IL PASSEROTTO

È dall’inizio del pomeriggio che sento cinguettare sul balcone ma così da seduta non riesco a vedere chi è. Deve essere il passerotto che viene spesso a becchettare sulle piante, con garbo, senza sciupare niente. Forse è la sua gentilezza che lo tiene lontano dal gruppo chiassoso che si litiga le briciole sull’altro balcone…

Oggi però c’è qualcosa di diverso, va e viene, continuamente…

Devo assolutamente guardare cosa fa, così mi alzo e lo aspetto nascosta dietro la tendina, armata della macchina fotografica perché sono sicura che c’è qualcosa di bello da conservare.

Eccolo che arriva e si posa sulla grande ciotola che aspetta la fine delle giornate di pioggia per riempirsi di primule colorate. Quel pochino di erbetta che copriva la terra si è trasformata in paglia…

Il passerotto arriva e comincia a strappare quei fili di paglia e quando in bocca ne ha un bel mazzettino riparte per tornare dopo poco a fare un altro raccolto.

Quattro ore son passate in questo via vai, con tanta pazienza il passerotto ha raccolto un bel mucchietto di paglia tenera… sta preparando il nido per accogliere i suoi piccoli!!!

Ho posato la macchina fotografica, non me la sento di disturbarlo: è troppo importante il suo lavoro ed è fatto con tanta fatica e tanto amore che posso solo restare lì a godere lo spettacolo, in silenzio e ferma!

E così l’unica foto è quella della ciotola con i suoi filini di paglia. Il passerotto immaginatelo voi, un piccolo, tenero uccellino con il suo carico di amore e di tenerezza!

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1° maggio

Buon Primo Maggio a chi ha la fortuna di lavorare, a chi il lavoro lo sta cercando, a chi é precario e a chi il lavoro rischia di perderlo e a chi purtroppo lo ha perso.
Buon primo maggio a chi ha la fortuna di amare quello che fa e chi invece lavora per amore della sua famiglia
Buon primo maggio a chi lavora con le mani rendendo sacro quello che tocca, a chi lavora con il cuore regalando sogni all’umanità, a chi lavora con la testa e ci permette un mondo migliore
Buon primo maggio a chi non é sopravvissuto al lavoro perché non si può morire di lavoro.

(Cristina Scaletti) *

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  • Cristina è stata Assessore alla Cultura di Firenze e contiua ad essere attiva nella Giunta fiorentina con intelligenza e senso della realtà, pensando al benessere della città e dei fiorentini. E’ una Donna a tutto campo, è medico, è sportiva effettiva… insomma è un esempio per le donne…)

Il bucato

Quando, dopo una serie di giorni nuvolosi o addirittura piovosi spunta una giornata di sole, balconi e finestre alzano il gran pavese… panni tesi ad asciugare, a farsi profumare dal sole!

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Anche il mio bucato è già bello in ordine sui fili che ho la fortuna di avere fuori del balcone, dove il vento li sta facendo cantare…

Questi panni svolazzanti mi hanno fatto ricordare quando, bambina, accompagnavo mamma a fare il bucato.  La lavatrice entrò in casa quando noi sorelle eravamo già grandi, mettendo insieme i nostri primi stipendi, ma allora – quando finalmente era tornata l’acqua che durante la guerra e il primo dopoguerra dovevamo andare a prendere ad un nasone  (fontanella) vicino – o si lavavano i panni nella vasca da bagno con l’asse per insaponare, (a dire il vero c’era già qualche detersivo ma mamma era un po’ ostica alle novità così continuava ad usare il classico Sapone di Marsiglia) o si andava a fare il bucato in terrazza.

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All’ultimo piano del palazzo c’era la terrazza condominiale, una parte coperta con le grandi vasche ed una scoperta con i fili per tendere.

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Per me era un divertimento. Non eravamo mai soli per cui mentre mamma lavava chiacchierando con le altre signore io giocavo con gli altri bambini. Poi, al momento di mettere i panni sui fili seguivo mamma portando il cestino con le mollette… mi sentivo molto importante per questo incarico!

