Pomeriggio alla biblioteca

C’è una Biblioteca a Firenze, la BiblioteCaNovaIsolotto (è vicina a via Canova, da qui il nome), gestita in modo piacevolmente vario culturalmente e umanamente sia per gli adulti che per i bambini. Per me ha un solo difetto: è lontana e scomoda da arrivare altrimenti la frequenterei con assiduità!

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Sono numerose le  attività che vi si svolgono oltre al normale prestito di libri , molto belli sono gli incontri a tema: filosofia, musica, presentazione di libri, gruppi di lettura, agricoltura, inoltre corsi di formazione e di lingue per stranieri, oltre ad una Biblioknitcaffé per gli amanti del lavoro a maglia ed un Libero caffè Alzheimer… e non elenco tutto ma c’è molto, molto di più.

Uno di questi spazi si intitola “Parole di salute @lla tua biblioteca”.

Proprio all’interno di questo spazio il 27 gennaio sono andata alla presentazione di un libro “Una storia di stra-ordinaria follia” scritto da una giovane blogger che seguo da un po’ di tempo. In questo libro sconvolgente lei racconta la sua esperienza di donna affetta da disturbo bipolare – una delle psicosi più brutte e difficili da curare e che fa passare da stati di massima euforia a stati di depressione profonda, infatti viene detta la malattia “dell’up and down”. Qui è detto in soldoni ma è veramente destrutturante.

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Oltre a questo – che già sarebbe più che sufficiente – a questa donna (sposata e con due bambini piccoli) è stata diagnosticata una leucemia mieloide….

Il libro, come dicevo, è sconvolgente perché racconta molto dettagliatamente (come si trattasse di un’altra persona) le sue sensazioni, le sue paure, la sua grandissima difficoltà, i sensi di colpa di cui si carica per non essere a volte in grado di accudire ai bambini e occuparsi della casa ma nello stesso tempo è pervaso da una grande fede che la sorregge con la forza della speranza e da una grande ironia. Il quadro di una donna sofferente ma intelligente, coraggiosa e forte…

Lei non c’era, proprio in questi giorni si deve ricoverare di nuovo, ed il libro ha avuto oltre alla presentatrice, altre tre relatrici: una psicologa e due donne (di cui una sua carissima amica) che hanno avuto entrambe un tumore con tutte le conseguenze che si porta dietro e da cui non sono venute completamente fuori e per questo molto vicine al tema della malattia argomento dell’incontro. La sua amica, insegnante alla scuola per l’infanzia, ha letto un bellissimo libro pieno di poesia e dolcezza, un bambino malato che parla col suo tumore che chiama Lollo.

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Erano presenti molte signore che avevano raccolto l’invito…quasi tutte passate per lo stesso percorso (molte di loro fanno ora volontariato alla LILT – lega italiana per la lotta al tumore – e chi meglio di loro può capire l’ansia, la paura, la difficoltà di altre donne che si presentano per avere un aiuto psicologico e morale!)

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Mi è venuta voglia di raccontare questo pomeriggio di questa presentazione, con le conseguenti e numerose domande alla fine segno di una grande partecipazione, perché la cosa che più mi ha colpito è stata la gran forza d’animo, la consapevolezza, la grinta e il buonumore di queste magnifiche donne (c’erano solo due uomini di cui uno combatte col suo orco che chiama Adeno da adenoma!). Sentire le loro testimonianze, come vivono la presenza della Bestia (così molte lo chiamano), come affrontano la paura e il dolore è stato bellissimo e molto istruttivo:

Alla fine le avrei abbracciate tutte!!!

Una domenica pomeriggio a Firenze

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Non mi era mai capitato – e come me a nessuno dei presenti che aspettavano di entrare nella grande cupola del Planetario di Firenze – di essere accolta dall’applauso di quel Coro (Il coro della Scuola di Musica di Sesto Fiorentino) che andavamo ad ascoltare nel loro Concerto di Musica e Poesia.

