8 dicembre

 

 

Alla Madonna

“Qann’ero ragazzino,

mamma mia me diceva:

Ricordati, fijolo,

quanno te senti veramente solo

tu prova a recità n’Ave Maria.

L’anima tua da sola spicca er volo

e se solleva, come pe’ magìa.

Ormai so’ vecchio, er tempo m’è volato;

da un pezzo s’è addormita la vecchietta,

ma quer consijo nun l’ho mai scordato.

Come me sento veramente solo,

io prego la Madonna benedetta

e l’anima da sola pija er volo!”.

(Tilussa)

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25 aprile 1945

Io c’ero, avevo 5 anni, ma ricordo molto bene questa giornata con una strana emozione, coinvolta dalla festa che vedevo intorno a me: anche a casa nel poco che c’era ci fu una piccola crostata che mamma era riuscita a fare sacrificando un barattolino di marmellata

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La ricordo con la paura che spesso mi aveva preso il cuore, ancora sgomenta per tutte le paure che avevo provato durante quegli anni in quella Roma Città Aperta in cui era così difficile vivere…. la borsa nera e il poco poco da mangiare, i bombardamenti, i traccianti della contraerea la notte… anche se nonostante tutto sentivo forte in casa e fuori la voglia di pace.

La ricordo con gusto, proprio uno dei cinque sensi, per la scatoletta di zuppa di fagioli che mi regalò un americano allungandosi dal camion su cui passavano nel loro ingresso a Roma. Di sicuro non proverò più lo stesso piacere con cui mangiai quella zuppa dopo anni delle solite poche cose…

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La ricordo con amore perché finalmente papà sarebbe tornato a casa, quel papà di cui avevo ricordi forti ma piccoli – i suoi capelli “di qua e di là e niente in mezzo… gli occhi azzurri come quelli della sorellina, i salti sulle sue ginocchia – dato che era stato mandato a lavorare a Bergamo all’inizio della guerra ed era stato così difficile avere sue notizie….passavano anche settimane, attaccate alla radio tenuta bassissima nei rari momenti in cui veniva data la corrente, per sentire se c’era un messaggio in codice che rassicurasse almeno della sua vita.

Ricordo il coraggio, la solidarietà, e soprattutto ricordo la sensazione forte, meravigliosa che aveva dato a tutti quel messaggio ripetuto tante volte “La guerra è finita” e il senso forte di LIBERTA’ che era nato nel cuore!

Ieri sera sono andata a vedere uno spettacolo molto bello sulla resistenza, scritto e “vissuto” dalla giovane artista Marta Cuscunà. Lo spettacolo terminava con le parole

“RESISTENZA oggi e sempre RESISTENZA perché è bello vivere liberi”

E questa mattina mi sono ricordata della struggente poesia di Piero Calamandrei

Ora e sempre Resistenza

Lo avrai
camerata Kesserling
il monumento che pretendi da noi italiani
ma con che pietra si costruirà
a deciderlo tocca a noi
non con i sassi affumicati dei borghi inermi
straziati dal tuo sterminio
non con la terra dei cimiteri
dove i nostri compagni giovinetti
riposano in serenità
non con la neve inviolata delle montagne
che per due inverni ti sfidarono
non con la primavera di queste valli
che ti vide fuggire
ma soltanto con il silenzio dei torturati
più duro d’ogni macigno
soltanto con la roccia di questo patto
giurato fra uomini liberi che volontari si adunarono
per dignità non per odio
decisi a riscattare la vergogna e il terrore del mondo
su queste strade se vorrai tornare
ai nostri posti ci ritroverai
morti e vivi con lo stesso impegno
popolo serrato intorno al monumento
che si chiama ora e sempre
Resistenza.

Vorrei dire ai giovani “La libertà è una cosa grande, non ve la lasciate scappare, non vi fate addormentare, resistete a chi vi vuole piatti e sfiduciati…. Vivete con gioia e consapevolezza perché la cosa che più conta e che ogni persona al mondo desidera più di ogni altra cosa:

 Vivere liberi!

