… come il vento

Dalla pagina di una amica su facebook:

Se il nostro corpo è un testo

la malattia è un refuso.

La medicina del futuro

è l’attenzione alla lingua.

Badate prima di tutto alle parole,

le parole fanno tempeste

nella carne, possono fare buchi,

possono fare tane, trame, tele

di ragno.

Il male e il bene sono fasi, frasi,

sono mete, metafore

che legano un corpo all’altro,

un giorno all’altro.

Non dire una parola

che non sia felice di essere detta,

non ascoltare una parola

che non sia necessaria

come l’acqua, inafferrabile

come il vento.

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Siamo mortali

Ho trovato questo brano sul web, non so chi sia l’autore ma mi corrisponde in pieno…

“siamo mortali, amico mio…

e questa dovrebbe essere l’informazione che fa la differenza!

per quanto grandi ed innovative possano essere le nostre idee

per quanto dolorosi siano i nostri sacrifici

per quanto imbarazzanti possano essere i nostri errori….

tra 100…200 anni…

chi si ricorderà più di noi…

crea e sbaglia e soffri con leggerezza, amico mio…

siamo mortali…”

leggerezza e poesia

 

In tempo di coronavirus… con un po’ più di libertà

E finalmente, con la piccola libertà che ci è stata data, arriva un sabato di sole, una bella giornata calda … sarebbe sciocco non approfittarne!

A ma figlia Sabina e me piace girare senza fretta e, a volte, senza una meta precisa per conoscere i dintorni di Livorno: per noi è tutto nuovo!

Questa volta Sabina ha scelto un luogo di cui le è piaciuto il nome “Orciano Pisano”.

Scartiamo la scelta dell’autostrada e ci avviamo sulla strada statale, in questo modo scopriamo tanti paesini immersi nel verde della campagna.

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Si può andare con calma, ancora non c’è molto traffico quindi si può viaggiare a passo ridotto…se poi c’è qualcuno che ha fretta che ci sorpassi pure, non ci offendiamo.

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È bello godersi il paesaggio della campagna con i cipressi e le colline morbide, i piccoli corsi d’acqua e le distese dove il grano è stato appena tagliato e i grandi rotoli sono ancora sul campo.

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Mi vengono in mente i covoni che vedevo da piccola…certo in questo caso l’avvento delle macchine ha alleggerito molto il lavoro dei contadini!

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Il navigatore, per esempio, è quasi essenziale per trovare questi piccoli paesi che non sono ben indicati dai cartelli sulle strade; con un po’ di fatica, arriviamo in vista del cartello “Orciano Pisano” ma bisogna andare ancora avanti per trovare il piccolo Borgo.

Orciano è un comune con circa 600 abitanti, ma in questo momento sembra disabitato! È a 122 metri slm ma c’è un’arietta piacevolissima che ci fa credere di essere più in alto. Con molto piacere vedo che ha un Sindaco donna.

Non c’è molto da vedere, una piazza al centro del paese, la Chiesa Parrocchiale

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e un Oratorio o Confraternita che però sono un po’ distanti dalle case, uno sulla destra e l’altro sulla sinistra della strada.

Mi colpiscono i cartelli indicatori delle vie che sembrano scritti a mano sulla ceramica, con una calligrafia infantile.

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Sono passate le 13 e la fame si fa un po’ sentire. Nella piazza c’è un piccolo bar con i tavolini nel verde,

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non è particolarmente fornito ma ci sono dei bei tramezzini: prendiamo anche una spuma bionda e ci accomodiamo all’aperto.  Si sta così bene, circondate dal verde e da un magico silenzio che non viene voglia di muoversi! Qui l’onestà deve essere di casa perché mentre mangiamo il ragazzo che ci ha servito (unica persona presente nel bar) ci saluta e si avvia… dopo un po’ arriva un’altra persona e possiamo pagare.

Sulla strada incontriamo un cartello con la scritta “Lorenzana” all’inizio di una stradina che si inerpica piuttosto ripida, tiriamo avanti ma dopo una curva lo sguardo viene attratto da un paesino arroccato su un colle, circondato dal verde.

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Che sia quella Lorenzana? Torniamo indietro e andiamo a vedere. Ci fermiamo ad un piccolo slargo da cui parte una bella salita che porta ad una grande Chiesa.

