Oggi, 11 ottobre 2016.

Il Santo del giorno è San Giovanni XXIII – il mio Papa!

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Ci vorrebbe tanto, non solo un post, per raccontare la storia del “Papa buono”, una persona che in meno di cinque anni di pontificato è riuscito a dare nuovo slancio alla Chiesa.

Eletto come “papa di transizione” per la sua età, ha conquistato il cuore di tutti per la sua gentilezza, il suo calore umano e il suo buon umore.

Già la scelta del nome – un nome che era quello di un antipapa – aveva fatto capire che quella persona così semplice, ma gran diplomatico, non era un “vecchietto” facile da gestire ma avrebbe gettato scompiglio e procurato grandi sorprese.

Fu così infatti: dopo la sua elezione nell’ottobre del 1958 iniziarono le sue uscite dal Vaticano, l’Ospedale del Bambin Gesù

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il carcere di Regina Coeli

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e le domeniche nelle varie Parrocchie di Roma, sempre sorridente in mezzo al popolo, sempre con una parola e un sorriso…

Poi la grande sfida, il Concilio Ecumenico Vaticano II, e il discorso che tenne ai fedeli riuniti in Piazza San Pietro la sera dell’apertura, parole che nascevano dal cuore:

“tornando a casa, troverete i bambini, date loro una carezza e dite: questa è la carezza del papa. Troverete, forse, qualche lacrima da asciugare. Abbiate per chi soffre una parola di conforto. Dite che il papa è con loro…”

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Il Papa morì alle 19:49 del 3 giugno 1963.

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Perché “il mio Papa?”

Perché quelli sono stati i miei “anni giovani”, anni di studio e di presenza nel sociale e nella politica… anni in cui non c’era nei giovani quella assuefazione alla vita, quell’indifferenza che invece mi sembra caratterizzare molti dei giovani di oggi. Noi venivamo dalla guerra e conoscevamo molto bene la fatica del vivere, avevamo vissuto in prima persona la sofferenza che la guerra provoca e questa figura di Papa che aveva la parola Pax nel suo stemma ci faceva respirare un’aria nuova.

Sono stata in Piazza San Pietro con i miei amici ad ogni “fumata” aspettando con ansia e speranza il nome del nuovo pontefice…ed ero lì quando si sono spalancate le vetrate del balcone ed è apparsa questa figura che contrastava così fortemente con l’altra magra e ieratica di Pio XII.

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Ero a salutarlo insieme a tanti quando passava col treno diretto a Loreto per affidare alla Madonna il Concilio che sarebbe iniziato il giorno dopo.

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Ero in Piazza quando fece il suo magico discorso della luna all’apertura del Concilio.

“Cari figlioli, sento le vostre voci. La mia è una voce sola, ma riassume la voce del mondo intero. Qui tutto il mondo è rappresentato. Si direbbe che persino la luna si è affrettata stasera – osservatela in alto – a guardare a questo spettacolo.” 

Sono stata in Piazza col cuore addolorato a seguire giorno per giorno le notizie del suo aggravamento.

Ero in Piazza quando le finestre dello studio si chiusero e si spense la luce annunciando il suo ritorno alla Casa del Padre.

Ma più di tutto ero spesso in Via Veneto la mattina presto – lavoravo in una via traversa e mi piaceva arrivare presto per poter fare una passeggiata prima di entrare in ufficio – e tante volte ho incontrato una macchina scura da cui si affacciava un viso sorridente che sventolava la mano in segno di saluto…. Era il Papa che ogni volta che poteva sgattaiolava in incognito dal Vaticano con la complicità di mons. Capovilla per andare a godere il bel verde di Villa Borghese prima di iniziare la sua giornata di lavoro….

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Che dite…. Non è abbastanza per sentirlo particolarmente vicino?

 

 

Lunedì Santo….lunedì di Pasquetta

Uno dei luoghi di rito per la Pasquetta dei fiorentini era (ma penso che lo sia ancora) il Pratone di Vallombrosa.

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Il Pratone è grandissimo e può accogliere mezza Firenze senza che ci si dia noia….anzi, magari offrendo l’occasione ad amicizie nuove e per i bambini di formare bei gruppi e divertirsi tutta la giornata.