Quando mi era arrivato l’invito da parte di un’amica avevo pensato di partecipare, sicuramente per il programma molto bello, ma soprattutto per la curiosità di vedere il Planetario in cui non ero mai entrata –  a dire il vero non sapevo neppure con precisione dove si trovasse, pensavo fosse ad Arcetri dove c’è l’Osservatorio mentre si trova proprio nel cuore della città.

Bene, entriamo e ci fanno accomodare sulle poltrone che sono nella sala circolare al di sotto della gran cupola. Il primo “incontro” con queste comodissime poltroncine è spiazzante per chi, come me, non le conosce, infatti sono basculanti e si possono muovere tutto in giro ed anche arrivare ad una posizione quasi distesa….per permettere di guardare il cielo stando assolutamente comodi .

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Una volta trovata la posizione giusta la cosa è anche piacevole….

Inizia l’esibizione del coro. Sulla cupola vengono proiettate una alla volta delle diapositive di oggetti celesti, galassie per lo più, ognuna con il testo della poesia che viene recitata, alternata ai brani musicali, da uno dei coristi. Tutte le poesie hanno come tema il cielo. Sono di Tagore, Trilussa, Gibran, Khayyàm, De Espronceda, Leopardi, Lasker-Schuler e Saint-Exupery.

Mentre, una notte, se n’annava a spasso,
la vecchia Tartaruga fece er passo
più lungo de la gamba e cascò giù
co’ la casa vortata sottinsù.
Un Rospo je strillò: – Scema che sei!
Queste so’ scappatelle
che costano la pelle… –
Lo so: – rispose lei –
ma, prima de morì, vedo le stelle.
           (Trilussa)

I brani di Rossini, Mozart, Schubert, Tosti, Bruckner, Debussy, Fauré e Vivaldi. Sono tutti brani brevi, mottetti, graduali, italiani, francesi e tedeschi.

In aggiunta al programma il Maestro ha fatto esibire una nuova componente del coro, una giovane soprano giapponese, dalla voce d’angelo, che ha cantato un dolcissimo canto del suo paese nella sua lingua (prima è stato spiegato perché fosse comprensibile). E’ una musica con un ritmo e una cadenza molto diversa dalla nostra ma assolutamente affascinante!

Alla fine gli applausi del pubblico sono stati scroscianti, convinti, meritatissimi e il loro ringraziamento è stato un bis dal loro repertorio “Non ti fidar di un bacio a mezzanotte” cantato come un mottetto, con le voci che si rincorrono, veramente delizioso, che ha dimostrato una volta di più la grande bravura di questo coro che è formato da 12 elementi più un pianista che li accompagna e, ovviamente, dal Maestro direttore che ha cantato anche lui uno dei brani.

Al termine anche i coristi si sono seduti con il pubblico, si sono spente le luci e sulla volta della cupola è apparso il cielo stellato. Una incredibile miriade di stelle….quelle che anche noi dovremmo vedere nelle notti serene e che invece l’inquinamento luminoso ci ha fatto perdere…

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Un astronomo – ora in pensione, di cui purtroppo non ricordo il nome, che merita un grazie grande per la capacità e l’amore con cui ci ha raccontato l’avventura dell’uomo nella conoscenza del cielo –  era alla consolle da cui “dirigeva” e spiegava il cielo di questo periodo dell’anno.

Ha fatto vedere i vari punti di riferimento che i popoli prendevano nella volta stellata per capire la direzione da seguire o per programmare i viaggi. Per aiutarci nella visione faceva ruotare il cielo in modo da indicare le varie stelle in una posizione per noi più comoda.

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Per me che amo l’astronomia e tutto quello che concerne le stelle è stato un momento di fascino e commozione ma anche di tristezza al pensiero di quanta bellezza stiamo perdendo quando con un po’ di buona volontà si potrebbe recuperare il rapporto col cielo:qui in Toscana sono state fatte le giuste leggi per trasformare l’illuminazione in modo da dare luce alla terra ma lasciare al cielo il suo “buio”. Certo ci vuole tempo e denaro ma almeno i nostri nipoti potranno godere di nuovo la vista delle stelle!

