché si stia il più possibile sotto al piazzale Michelangelo da cui vengono lanciati i fochi, tutte a naso in su in un silenzio che viene via via rotto dagli “ohhhh” che accolgono quelli più belli e dagli applausi a scena aperta…..

I tre botti finali e un lunghissimo applauso concludono lo spettacolo e un fiume di persone torna via in un caos di macchine e clacson….ma anche questo fa parte della festa!!!