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Comincio ad essere un po’ stanca, la sosta obbligata dal Coronavirus ha mandato in tilt le mie gambe che non hanno potuto usufruire della camminata giornaliera così, visto un muretto all’ombra, mi accontento di guardare la struttura dal basso mente Sabina va a vedere da vicino.

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Mentre l’aspetto vado a leggere notizie sul paese.

Il paese di Lorenzana è un comune autonomo composto da Lorenzana, Crespina, Cenaia e Tripalle (i nomi di questi paesi sono eccezionali). È in provincia di Pisa ed è il capoluogo del comune italiano sparso di Crespina Lorenzana. In passato fu la meta privilegiata delle ricche famiglie di Livorno e Pisa che vi costruirono numerose ville, tra queste la villa Kiernek che ospitò Giovanni Fattori, Silvestro Lega, Telemaco Signorini ed altri macchiaioli.

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È incredibile come tanta storia sia racchiusa in paesi dal nome sconosciuto: bisogna andare a frugare nei meandri della storia per ritrovare delle radici così belle e profonde del nostro territorio.

Il cielo si sta oscurando e non promette niente di buono per cui rimontiamo in macchina e prendiamo la strada del ritorno per non farci cogliere dal temporale, ma questa volta scegliamo l’autostrada e la Variante Aurelia per Livorno.

Una bella passata di pioggia ma oramai siamo a casa!

(Giovanni Fattori : panorama livornese)

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Grazie di cuore all’autore

Ho trovato questa poesia su facebook, ma ogni volta il nome dell’autrice o autore è diverso per cui preferisco lasciarla nell’anonimato, l’autore vero saprà comunque che è piaciuta a tantissime persone.

Io la trovo piena di speranza, una carezza in un periodo così difficile e mi fa piacere proporla qui sul blog.

Eccola:

Era l’11 marzo del 2020,

le strade erano vuote, i negozi chiusi,

la gente non usciva più.

Ma la primavera non sapeva nulla.

Ed i fiori continuavano a sbocciare

Ed il sole a splendere

E tornavano le rondini

E il cielo si colorava di rosa e di blu

La mattina si impastava il pane

E si infornavano i ciambelloni

Diventava buio sempre più tardi

E la mattina le luci entravano presto

Dalle finestre socchiuse

Era l’11 marzo 2020 i ragazzi studiavano

Connessi a Gsuite

E nel pomeriggio immancabile

L’appuntamento a tressette

Fu l’anno in cui si poteva uscire

Solo per fare la spesa

Dopo poco chiusero tutto

Anche gli uffici

L’esercito iniziava a presidiare le uscite e i confini

Perché non c’era più spazio per tutti negli ospedali

E la gente si ammalava

Ma la primavera non lo sapeva e le gemme continuavano ad uscire

Era l’11 marzo del 2020

Tutti furono messi in quarantena obbligatoria

I nonni le famiglie e anche i giovani

Allora la paura diventò reale

E le giornate sembravano tutte uguali

Ma la primavera non lo sapeva

E le rose tornarono a fiorire

 

Si riscoprì il piacere di mangiare tutti insieme

Di scrivere lasciando libera l’immaginazione

Di leggere volando con la fantasia

Ci fu chi imparò una nuova lingua

Chi si mise a studiare e chi riprese l’ultimo esame che mancava alla tesi

Chi capì di amare davvero

Separato dalla vita

Chi smise di scendere a patti con l’ignoranza

Chi chiuse l’ufficio e aprì un’osteria

Con solo otto coperti

Chi lasciò la fidanzata per urlare al mondo

L’amore per il suo migliore amico

Ci fu chi diventò dottore per aiutare

Chiunque un domani ne avesse avuto bisogno

Fu l’anno in cui si capì l’importanza della salute

E degli affetti veri

L’anno in cui il mondo sembrò fermarsi

E l’economia andare a picco

Ma la primavera non lo sapeva

E i fiori lasciarono il posto ai frutti

E poi arrivò il giorno della liberazione

Eravamo alla tv

E il primo ministro disse a reti unificate

Che l’emergenza era finita

E che il virus aveva perso

 

Che gli italiani tutti insieme avevano vinto

E allora uscimmo per strada

Con le lacrime agli occhi

Senza mascherine e guanti

Abbracciando il nostro vicino

Come fosse nostro fratello

E fu allora che arrivò l’estate

Perché la primavera non lo sapeva

Ed aveva continuato ad esserci

Nonostante tutto

Nonostante il virus

Nonostante la paura

Nonostante la morte

Perché la primavera non lo sapeva

Ed insegnò a tutti

La forza della vita.