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….e con una favola

BABBO NATALE

  Babbo Natale sta preparandosi un bel pranzetto, la casa è calda e il fuoco nel camino brucia allegramente, le faville volano ad ogni scoppiettio della legna e rendono ancora più festosa l’atmosfera.

 Fuori c’è la neve, un manto bianco soffice soffice – nessuno ha camminato sulla neve oggi – le renne, capitanate dal magnifico Rudolf sono anche loro al caldo, ben accudite e sazie.

 Babbo Natale è contento: quest’anno è riuscito a fare le cose con calma, anzi è un po’ in anticipo rispetto agli anni passati….. certo gli uomini cominciano sempre prima a vestire a festa le città per invogliare la gente alle spese e i bambini sono i primi a pensare alla loro letterina piena di richieste….

 Gli elfi – aiutanti di Babbo Natale – sono già in giro a  cercare le tante cose che verranno distribuite, perché i desideri dei bambini sono veramente numerosi!

La slitta è pronta, tirata a lucido e ben oliata per evitare fermate impreviste, le renne come ho detto sono in piena forma, ansiose di fare una bella corsa nei cieli.

Ad un tratto si spalanca la porta e una folata di vento ghiaccio entra vorticando e con il gelo entra anche una vecchina, un po’ stortignaccola e vestita alla meno peggio con abiti raccattati qua e là, messi insieme per ripararsi dal freddo; dalle calze rotte si vedono le dita dei piedi rosse rosse per il freddo….

”Oh no! pensa Babbo Natale – la Befana! Tutti gli anni è la stessa cosa”.

Infatti è proprio la nostra vecchina, tanto buona ma confusionaria che arriva sempre nei momenti meno opportuni. Babbo Natale non ha il coraggio di mandarla via.. “Sto per pranzare, vuoi farmi compagnia?”

 “Questa sì che è musica per le mie orecchie!” esclama la vecchina “Saranno almeno dieci mesi che non metto in bocca qualcosa di buono! Gli ultimi dolcetti che ho mangiato erano quelli che mi avevano lasciato i bambini l’anno scorso all’Epifania!, cosa stai facendo di buono? C’è un profumino!”

 “Un bel brodo caldo caldo e dentro ci sono delle squisite patate” “Mi piace” – dice la vecchina e Babbo Natale pensa un po’ preoccupato che gli  toccherà dividere quella bontà.

 Ma Babbo Natale è sì  parecchio goloso (basta guardare la sua pancia) ma è generoso e buono, così mette subito un’altra scodella sulla tavola e riempie di buon vino un bicchiere anche per la sua amica.

 “Beato te che porti tanti regali e hai tanti aiutanti e quella bella slitta” – dice la vecchina un po’ invidiosa – “io con la mia scopa vecchiotta non posso fare altro che portare un po’ di calzine ai bimbi e sono costretta dai genitori anche a metterci un po’ di carbone a causa delle birbonate che fanno, ma se le birbonate non le fanno i bambini chi le deve fare? Però ho tanta paura che – dopo tutti i tuoi regali – ai bambini le mie calzine piacciano poco!”

 “Ma che dici” – le risponde Babbo Natale – “li aspettano eccome!”

 “Ma le vedono in tutti i negozi!”

 “Ma non è la stessa cosa…. I regali dei genitori e degli amici vanno bene per i compleanni, ma quelli di Babbo Natale e della Befana sono una cosa diversa”.

 La vecchina è un po’ rassicurata…

 “Comunque, se vuoi essere sicura fai un giretto sulla terra il giorno dell’Epifania e sentirai quello che dicono”

 “Grazie mille, sei davvero un grande amico; sai, quando sei arrivato tu ho avuto paura di sparire e invece siamo rimasti tutt’e due e la festa per i bambini è diventata doppia.