Noi, cognati, cognate, suocere e figli già formavamo un bel gruppo di 18 persone…

La sera prima, finiti i festeggiamenti pasquali, ci eravamo dedicati alla preparazione del picnic: immancabili la frittata di pasta

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la schiacciata con la mortadella

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le uova sode

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e varie pizze salate

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ovviamente con un buon Chianti e l’acqua….meglio dell’acqua fresca di montagna cosa c’è!!!!

La meravigliosa foresta di Vallombrosa copre un’area che va dai 500 ai 1400 metri circa ed era ricoperta inizialmente da faggi, castagni e cerri. Poi i monaci benedettini vallombrosani introdussero l’abete bianco creando una delle più belle abetine dell’Appennino Toscano.

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A proposito dei monaci la storia racconta che ai primi di marzo del 1036 il monaco benedettino Giovanni Gualberto (che poi fu dichiarato santo) stesse scappando da Firenze a causa dei suoi contrasti con il vescovo e si trovasse in un luogo chiamato allora Acquabella. Di notte lo sorprese una tempesta e lui decise di fermarsi sotto un vecchio faggio

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Quando si svegliò si stupì di avere i vestiti completamente asciutti: il vecchio faggio aveva rivestito i suoi rami di foglie e l’aveva riparato! Giovanni interpretò questo miracolo come segno che si dovesse fermare lì e infatti lì fondò la  Congregazione dei monaci benedettini Vallombrosani. Da quel piccolo insediamento nacque la bellissima Abbazia di Vallombrosa.

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Nel 1866 il territorio passò allo stato italiano che vi insediò il primo Istituto Forestale italiano per il rimboschimento. Alle vecchie piante furono aggiunte altre specie esotiche –  la più importante ed imponente è la Tuya gigantea.

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Ma …. ho perso di vista il perché di questo post….. “sfogliando” i ricordi mi è venuto in mente il più divertente dei picnic passati in quel prato: il giorno di Pasqua (doveva essere il 1978) era passato col sole quindi ci eravamo preparati per il picnic del giorno dopo…. Ma lunedì mattina diluviava!!! Sperando sempre che il tempo migliorasse siamo partiti in pompa magna! Arrivati al pratone la violenza dell’acqua non dava neppure la possibilità di scendere dalle macchine. Intenzionati a passare la giornata all’aperto rimanemmo imperterriti!!!! Non c’erano ancora i telefonini per cui scambiavamo chiacchiere e pensieri urlando dal finestrini per coprire il rumore della pioggia!!!!

Al momento di mangiare, tra le risate generali, si accostarono le macchine e si iniziò il passaggio delle cibarie (ognuno aveva preparato qualcosa che poi avrebbe messo in comune). Nonostante tutto riuscimmo a mangiare in allegria…anche se con i piatti un po’ “inumiditi”!

Il ritorno a Firenze avvenne ancora sotto la pioggia battente ….. Ma – per la verità – quella fu la Pasquetta più originale e divertente che io mi ricordi!!!!

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Quando nel 1970 sono venuta ad abitare in questa casa, dopo i tre anni vissuti a Siena, di fronte avevamo solo una grande fabbrica – capannoni bassi, poco rumore e nessun fumo inquinante e un bel “fazzoletto” di terra dove una contadina, la mitica Attilia, teneva polli e conigli e coltivava la terra vendendo poi i suoi freschissimi prodotti. C’erano dei bellissimi alberi che creavano un’isola ombrosa dove si restava volentieri a chiacchierare, ed una polla di acqua freschissima e buona (un gran dono dato che dopo l’alluvione l’acqua era ancora imbevibile). Dal mio balcone al 4° piano vedevo il Parco delle Cascine e più in là le verdi colline che circondano Firenze come una corona per questa splendida città, e splendidi tramonti ed il cielo che ancora lasciava vedere le stelle.

Per tanti anni ho goduto di questo privilegio, la strada si era allungata e nella parte nuova crescevano palazzi ma la fabbrica impediva che si costruisse di fronte al mio.

Una quindicina di anni fa le cose cambiarono. La fabbrica fu chiusa e il terreno dell’Attilia espropriato: presto si inselvatichì senza che nessuno facesse niente.

Solo i bambini della vicina scuola elementare, dove andavano anche le mie figlie, fecero un’azione di protesta perché il terreno fosse almeno ripulito permettendo loro di andarvi a giocare al sicuro dalle macchine. La rete intorno si riempì di disegni fatti dai bambini e di letterine all’amministrazione comunale….ma nulla.