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Splendore nel cielo…

Le albe ed i tramonti sono per me, da sempre, due momenti magici! Forse perché riesco a goderli in tutta tranquillità…il tran tran della giornata non è ancora iniziato

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o è appena finito,

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niente corse ma momenti di quiete in cui posso riprendere in mano il libro che mi aspettava sul comodino o… aprire gli occhi e spalancare il balcone (anche se fa freddo…vale sempre la pena) per bearmi della bellezza che mi viene regalata.

Proprio questa mattina è successo uno di quei “miracoli” che lasciano senza fiato e senza parole…

Verso le 6, quando la luce della città è ancora smorzata e il sole deve ancora riempire della sua luce il cielo mi sono trovata davanti ad uno spicchio di cielo pieno di stelle.

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Da casa ne vedo si e no due o tre nelle notti particolarmente limpide…il resto è buio, sopraffatto dalla luminosità che viene dalle mille luci della città. Questa mattina invece, in un cielo già di un azzurro brillante avevo davanti a me tanti occhi splendenti…. Giove, il più grande e brillante, il Procione, Bellatrix, Betelgeuse, Rigel e la cintura di Orione, le tre stelline in fila che segnalano la costellazione appunto di Orione.

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Intorno ce ne erano altre che a occhio nudo non ho potuto distinguere ma era già tanto affascinante quello che vedevo da non farmi sentire neppure l’aria fredda che stamani ha segnato un cambio di clima.

Ma se il cambio è questa aria fredda  e lo splendido sole di oggi direi che ci abbiamo guadagnato, in fin dei conti siamo già verso la fine di ottobre!

Queste sono le occasioni in cui vorrei avere un telescopio perché penso a come sarebbe stato bello poter vedere la grande nebulosa M42… così sono andata a rivedere una foto che avevo fatto nel 2007, quando potevo passare la notte ai telescopi di Skylive….

???

È solo in bianco e nero perché non c’era ancora la possibilità di elaborarle e farle diventare fantastiche!

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E’ durato poco….una mezz’ora dopo il sole aveva già preso possesso del cielo e di quello spettacolo era rimasto solo un Giove sbiadito che è scomparso presto anche lui.

Però stamani anche il cuore si è riempito di stelle!

San Giovanni, mi ricordo…..

La grande di festa di oggi, qui a Firenze, con la gioia per questa splendida città che oramai sento profondamente mia, mi ha fatto ripensare alle altre feste di San Giovanni, a Roma.

Ero una bambina – erano gli anni del dopoguerra – c’era voglia di riprendere la vita, la normalità e di stare insieme senza più la paura dei bombardamenti o degli arresti.

Il quartiere dove abitavo era quello di San Giovanni in Laterano, la splendida Basilica che vedevo dalle finestre di casa e il 24 giugno era festa grande. hotel_pensione_roma

Fin dal mattino le bancarelle riempivano le strade del quartiere, non ricordo bene che genere di cose vendessero…però ricordo benissimo quelle dei giocattoli, molto più semplici e poco costosi rispetto a quelli di oggi, ma preziosi per noi che non ne avevamo certo le case piene….

Poi lo zucchero filato

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e i sacchetti con le “mandorle torrate”

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che riempivano del loro profumo dolce l’aria ma soprattutto i chioschetti, ambitissimi dato il caldo, delle gratta checche

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con il loro parallelepipedo di ghiaccio, per metà coperto da un sacco di juta perché non si sciogliesse troppo presto, da cui gli esperti “grattacheccai” raschiavano il ghiaccio con un arnese un po’ simile ai pelapatate di ora,

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per riempirne i bicchieri e versarvi lo sciroppo …arancio, granatina, menta e tamarindo i più ricercati.

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La sera poi le numerose trattorie ed osterie della zona mettevano i tavoli sul marciapiede o addirittura sulla strada (tanto nessuna macchina passava e non si pagava lo spazio coperto)…

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e accanto ai tavoli enormi ceste piene di lumache che girellavano tranquille non immaginando la fine che avrebbero presto fatto in pentola per il piatto “di rito” in quel giorno!

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Dove c’era una fisarmonica c’era sempre qualcuno che si metteva a ballare, sempre in mezzo alla strada: si respirava aria di festa, una tranquilla festa paesana.

Poi, verso le 23 sul sagrato della Basilica cominciava lo spettacolo pirotecnico…fuochi d’artificio che concludevano in allegria una bella giornata di festa!

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