 Grazie anche per il pranzo, mi ci voleva proprio qualcosa di caldo! Buon lavoro..”.

 La porta si spalanca di nuovo per far  uscire la vecchina e la neve entra in un vortice…. ma la stanza è calda e Babbo Natale può riprendere posto sulla sua poltrona, i piedi appoggiati sullo sgabello, una bella coperta rossa sulle gambe….. c’è tempo per un pisolino.

 In fin dei conti è stata una bella giornata e anche l’intrusione di quella simpatica Befana ha dato gioia alla serata. “Buonanotte ragazzi!”Aspettatemi e fate i bravi, arrivo presto!”

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Se alzo gli occhi

La stagione teatrale che credevo conclusa si sta arricchendo di spettacoli veramente belli…..direi stellari!

E proprio di stelle tratta questo di domenica 8 luglio all’Anfiteatro del Cielo, dove siamo stati accompagnati da Gian Paolo Tozzi, vice presidente dell’osservatorio Astrofisico di Arcetri.  Uno spettacolo difficile da raccontare perchè fatto principalmente di emozioni, sentimenti, immagini non viste ma percepite con la fantasia e col cuore. 

Astronomia e poesia….anzi, meglio, poesia ed astronomia. Dodici capitoli, ognuno un argomento, che racchiudono dati astronomici precisi all’interno di poesia, di incanto, di sogno….

Buio, buio completo tutto intorno, infinito spazio buio: comincia così questo viaggio con gli occhi alle stelle. Anche se in realtà intorno a noi c’è ancora luce, ci sentiamo sospinti in questo buio totale, infinito e siamo quel bambino che lo percorre a passi lenti, in mano un sacchetto pieno di palline.

Ed ecco che nel buio il bimbo inciampa e cade, si rompe il suo sacchetto e le palline, un numero infinito di palline, rotolano via e si sparpagliano in questo spazio infinito….e tra queste una, piccolissima, si chiama Pianeta Terra.

L‘uomo vede tutto intorno a sé luci e stelle e la luce calda e forte del sole ed è convinto che tutto sia per lui….lui, il centro di tutto…anche il sole al suo servizio….. ma presto la prospettiva cambia fino a far sentire l’uomo solo un minuscolo punto su un piccolo pianeta in uno spazio infinito….

Parla Helios, il sole, racconta della sua inevitabile fine. Parlano le galassie, le comete raccontano il loro velocissimo viaggio e la morte delle stelle, e i buchi neri, il nulla a cui niente può sfuggire. Tempo, spazio, velocità … misure che l’uomo fatica a concepire. Parla la stella che nasce da una grande esplosione ed inizia il suo rapidissimo viaggio fino ad arrivare ai nostri occhi, luminoso punto nel cielo….

Ad ogni nuovo passo nella scoperta del cielo l’uomo si accorge che da quel momento in poi tutto sarà diverso, in passaggi anch’essi infiniti…Un’ora che mi ha avvinto, col fiato sospeso per paura di perdere anche una sola parola.

L’autore del testo, Stefano Massini, ha saputo avvolgere le parole di una grandissima suggestione, portando per mano lo spettatore all’interno dell’Universo, riuscendo a dare la forte sensazione dello scorrere del tempo con il ripetere, in alcuni momenti, una frase o una parola più volte fino ad arrivare al cuore, con una semplicità e limpidezza di linguaggio che afferra l’attenzione.

I due attori, Luisa Cattaneo e Gabriele Giaffreda, alternandosi nella lettura dei capitoli, hanno reso tutto l’incanto del racconto portando lo spettatore all’interno delle varie scene – dove fisicamente scene non ci sono- e tutto gioca sulla voce, l’espressione, il gesto.

E per finire siamo stati accompagnati dal nostro “anfitrione” alla terrazza dell’osservatorio per immergerci nell’incanto del cielo stellato, visione stupenda nonostante ci sia ancora molta luce.