Poi furono tagliati gli alberi e sorsero quattro mega palazzoni, quattro cubi di 1000 appartamenti l’uno, a mio parere (e non solo mio) particolarmente brutti. Rimase libero solo il vecchio campo, sempre più selvaggio e sporco ed anche pericoloso perché sarebbe bastata una scintilla per scatenare un incendio.

Solo all’inizio di questa primavera una mattina si videro i giardinieri del Comune al lavoro: tagliarono tutta l’erba, misero quattro panchine, recintarono tutto e sul cancellino che si apriva sulla strada attaccarono un cartello che fu per tutti una piacevole sorpresa.

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Ben presto arrivarono i primi ospiti, i cani dei palazzi intorno con i loro padroni a godere di quello spazio libero e sicuro e questa estate sono stati per me il passatempo pomeridiano mentre mi riposavo sul balcone….

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Non c’è niente che aiuti a fare amicizia quanto portare a spasso un cane – lo so per esperienza avendone avuti tanti – e i padroni si ritrovavano sulle panchine a chiacchierare mentre i loro amici a quattro zampe si divertivano….

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Ma la stessa cosa vale anche per i cani che hanno fatto amicizia ed è fantastico vedere come si salutano festosi ogni volta che uno di loro arriva…. Gli corrono incontro abbaiando e si mettono intorno al cancellino per fargli festa, poi corse e salti. Anche fra loro ho visto che si formano delle amicizie più profonde, si stendono sull’erba al sole, vicini come se si raccontassero qualcosa….

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Sono molto istruttivi….non litigano o se qualche volta lo fanno dopo pochi minuti sono di nuovo a giocare insieme mentre conosco buona parte dei loro padroni e so bene che ci sono invidie e gelosie anche se davanti ci sono solo sorrisi!

Ovviamente ci sono i soliti benpensanti che hanno trovato da ridire perché i cani abbaiano ma sono lì solo in orari lontani dal “riposino” pomeridiano e non so a chi possano dare noia, visto che oltre a tutto la strada rimane pulita….

Ora, con tutte queste piogge, nessuno si ferma… spesso i cani vengono mandati da soli nel campo pregno di acqua per i loro bisogni…e che siano veloci!

Sia loro che anche io aspettiamo che arrivino di  nuovo i giorni di sole!

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Splendore nel cielo…

Le albe ed i tramonti sono per me, da sempre, due momenti magici! Forse perché riesco a goderli in tutta tranquillità…il tran tran della giornata non è ancora iniziato

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o è appena finito,

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niente corse ma momenti di quiete in cui posso riprendere in mano il libro che mi aspettava sul comodino o… aprire gli occhi e spalancare il balcone (anche se fa freddo…vale sempre la pena) per bearmi della bellezza che mi viene regalata.

Proprio questa mattina è successo uno di quei “miracoli” che lasciano senza fiato e senza parole…

Verso le 6, quando la luce della città è ancora smorzata e il sole deve ancora riempire della sua luce il cielo mi sono trovata davanti ad uno spicchio di cielo pieno di stelle.

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Da casa ne vedo si e no due o tre nelle notti particolarmente limpide…il resto è buio, sopraffatto dalla luminosità che viene dalle mille luci della città. Questa mattina invece, in un cielo già di un azzurro brillante avevo davanti a me tanti occhi splendenti…. Giove, il più grande e brillante, il Procione, Bellatrix, Betelgeuse, Rigel e la cintura di Orione, le tre stelline in fila che segnalano la costellazione appunto di Orione.

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Intorno ce ne erano altre che a occhio nudo non ho potuto distinguere ma era già tanto affascinante quello che vedevo da non farmi sentire neppure l’aria fredda che stamani ha segnato un cambio di clima.

Ma se il cambio è questa aria fredda  e lo splendido sole di oggi direi che ci abbiamo guadagnato, in fin dei conti siamo già verso la fine di ottobre!

Queste sono le occasioni in cui vorrei avere un telescopio perché penso a come sarebbe stato bello poter vedere la grande nebulosa M42… così sono andata a rivedere una foto che avevo fatto nel 2007, quando potevo passare la notte ai telescopi di Skylive….

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È solo in bianco e nero perché non c’era ancora la possibilità di elaborarle e farle diventare fantastiche!

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E’ durato poco….una mezz’ora dopo il sole aveva già preso possesso del cielo e di quello spettacolo era rimasto solo un Giove sbiadito che è scomparso presto anche lui.

Però stamani anche il cuore si è riempito di stelle!