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Sul muro della terrazza c’era una scaletta da marinaio dove ci arrampicavamo – quando non ci vedevano – da cui si aveva una vista panoramica di Roma da levare il fiato!

Invece nonna mi raccontava che all’epoca sua le donne andavano al ruscello, (beh non lei ma la famosa Caterina che è stata la tata di tutti i bambini della famiglia: era praticamente cresciuta in casa di nonna ed ha seguito, amatissima, tutte le generazioni di figli, nipoti e bisnipoti)

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con il catino sulla testa, appoggiato sul cercine. Non ho mai capito come facessero a reggere quei grossi catini in equilibrio senza rompersi l’osso del collo.

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Quale fosse il posto l’acqua era fredda e le mani ne uscivano rosse e intirizzite, con gli immancabili geloni!

Ora con le lavatrici non ci si immagina la fatica che le donne facevano per tenere pulita la biancheria e non solo per quello!

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La contropartita era che non eravamo mai soli, c’era sempre compagnia, risate e canti!

Certamente abbiamo guadagnato in velocità e tecnica ma abbiamo perso la bella semplicità dei rapporti umani!

Buona Pasqua!

L’annuncio della Resurrezione è un inno di gioia!

Auguro a tutti di lasciarsi riempire dai doni del Risorto: gioia, pace, misericordia, che ci accompagnino nel cammino della vita!

Esulti il coro degli angeli, 
esulti l’assemblea celeste: 
un inno di gloria saluti il trionfo del Signore risorto. 
Gioisca la terra inondata da così grande splendore; 
la luce del Re eterno ha vinto le tenebre del mondo. 
Gioisca la madre Chiesa, splendente della gloria del suo Signore, 
e questo tempio tutto risuoni 
per le acclamazioni del popolo in festa. 
E voi, fratelli carissimi, 
qui radunati nella solare chiarezza di questa nuova luce, 
invocate con me la misericordia di Dio onnipotente.
(Messa della notte)

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MEMORIA

Come segno e simbolo di tutti gli olocausti perpetrati da sempre nel mondo, da cui l’uomo non vuole impaare che odio e razzizmo sono la morte dl mondo!

Poesia di un ragazzo trovata in un Ghetto nel 1941

Da domani sarà triste, da domani.

Ma oggi sarò contento,

a che serve essere tristi, a che serve.

Perché soffia un vento cattivo.

Perché dovrei dolermi, oggi, del domani.

Forse il domani è buono, forse il domani è chiaro.

Forse domani splenderà ancora il sole.

E non vi sarà ragione di tristezza.

Da domani sarà triste, da domani.

Ma oggi, oggi sarò contento,

e ad ogni amaro giorno dirò,

da domani, sarà triste,

Oggi no.

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EPIFANIA

Eran partiti da terre lontane:
in carovane di quanti e da dove?
Sempre difficile il punto d’avvio,
contare il numero è sempre impossibile.
Lasciano case e beni e certezze,
gente mai sazia dei loro possessi,
gente più grande, delusa, inquieta:
dalla Scrittura chiamati sapienti!
Le notti che hanno vegliato da soli,
scrutando il corso del tempo insondabile,
seguendo astri, fissando gli abissi
fino a bruciarsi gli occhi del cuore!
Naufraghi sempre in questo infinito,
eppure sempre a tentare, a chiedere,
dietro la stella che appare e dispare,
lungo un cammino che è sempre imprevisto.
Magi, voi siete i santi più nostri,
i pellegrini del cielo, gli eletti,
l’anima eterna dell’uomo che cerca,
cui solo Iddio è luce e mistero.

(Davide Maria Turoldo)

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Buon anno!

Non ho mai amato questa festa, non so cosa c’è da festeggiare, mi basta pensare a quanto è successo quest’anno nel mondo, in Italia ed anche personalmente. Però, almeno per quello che mi riguarda, nel male devo ringraziare il Cielo che mi ha aiutato a mantenere il sorriso e trarre tutti gli insegnamenti che ogni avvenimento buono o cattivo ci può dare.