Là alcuni astronomi hanno risposto alle varie richieste, dando spiegazioni e puntando i due telescopi su oggetti lontani …primo, bellissimo Saturno.

Vederlo così attraverso la lente del telescopio mi ha dato una sensazione di capogiro: miliardi di anni luce di distanza e sembrava di averlo lì, a portata di mano….

E ancora, bellissima, la ring nebula…..una stella che oramai non esiste più, è rimasta di lei la “ciambella” di gas dovuta all’esplosione…

C’è stata anche l’emozione di una enorme stella cadente che ha attraversato tutto il cielo…… per lasciare il tempo di esprimere un desiderio…..

Perfetta conclusione di una serata indimenticabile!

 

Ricordi della passata stagione teatrale – parte 2^

2 grandi spettacoli al Teatro della Pergola.

Il primo, “Non tutto è risolto”, è scritto ed interpretato dalla grandissima Franca Valeri, in scena insieme alla cameriera ed una grandissima stufa. Emozionante e commovente vedere ancora in scena questa grande novantenne, con una bravura ed una grinta incredibili nonostante l’età e la malattia.

L’altro:  “Colazione da Tiffany”di Truman Capote. I due attori, Francesca Inaudi e Lorenzo Lavia hanno ripreso la versione originale del testo (che era stato addolcito per l’interpretazione di Audrey Hepburn), molto originale nella scenografia e con una interpretazione di alto livello.

Al Teatro di Rifredi abbiamo visto: “Gnora Luna” una commedia in dialetto giudaico – fiorentino, un bozzetto garbato e ironico, figure disegnate con umorismo e musiche della tradizione ebraica. Lo spettacolo si è svolto nella ricorrenza di Chanukkà (la festa delle luci) per cui alla fine abbiamo assistito anche all’accensione del candelabro da parte del rabbino di Firenze insieme alla comunità fiorentina.

  Poi “L’ultimo harem”, uno spettacolo ispirato alle “Mille e una notte”, spettacolo che si svolge sul palcoscenico del teatro che diventa un hammam, il giardino di un harem.  Seduti intorno alla scena, si viene coinvolti dal fascino della vicinanza degli attori, dal magnetico affabulare della guardiana dell’harem (la grande Serra Hilmaz, attrice prediletta di Ozpetek), dall’atmosfera carica di profumi e musiche, fino a che non si viene catapultati all’improvviso nella quotidianità di oggi con ironici accostamenti al passato.

Al Teatro Aurora “La strana famiglia”, una esilarante trasposizione teatrale della famosissima Famiglia Addams.

Ancora tre magiche serate con Silvia Frasson – scrittrice e attrice “immaginifica”, come ama giustamente chiamarsi. Alla “Sala Vanni” con la Favole al Telefono di Rodari, voce narrante accompagnata dall’orchestra giovanile del Conservatorio di Fiesole; al Nexus Studio con “Brendulo”, ovvero il Che Guevara delle colline; al Museo Richard Ginori di Doccia con “Quando non avevamo niente”, racconto della nascita della Manifattura delle porcellane di Doccia: una memoria storica vista dal profondo del cuore dei personaggi, dal marchese Ginori agli operai che vi hanno lavorato.

Al teatro del Romito il “Piano B”, ancora risate a non finire con Alessandro Riccio e i suoi fantastici personaggi, insieme a due bravissime attrici.

Poi mi sono trovata a Roma mentre recitavano Michele La Ginestra e Michela Andreozzi che avevo ammirato al Lumière, così con mia sorella – che ero andata appunto a trovare – siamo andate al teatro Golden di Roma ad assistere a “C’eravamo troppo amati”, risate dall’inizio alla fine in un teatro stracolmo.

A chiusura della stagione “La notte del tango” per andare finalmente a vedere il Nuovo Teatro dell’Opera, tanto decantato, che per una serata ha ceduto il palcoscenico ai ritmi sensuali del tango, all’energia delle due coppie di danzatori, alla Grande Orchestra di Juan Josè Mosalini. Uno spettacolo emozionante, struggente, a volte malinconico a volte aggressivo.