Quanta musica puoi creare?

Ho trovato questo breve racconto pieno di saggezza nella pagina di una amica di facebook.

Lo trovo molto bello e mi piace condividerne il pensiero:

Immagina questo.
Una violinista sta eseguendo un pezzo difficile di fronte ad una vasta platea.
Improvvisamente c’è un forte schiocco che si propaga attraverso l’auditorium.
Il pubblico si rende immediatamente conto che una corda si è rotta e aspetta che il concerto sia sospeso sino a quando un’altra corda, o un nuovo strumento, sia portato alla suonatrice.
In vece la violinista si ricompone, chiude gli occhi e poi invita il direttore d’orchestra a riprendere il concerto.
L’orchestra riprende da dove aveva interrotto e la violinista suona con tre corde.

Mentalmente ha calcolato il nuovo posizionamento delle dita per compensare la corda mancante.
Un brano che poche persone riescono a suonare bene con quattro corde, questa violinista riesce a suonare bene con tre, nonostante la corda rotta.
Quando termina, un solenne silenzio invade la stanza e subito il pubblico si alza in piedi e applaude con calore.
La violinista sorride e si asciuga il sudore dalla fronte. Quando nella grande sala torna il silenzio, lei spiega perchè ha continuato a suonare nonostante la corda rotta.
“Sapete” dice ancora senza fiato “qualche volta è compito dell’artista scoprire quanta musica puoi ancora fare con quello che ti è rimasto”.
Noi sappiamo che cosa significa vero?
Forse noi abbiamo vissuto la maggior parte della nostra Vita e ce ne è rimasta solo una piccola fetta.
Possiamo ancora creare musica?
Forse la malattia ci ha privato della nostra capacità di lavorare.
Possiamo ancora creare musica?
Forse una perdita finanziaria ci ha impoverito.
Possiamo ancora creare musica?
O forse una relazione importante è finita e ci sentiamo soli al mondo.
Possiamo fare ancora musica?
Verrà il momento in cui tutti vivremo una mancanza.
Come la violinista avremo il coraggio di scoprire quanta musica potremo ancora fare con quello che ci è rimasto?
Quanto bene potremo ancora fare?
Quanta gioia potremo ancora condividere con gli altri?
Perchè io sono convinto, più che mai, che il mondo ha bisogno della musica che solo tu puoi fare.
ALLORA, QUANTA MUSICA PUOI FARE TU CON QUELLO CHE TI E’ RIMASTO?

(KH Marolìa)

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Il respiro del Novecento

Venerdì scorso ad una delle mie amiche virtuali…(che poi non è più così; anche se ci siamo solo sentite per telefono mi sembra di conoscerla da una vita) saranno fischiate le orecchie nel pomeriggio.

Già, perché ho partecipato ad una lezione-spettacolo, ultima della serie di 4 incontri sulla poesia  intitolati “Il respiro del novecento”.

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Leggo sulla brochure: “Questa rassegna è dedicata ai quattro elementi: terra, fuoco, acqua e aria come forze cosmiche nelle quali i poeti si immergono dando voce ad una dimensione sensoriale ed emozionale che trova nella poesia la propria quintessenza linguistica.”

Nel volantino si legge ancora:

“Il mio tempo ragiona come l’acqua la mia mano

Agisce come la polvere

In una eternità

In cui il vento compone per la sabbia

Un lessico incompiuto”

Gli incontri si sono svolti nella splendida Biblioteca Ragionieri di Doccia  (Sesto fiorentino) che si trova all’interno della Villa Buondelmonti nel quale il Marchese Carlo Ginori Conti nel 1737 creò la storica Manifattura delle porcellane di Doccia.

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All’interno fu poi creato il Museo di Doccia dove erano collocate, in ordine cronologico le produzioni dalle antiche stufe grezze fino agli ultimi prodotti artistici.

Al lato dell’ingresso ci sono dei tondi di ispirazione robbiana con i volti di quelli che sono considerati numi tutelari della manifattura (Leonardo da Vinci, Benvenuto Cellini, Luca della Robbia, Donatello ecc..)

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Nel 1893 la manifattura si fuse con la ditta milanese Richard e presto lo stabilimento divenne inadeguato alla grande espansione del lavoro per cui tutto fu spostato nel nuovo impianto di Sesto fiorentino. In un secondo tempo anche il Museo trovò una nuova collocazione.