Sono contenta che questo difficile 2017 sia finito ma comunque lo ringrazio… e ho tante speranze per il 2018.

Con queste speranze inizio il 2018, cercando più silenzio mentre fuori sembra che sia scoppiata la guerra… e questo suscita in me brutti ricordi …

A conclusione di questo discorso sconclusionato faccio a tutti tantissimi auguri: che possiate avere sempre occhi grandi per gustare tutte le piccole felicità della vita!

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NEVE

Oggi, guardando alcune foto con la neve che veste d’incanto il mondo pensavo che mi piacerebbe che facesse anche qui una bella nevicata!

È magica la neve mentre cade, quando copre col suo manto le strade e le case, alberi e cespugli e tutto diventa pulito e bianco.

Mi piace quel silenzio ovattato tanto particolare che ti fa capire che c’è la neve ancora prima di vederla e quella luce particolare che fa sembrare giorno anche la notte…

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Poi però penso a quanti inconvenienti porta con sé soprattutto in una città – come è Firenze – assolutamente impreparata ad una simile evenienza e al caos che ne conseguirebbe, al ghiaccio che si forma sulle strade impedendo di camminare… sarei costretta a stare in casa a lungo vista la mia incredibile predisposizione alle cadute…

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Va beh! continuerò a guardare la neve in foto che tanto Firenze è bella lo stesso!

Avvento – Attesa

Stanno per finire i giorni dell’attesa, tra due giorni la stalla di Betlemme si riempirà di luce e vita nuova.

Ma ancora è tempo di riflessione ed oggi mi hanno aiutato le parole di una dolce amica di facebook, Isabella, che ha scritto questo bel pensiero: lo condivido perchè è qualcosa che tutti sanno ma che ci si dimentica facilmente di metterlo in atto…

“Quando uno guarda sono già le 6 del pomeriggio…
quando uno guarda è già venerdì….
Quando uno guarda sono già passati 50 anni….
Non smettere di fare qualcosa che ti piace per mancanza di tempo….
Un giorno i tuoi figli non saranno più tuoi…
Allora non dire lo faccio dopo….
Prova ad eliminare il dopo…
Dopo ti chiamo…dopo lo dico….dopo lo faccio…ci penso dopo…
Lasciamo tutto per dopo come se il dopo fosse il meglio…
Perché non capiamo che dopo il caffè si raffredda…
Dopo la priorità cambia…
Dopo il presto di trasforma in tardi…
Dopo il giorno è notte…
Dopo la vita scorre via veloce….
Ricordati che il dopo può essere tardi, il giorno è oggi, non siamo più nell’età in cui ci è permesso posticipare…
Non lasciare niente per dopo, il momento è adesso….”

Mi è successo una volta di non fare a tempo a salutare un caro amico … queste parole mi hanno ricordato la tristezza che ho provato …

Ora cerco di abbandonare la parola “dopo”!

Per ora vi auguro una “buona attesa”

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AVVENTO

Affascinate, cieli, con la vostra purezza queste notti d’inverno
e siate perfetti!
Volate più vive nel buio di fuoco, silenziose meteore,
e sparite.

Tu, luna, sii lenta a tramontare,
questa è la tua pienezza!

Le quattro bianche strade se ne vanno in silenzio
verso i quattro lati dell’universo stellato.
Il tempo cade, come manna, agli angoli della terra invernale.

Noi siamo diventati più umili delle rocce,
più attenti delle pazienti colline.

Affascinate con la vostra purezza queste notti di Avvento,
o sante sfere,
mentre le menti, docili come bestie,
stanno vicine, al riparo, nel dolce fieno,
e gli intelletti sono più tranquilli delle greggi che
pascolano alla luce delle stelle.

Oh, versate, cieli il vostro buio e la vostra luce sulle nostre
solenni vallate:
e tu, viaggia come la Vergine gentile
verso il maestoso tramonto dei pianeti,
o bianca luna piena, silente come Betlemme!

 

(Thomas Merton)

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