Un 10+ al Teatro per l’acustica, veramente straordinaria, ma per il resto una delusione ….un teatro da finire e niente più fondi…. Meglio il vecchio, caro Teatro Comunale!

E ora si comincia a pensare alla prossima stagione….

 

 

 

 

 

 

 

Ricordi della passata stagione teatrale – parte 1^

Anche quest’anno voglio fare un riepilogo della stagione teatrale scorsa. Come oramai saprete, quella del teatro è una passione che divido con mia figlia e devo dire che quest’anno solo una volta siamo uscite deluse dallo spettacolo, e non per lo spettacolo in sé quanto per la scadente prestazione di due attori famosi.

Una serie di spettacoli di Alessandro Riccio….un nome,  una certezza: Stefanaccio al Museo Bardini – la storia del grande collezionista Stefano Bardini, Baroque al Parco dell’Anconella, I Fiorenzini – che ha presentato un duo eccezionale di “artisti di strada” nella splendida cornice di Villa Gerini, Cabaret a Giogoli, nella canonica della magnifica Pieve Romanica.

Musica e risate, personaggi demodé comici e romantici, una irresistibile fisarmonica.

La parte del leone l’ha fatta il Teatro Lumière, un giovanissimo teatro che proprio lo scorso anno aveva iniziato la sua vita. C’eravamo state una volta e ci era piaciuto molto, una bella sala, piccola ma piacevole, un ambiente accogliente. Così quest’anno abbiamo fatto l’abbonamento – una formula convenientissima, valida per tutti gli spettacoli, che ci garantiva sempre gli stessi posti nelle giornate da noi scelte. Il cartellone prometteva molto bene e valeva senz’altro la pena di provare….. ed è stata una scelta vincente!

La stagione ha presentato spettacoli belli ed interessanti e ritrovarsi ogni volta con le stesse persone ha fatto sì che siano nate anche delle belle amicizie e ogni serata sia diventata anche un piacevole ritrovarsi e condividere sorrisi, risate e pathos, merito anche di un Direttore artistico (che è anche attore) sempre presente, sempre disponibile e molto preparato.

Abbiamo visto “A letto dopo Carosello” con Michela Andreozzi, volto conosciuto in tv, con una spassosa carrellata sugli spot di Carosello, che ha coinvolto e divertito il pubblico.

 “Mediano di spinta” con il bravissimo Michele La Ginestra, un poetico monologo sul calcio e sull’amicizia.

 “La vendetta di Afrodite” con Michela Menchi e Marcellina Ruocco, una commedia tutta al femminile originale e divertente.

Non c’è bisogno di presentare la divertentissima commedia “Arsenico e Vecchi merletti”, che tutti conoscono almeno nella versione cinematografica di Frank Capra.

Ugo Dighero, un volto amato dal grande pubblico, ha presentato “Look up America” dove dà vita ad un commovente “profeta di strada”.

A febbraio c’è stato – fuori abbonamento – Riccardo Marasco che ci ha fatto cantare tutti con le sue conosciutissime (almeno per i fiorentini) canzoni e i suoi scanzonati stornelli.

Un inedito “Riccardo III” , una lettura-concerto che ha visto in scena Daniela Morozzi con Leonardo Brizzi ed un’orchestra di bravissimi adolescenti.

Silvia Frasson, narratrice poliedrica e di grande fascino, ha interpretato un testo originalissimo, scritto da lei stessa, su Giovanna d’Arco, “Santa Giovanna dell’immaginazione”.

La coppia Maria Paola Sacchetti e Marcello Sbigoli ha proposto “Piccoli crimini quotidiani” , di Eric Schmitt, una commedia ricca di colpi di scena, dove la verità non è mai quello che sembra.

Due grandi attori, Debora Caprioglio e Lorenzo Costa….la delusione di quest’anno…hanno interpretato “Una stanza al buio” che avrebbe dovuto essere un intrigante giallo. I due attori lo hanno ripresentato dopo 5 anni senza però fare almeno una prova ….lascio immaginare il risultato.