La Biblioteca Ernesto Ragionieri nacque da un primo nucleo costituito dalla biblioteca privata di Claude Henry Amédée Chambion e dalla biblioteca popolare che già esisteva a Sesto. Quando divenne obbligatoria la presenza di una biblioteca comunale nacque questo spazio che tiene conto di tutta la gamma dei fruitori, che siano bambini, studenti, anziani, famiglie, con servizi moderni, ampi spazi per la lettura

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e per l’ascolto della vasta gamma di cd e un  piccolo giardino per i bimbi, senza per altro dimenticare la memoria storica conservata negli archivi comunali, dove si possono trovare particolarità come questi libro scritto nientemeno che da Carlo Lorenzini….Collodi!

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Io sono arrivata presto e posso assicurare che ho ringraziato il momento di relax che ho goduto, leggendo il mio libro, nel silenzio di una grande sala ricordo dei vecchi saloni della Villa!

…Ma avevo iniziato parlando dello spettacolo e mi sono persa a raccontare del posto incantevole in cui la Biblioteca è collocata….

Il titolo della lezione era “Nell’aria – vento di Elohim”

La bravissima Letizia Fuochi, con la sua  voce accattivante sia che canti o che reciti,

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accompagnata dalla chitarra di Francesco Cusumano ha fatto “incontrare” due autori per me magici, due poeti: Erri De Luca e Fabrizio De Andrè in un emozionante percorso carico di pathos.

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Partendo da “La buona novella” di Faber e “In nome della madre” di Erri le strade sembrano andare di pari passo cantando e raccontando di Maria, bambina e giovane donna, intramezzando poesie da “Opera sull’acqua” ed altri testi: Faber ed Erri hanno una visione della vita e dei suoi accadimenti che ha tanti punti in comune, poesia e musica che creano suggestioni ed empatia. Si avvicinano, si amalgamano perché, dice Erri, la scrittura è sorda e tocca alla musica creare la visione e risponde la visione di Faber “Poi vidi l’angelo mutarsi in cometa, dove forse era Sogno ma Sonno non era….”

Uno di quei pomeriggi indimenticabili da cui torni con un pieno di vita!

SAN FREDIANO, IL QUARTIERE DEI BECERI MODELLO

“Il rione di Sanfrediano è quel grosso mucchio di case tra la riva sinistra del fiume, la Chiesa del Carmine e le pendici di Bellosguardo; dall’alto, simili a contrafforti, lo circondano Palazzo Pitti e i bastioni medicei; l’Arno vi scorre nel suo letto più disteso, vi trova la curva dolce, ampia e meravigliosa che lambisce le Cascine. Quanto v’è di perfetto, in una civiltà diventata essa stessa natura, l’immobilità terribile e affascinante del sorriso di Dio, avvolge Sanfrediano, e lo esalta. Ma non tutto è oro quel che riluce. Sanfrediano, per contrasto, è il quartiere più malsano della città; nel cuore delle sue strade, popolate come formicai, si trovano il Deposito Centrale delle Immondizie, Il Dormitorio Pubblico, le Caserme”….

Così inizia “Le ragazze di Sanfrediano” di Vasco Pratolini

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E proprio da Porta Sanfrediano inizia la nostra prima passeggiata per le strade di Firenze di quest’anno, passeggiate che sono organizzate dal Teatro di Cestello e che vogliono far conoscere non tanto monumenti e vie principali quanto le particolarità, i luoghi nascosti, il significato dei nomi di vie e piazze…. Tutto quello, insomma, che difficilmente si vede e si conosce andando sempre di corsa…..

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Si parte così dalle  mura arnolfiane, un bel gruppetto, grandi e piccini guidati dalla dolce e bravissima Valentina che conosce ogni piccolo particolare ed ogni piccola cosa da vedere….

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La porta che si chiamava Porta a Pisa (infatti da lì partiva la via principale per Pisa) si apre su una piazza chiamata di Verzaia perché vi si teneva il mercato delle verdure che provenivano dagli orti e spazi verdi fuori delle mura.

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Da lì passiamo in Piazza del Tiratoio, una piccola piazza che prende il nome da uno dei tanti tiratoi, stabilimenti dell’arte della lana che era una delle principali attività a Firenze in particolare verso la fine del XVII secolo quando Cosimo III de’ Medici volle concentrare i tiratoi nella zona d’Oltrarno.