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La forza della vita

Il mio augurio di buon anno per tutti i miei amici!

Per darci la pazienza della speranza

Per ricordarci che la vita è sempre la più forte anche quando sembra sconfitta e che è capace di sorprendere…sempre

Allora do fiducia all’anno nuovo con queste foto che mi hanno commossa e mi hanno dato tanta gioia!

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Kim Phuk – Hiroshima 1945 –  il terrore e il dolore di una bimba

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Kim Phuk oggi con il figlio Stephen.

Il simbolo della guerra è diventata un sorriso di pace!

 

Retrospettiva

Oggi ripensavo alla giornata di Natale, così inaspettatamente gioiosa, piena di calore, di sorrisi, di risate, di piatti appetitosi, di crostini preparati tutti insieme in cucina nel caos delle persone e del “nostro” Teo – cane ingombrante ma dolcissimo, impazzito dai profumi che gli arrivavano al naso, che elemosinava con sguardo tenero qualche bocconcino…

Buonissimo l’antipasto, strepitose le lasagne della zia Francesca, eccellente l’arista tenera e succulenta e le patate al rosmarino dello chef Sabina… ma la frutta? Eppure l’avevo presa: clementine, uva e anche due melograni portafortuna…

Vado a vedere in veranda e infatti c’erano le buste di carta piene della bella frutta… mi è scappato un sorriso. Non sarebbe successo se ci fossi stato tu: era la tua passione preparare dei bellissimi vassoi che sembravano quadri, non lo lasciavi fare a nessun altro!

Ecco, anche se in ritardo, ho preparato io il cestino, non so se l’approverai ma ci ho messo tutta la mia buona volontà!

E come ti abbiamo sentito tutti presente e anche divertito a Natale, così ti penso io ora, che magari scuoti la testa… “potevi fare meglio!”

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Santi Innocenti

Molti anni fa, dopo che le bambine avevano già iniziato la scuola, iniziai a fare volontariato: mi sembrava fosse il minimo dare qualche ora del mio tempo libero agli altri, ma non sapevo dove. Una amica mi chiese di andare con lei al Cottolengo e, nonostante un po’ di titubanza, accettai.

Avevo sentito parlare di questa struttura con una serie di stereotipi e stigmi, come se fosse un luogo cupo, quasi un lazzaretto.

Invece, arrivata sulla collina del Poggetto, mi trovai davanti ad un bell’edificio, luminoso, grandi vetrate, corridoi ampi, camere accoglienti e una pulizia meticolosa.

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Fui accompagnata al reparto “Santi Innocenti” e mi è tornato in mente questo lungo periodo proprio oggi che la Chiesa ricorda i piccoli innocenti uccisi da Erode.

Lì ho conosciuto delle suore – per dirlo alla fiorentina – veramente ganze, che si occupavano giorno e notte, con amore e dedizione unica, delle “bimbe” a loro affidate, nonostante la fatica dovuta alle loro difficoltà mentali e fisiche.

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Ero veramente affezionata ad ognuna delle bimbe, alle loro storie, a volte veramente tristi, di abbandono e solitudine, ma erano entrate finalmente in una grande famiglia.

Potrei scrivere un libro per ognuna di loro: da Giuliana che mi applaudiva ogni volta che arrivavo e dovevo fermarmi a baciarla prima delle altre, ad Anna – che era una persona normale ma chiusa lì dentro per stare con la sorella dato che “non erano all’altezza della famiglia” o Lina che cantava di continuo le canzoni di Gianni Morandi…

Ma è di Maria che voglio raccontare, Maria che è stata per me una maestra di vita.

Maria non parlava, anche se seguiva attentamente ogni discorso che veniva fatto. L’unica sua occupazione dalla mattina alla sera era camminare, su e giù nel corridoio con passo lungo e veloce. Si fermava solo, e di malavoglia, per mangiare velocemente e ripartire.

Una mattina, mentre scendeva dal letto, scivolò e si ruppe il femore. Non era in condizioni di subire un intervento (parlo di una quarantina di anni fa, la medicina era diversa) e l’unica possibilità era che restasse immobile a letto per permettere all’osso di calcificarsi. Fu un attimo di panico… come era possibile far stare ferma Maria?