Ha chiuso in bellezza la stagione “La fuga di Casanova” con Maurizio Lombardi, giovane affascinante attore, che ha interpretato un testo poetico, breve ma intenso insieme a due bravissimi giovani attori emergenti.

 

Per 5 volte ci ha visto il teatro Puccini, con “Terapia terapia”: Daniela Morozzi, Roberto Nobile e Gianni Ferreri (tutti e tre conosciuti in Distretto di Polizia…e non solo) offrono un testo che affronta in chiave comica, ma non per questo superficiale, i drammi del matrimonio attraverso un viaggio analitico, Articolo Femminile, ancora con Daniela Morozzi – una analisi Illogica della carta stampata.

 Ancora una volta Alessandro Riccio con altri bravissimi attori torna con “Gianni Schicchi”, divertentissima commedia in costume storico, con le scenografie dello street art Clet.

“Smetti di piangere Penelope”, una commedia francese, interpretata da Tosca d’Aquino, Roberta Lanfranchi e Samuela Sardo. Tre amiche che si ritrovano dopo anni che si confrontano fino allo scontro sul tema della gravidanza ma che alla fine si aiuteranno a capire cosa significhi “volere un figlio”.

Infine “Twist”, una sit-com dal ritmo serrato, di continui colpi di scena, di risate, di situazioni paradossali nate tutte da una serie infinite di bugie che finiscono per essere scoperte tutte nello spazio di una notte. Cinque bravissimi interpreti, uno dei quali che cura anche la regia, è Marco Predieri, il Direttore artistico del Teatro Lumière.

…… prosegue…..

Carnevale a Novoli

“Sabato grasso”….e ancora una volta il mio quartiere – Novoli – è in festa..

Una giornata per uscire dalle case e ritrovarsi tutti insieme, nonni, figli e nipoti, tanti banchetti colorati, i carri – semplici, non si vuol fare concorrenza a Viareggio ma solo far divertire i bambini 

 

e per tutti i bambini sui carri il divertimento è assicurato.

Peccato che il sole del mattino abbia presto lasciato il posto a nuvoloni e vento forte e gelato che alzava i coriandoli da terra e faceva volare i “fili pazzi” e purtroppo disordinava le merci esposte sui banchi…

C’erano i “gonfiabili”, gioia dei bambini, i palloncini colorati che, sbatacchiati dal vento, sembravano chinarsi verso i bambini per farsi prendere

C’era anche il “trucca bimbi”….anche se ho visto tanti adulti farsi fare baffoni da gatto o grandi occhi da clown.

 Per la gola c’erano gelati, crepes con la nutella, nocciole e noccioline dolci e salate e gli immancabili brigidini che annunciano la presenza del banco con il loro profumo

Poi i banchi di “antiquariato”: dai libri nuovissimi a libri datati, compresi libri scolastici di scuole che non esistono più, banchi di ricami dove a un euro potevi trovare qualche centrino prezioso, ricamato a mano insieme a lavori più semplici ricamati a punto erba (che ricordi di pomeriggi passati a preparare portatovaglioli da regalare a Natale), ceramiche più rozze ed altre più delicate…magari una tazzina di finissimo baccarat insieme ad una scatolina di “ pura plastica”dipinta….

Io ho fatto come i bambini….sono arrivata presto (la sfilata dei carri era alle 14): c’era un’atmosfera semplice,  da sagra paesana, dove tutti conoscono tutti, dove ti puoi fermare a chiacchierare con la giovane ragazza dalle mani d’oro che espone i suoi deliziosi lavori, o con gli amici che incontri qua e là…

Verso le 17 sono tornata a casa……era arrivata tanta gente e cominciava la festa per i “grandi”, che si sarebbe protratta fino alle 23….