Sempre qui troviamo la sede dell’Antico Setificio Fiorentino, altro polo di eccellenza fiorentina fin dal trecento che ancora produce magici tessuti con gli antichi telai, disegni e cartoni e filati pregiatissimi.

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In fondo alla piazza si vede la grande cupola della Chiesa di San Frediano in Cestello e lì ci avviamo…

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Arrivati nella Piazza di Cestello – che in antico si chiamava Piazza dell’Uccel Grifagno – la prima cosa che colpisce è la mole della Chiesa (che però non visitiamo)

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mentre a sinistra troviamo la Caserma Cavalli, che si trova in quello che era il Granaio dell’Abbondanza fatto costruire da Cosimo III per conservare il grano per i tempi di carestia – infatti sulla facciata spicca ancora lo stemma mediceo.

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Attraverso la via del Piaggione la piazza è collegata con l’Arno. Il nome Piaggione ricorda che un tempo qui c’era una discesa che portava ad una specie di spiaggetta sul fiume: la gran quantità di telai e di lavorazioni richiedeva un forte consumo di acqua che veniva così prelevata direttamente dal fiume

Ci inoltriamo per Borgo Sanfrediano, Diladdarno (come si dice a Firenze), la via dove si trovano ancora tante botteghe di artigiani.

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Passiamo davanti alla Piazza del Carmine dove si trova la Chiesa omonima che conserva al suo interno la famosa Cappella Brancacci con gli affreschi di Masaccio,

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e proseguiamo per Via di Santo Spirito. Tante cose belle da vedere lungo le strade del quartiere, i palazzi delle più grandi famiglie come i Frescobaldi e i Guicciardini – palazzi che si affacciano sui lungarni ma che hanno qui delle pregiate strutture e, all’angolo con Via dei Geppi, il palazzo San Francesco, la prima casa torre, il “prototipo” dei grattacieli!

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E poi tanti particolari vecchi, come le finestre dei bambini

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un’edicola dedicata alla Madonna

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o una bella lanterna

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e nuove…un’opera di Clet

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o un “bandone” dipinto

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Una piccola deviazione ci porta in vi dei Coverelli : qui si può vedere come i fiorentini riuscissero ad allargare le loro case senza dover pagare la tassa del suolo pubblico…..

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Ancora poco ed arriviamo nella stupenda Piazza Santo Spirito, sicuramente una delle più belle di Firenze, dominata dalla splendida Basilica di Santo spirito, dove Brunelleschi ha dato la sua preziosa impronta.

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Essendo domenica siamo arrivati mentre si svolgeva la Messa per cui ci siamo goduti un momento di riposo allo splendido sole che ci ha accompagnato (e fatto sudare…) …..con la rituale foto di gruppo….

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Per descrivere l’interno della Basilica ci vorrebbe una giornata per cui lascio a chi vorrà visitarla il piacere di scoprirla angolo per angolo

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….ma non posso tacere di una preziosità conservata nella sacrestia: il Crocifisso, opera giovanile di Michelangelo, scolpito (unica volta nella sua vita) quando aveva probabilmente diciassette anni come ringraziamento al priore per averlo ospitato nel convento per poter studiare i cadaveri, cosa allora assolutamente proibita, che ha permesso poi a Michelangelo di creare le sue meravigliose e perfette sculture.

 

E con questa gemma si chiude la nostra passeggiata, ci salutiamo mentre un piccione ci guarda dall’alto della Basilica….

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Un pranzo veramente speciale

Nelle strade del centro di Firenze, dietro ai grandi portoni di legno lavorati si aprono degli splendidi cortili.

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In via dei Serragli, la bellissima lunga strada

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che dal Ponte alla Carraia arriva a Porta Romana,

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attraversando il quartiere di San Frediano in Oltrarno si apre l’Atelier Artgianelli,

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un luogo di scambio di saperi che riguardano l’arte con lo scopo di diffondere attraverso l’incontro e l’insegnamento, i mestieri dell’artigianato artistico.

Nel bel cortile c’è un locale molto particolare, il Ristorante dei Ragazzi del Sipario.

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È lì che alcuni giorni fa sono stata con mia figlia a pranzo.

“I Ragazzi del Sipario” è una cooperativa onlus in cui lavorano per la maggior parte ragazzi con handicap intellettivo e sensoriale., con la presenza di alcune meravigliose persone che li guidano nella loro attività con un amore ed una pazienza infinite.