Che bello poter uscire di casa tranquillamente e oltre a tutto conoscersi meglio nel quartiere è un’ottima cura per la solitudine di tanti…..fa sentire più vicini…

1° aprile

 

1° APRILE

 

Nessuno sa di preciso come sia nata questa strana festa del pesce d’aprile……

 

Qualcuno la fa risalire addirittura a Cleopatra, che – nel 40 a.c. – sfidò Marco Antonio ad una gara di pesca. In quell’occasione infatti, il generale romano tentò di fare il furbo, incaricando un servo di attaccare all’amo una grossa preda che lo avrebbe fatto vincere, ma la Regina, scoperto il piano, diede ordine di far abboccare un grosso finto pesce in pelle di coccodrillo.

 

Uno degli scherzi più antichi e riusciti fu fatto ai fiorentini nel 1878: la cremazione del Marajà indiano sulle rive dell’Arno.

La “Gazzetta d’Italia” pubblicò la notizia dell’improvvisa morte di un mahrajà indiano avvenuta in città e annunciava che, secondo la tradizione induista, questo sarebbe stato cremato il 1° di aprile su un’alta pira costruita appositamente nel parco delle Cascine, all’incrocio dei due fiumi, l’Arno e il Mugnone.

Ovviamente una grande folla si riunì nel luogo stabilito, e rimase in attesa per ore sino a quando dai cespugli sbucarono torme di giovanotti vestiti da pescatori che si misero a girare per la folla gridando “Pesci d’Arno fritti!”.
Fortunato l’indiano, che non era morto, e beffati i fiorentini che, come raccontano le cronache dell’epoca, si allontanano ammutoliti… facendo gli indiani….

 

Un altro scherzo ben riuscito avvenne alla corte del Duca di Borgogna il quale sfidò il suo giullare a fargli uno scherzo senza farsene accorgere, pena il taglio della testa se non lo avesse fatto ridere.

Il giorno dopo alla scadenza del tempo, il giullare si presentò al duca tutto tremante dicendogli che non era riuscito a pensare allo scherzo.

Il duca lo mandò al patibolo, ma quando il boia alzò la scure si vide che impugnava un salame. Nonostante ciò il giullare spaventatissimo stramazzò a terra.

Il duca, perplesso, saltò sul palco per vedere se era morto di paura, m quando fu vicino il giullare aprì un occhio e con una risata gli disse “ti è piaciuto lo scherzo”?

 

Poi furono i giornali ad inventare notizie che poi si dimostravano pesci d’aprile…Tra i tanti che ho trovato questi mi sono piaciuti particolarmente:

Nel 1955 a Monaco, i giornali danno la notizia che un giacimento di petrolio è stato scoperto nel sottosuolo cittadino. Gli abitanti sono pregati di munirsi di secchi per raccoglierne il più possibile.

Nel 1957 la BBC fece un reportage riguardante la grandiosa e abbondantissima raccolta degli spaghetti coltivati nella campagna Svizzera.

Non da meno l’Express, con la notizia che a Neuchatel, in occasione di una mostra dedicata alla mosca tse-tse, i visitatori avrebbero potuto farsi pungere dall’insetto e piombare in una "siesta controllata di circa mezz’ora".

 

Il pesce è poi il protagonista di numerosissimi proverbi, questi sono solo alcuni…..

– Essere un pesce fuor d’acqua

– Non sapere che pesci pigliare

– Prendere a pesci in faccia

– Buttarsi a pesce su qualcosa

– Chi dorme non piglia pesci

 

 

Ultimamente mi sembra che l’uso di fare pesci d’aprile sia un po’ scaduta, si è perso il gusto della risata scanzonata che aiutava a superare il momento difficile….. i miei ricordi vanno al dopoguerra, e non si può certo dire che fossero tempi facili…..ma se penso a come si doveva stare attenti alle spalle, sia a scuola che per la strada…con il rischio di trovarsi tanti pesciolini appiccicati alla schiena……

 

E allora – nonostante tutto – BUON PESCE D’APRILE!!!