È importante per tutti , tanto più per chi ha meno capacità e risorse, potersi sperimentare, dedicarsi ad un lavoro ed ottenerne i frutti e i ragazzi ci mettono veramente tanto impegno e tanta energia.

L’ambiente è molto bello, luminoso e ampio. Alle pareti ci sono i quadri dipinti dai ragazzi, le tavole ben apparecchiate, con gusto e fantasia.

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C’è tanta cordialità e ci si sente proprio come a casa propria. Il menù presenta i piatti tradizionali della cucina toscana, piatti semplici ottenuti con ingredienti di uso comune ma ben fatti e sfiziosi…

Tante storie personali – una per ogni ragazzo – che si mettono insieme per una grande avventura:

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li vediamo concentratissimi quando portano i piatti da servire in tavola e si spalancano in un gran sorriso quando arrivano a destinazione senza incidenti e li ringrazi anche tu con un gran sorriso perché è proprio bello vedere l’amore che mettono nei loro gesti a volte un po’ goffi… ma qui nessuno ride di loro e il loro lavoro viene sempre apprezzato….e anche se ci scappa una risata parte proprio da loro che non si vergognano a prendersi in giro!

E’ una nuova esperienza fiorentina, “La Vetrina Toscana”, che ha coinvolto grandi chef che sono andati a lavorare con loro per insegnare nuove ricette e alcuni trucchi del mestiere,

con Dario Cecchini

 

così come artigiani locali hanno contribuito con le stoviglie e i bicchieri e alcune cooperative della Garfagnana che forniscono i prodotti per le “serate a tema” che vengono fatte il Venerdì e il Sabato. Inoltre sta iniziando anche la nuova sfida… quella del Catering e chi ne ha usufruito è rimasto veramente contento della loro bravura e simpatia!

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Per la cronaca io ho preso un risotto ai porri, delizioso, ed un gustoso piatto di bocconcini di tacchino in salsa di peperoni con patate arrosto e mia figlia le penne al radicchio e taleggio e il peposo al barolo (ci siamo anche scambiate i piatti per assaggiare tutto!). poi, ovviamente un dolcetto: il tiramisù ricoperto da una squisita crema di cioccolato e il caffè. Se si deve fare un appunto ai piatti è che sono abbondantissimi ma lo chef ci ha spiegato che questi ragazzi hanno sempre fame e calcolano le porzioni sulla loro voglia di mangiare!!!!!

E questo è il mitico Edo che ci ha servito a tavola, con perizia e con tanta, tanta simpatia!

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Oggi, 2 febbraio, è il giorno detto della “Candelora”, la festa della presentazione di Gesù al Tempio ed anche della Purificazione di Maria, come era in uso per la legge giudaica.

E’ anche il giorno in cui vengono benedette le candele simbolo di Cristo luce delle genti.

In un primo tempo veniva celebrata il 14 febbraio, a ricordo dei Lupercali, antica festa romana nella quale si accendevano tutti i ceri e le candele; era il rito del Lucernare da cui probabilmente è nato il termine Candelora.

Poi la data venne sposata alle Calende di Febbraio e ad essa vennero legati i riti propiziatori della fertilità della terra….da qui nascono i tanti detti e proverbi sulla lettura dei segni per il futuro delle coltivazioni e del tempo..…spesso contraddittori a seconda del paese da cui provengono.

Per esempio a Firenze dicono così:

 “Per la santa Candelora

Se tempesta o se gragnola

Dell’inverno siamo fora;

Ma se è sole o solicello

Siamo solo a mezzo inverno”

Mentre a Roma:

 “Candelora, candelora

Dell’inverno semo fora

Ma se piove o tira vento

Dell’inverno semo drento”

E poi ho letto un gustoso dialogo che va bene per chi pensa di credere seriamente alle previsioni:

– Disse il villano alla Candelora:

Acqua o neve venga giù,
che l’inverno non c’è più.

– Disse allora il bove:

Che nevichi o che piova, l’inverno se ne va quando l’erba è sulla proda.

– Disse il vecchio infreddolito:

L’inverno non se ne va prima di San Vito.

– Disse la vecchia col caldano:  

L’inverno starà 
finché la foglia di fico come un palmo sarà.

– Si voltò l’asino e disse:

Non viene il caldo 
finché tra le stoppie non spunta il cardo.

– Rispose la strega:

È cosa sicura
che l’inverno arriva quando arriva 
e dura fin che dura.

 

BUON FEBBRAIO A TUTTI!

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