Invece, per più di un mese Maria restò immobile a letto. All’ultima visita il dottore dichiarò che l’osso si era calcificato per cui si poteva iniziare la riabilitazione, sperando che riuscisse ad alzarsi nuovamente in piedi.

Maria lo guardava con gli occhi spalancati: in men che non si dica scese dal letto e senza neppure le scarpe iniziò di nuovo il suo viaggio in su e giù per il corridoio, con un sorriso di trionfo stampato sul viso!

Con la sua voglia di vita aveva superato ogni paura, là dove noi avremmo impiegato chissà quanto tempo per riprendere il via!

Me ne sono ricordata parecchie volte, quando la paura mi tratteneva a prendere decisioni difficili… ma ho pensato a lei e tutto è diventato facile!

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Vigilia

Quando il sonno fa un po’ i capricci, per addormentarmi recito poesie.
Un trucco che mi aiutato tante volte a mantenere la calma.
Questa notte il vento mi ha riportato la mia prima poesia di Natale, scritta apposta per i miei quattro anni dalla mia mamma:

“E’ Natale, è Natale,
gli angioletti son discesi
hanno candide le ali
e il vestito tutto d’or!
O mammina mia diletta
O mio caro e buon papà
questa vostra figlioletta
tanti auguri oggi vi fa!”

Buona Vigilia!

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Considerazioni di una quasi ottantenne in una lunga giornata di pioggia

16 novembre

Guardo da dietro i vetri, dove si rincorrono le gocce d’acqua… dopo una pausa di qualche ora ha già ripreso a piovere. È dal 1° di novembre che si susseguono piogge più leggere (poche) e temporali violenti con il loro accompagnamento di lampi, tuoni e fulmini. Mi ricordo che da piccola contavo i secondi tra il lampo e il tuono per cercare di capire quanto il temporale fosse vicino: ora non c’è bisogno perché lampo e tuono sono quasi contemporanei…il temporale è proprio sulle nostre teste!

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I pensieri viaggiano lentamente, non ho più bisogno di correre né di affannarmi e questo è uno dei privilegi che rendono la vecchiaia un tempo particolare che può essere angosciante se si rincorre una gioventù “estetica” mentre è bellissimo accoglierla come un’amica che ha camminato con noi per tanto tempo, che ha condiviso gioie e dolori, vittorie e sconfitte, conquiste e perdite. Certo il viso ne porta i segni ma sono il diario della vita. Perché mai tutto questo dovrebbe essere cancellato, può davvero un lifting riportare indietro nel tempo?

Da un anno e poco più ho cambiato tutto: città, casa, amicizie…una bella avventura! Non mi ha spaventato più di tanto nonostante la fatica del trasloco, gli inevitabili addii: una grossa fetta dei miei libri… un addio necessario (non c’era più spazio a sufficienza per loro ma mi sono preoccupata di lasciarli in buone mani) ma anche voluto (se si deve dare dei tagli facciamoli per bene, così con me sono venuti solo quelli di cui non avrei potuto fare a meno e quelli che non avevo ancora letto – vista la mia incapacità di uscire da una libreria senza almeno due o tre libri – e altre cose che erano diventate “parte della famiglia”!

I cambiamenti sono però una bella spinta alla fantasia: creare nuovi ambienti che rendessero “casa” le nuove stanze, passare da un caos di scatoloni ad una sistemazione che fosse “mia” (avevo carta bianca per questo). Nonostante l’attenzione messa a dividere bene gli oggetti c’era sempre qualcosa che non si trovava e magari saltava fuori da un posto impensato.

Ora mi guardo intorno e l’ambiente mi piace, è confortevole e spazioso ed è pieno di luce. Certo c’è ancora da fare, qualcosa da aggiungere o da spostare ma sono soddisfatta del mio lavoro.

In sala c’è una bella poltroncina rossa, comoda e accogliente. Mi siedo con una tazza di tè caldo e il libro del momento, il mio amato Terzani. Cosa volere di più?

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Fashion in Flair

Quando andavo alle elementari, tanto tempo fa, l’inizio del tema del lunedì era sempre lo stesso: “Ieri sono andata con i miei genitori e le sorelline a…”

Dal momento che i vecchi tornano bambini… comincio ancora così: sabato scorso sono andata con le figlie a Lucca a vedere una mostra intitolata “Fashion in Flair!

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L’evento si svolgeva nella suggestiva Villa Bottini

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nei pressi della Porta San Gervasio

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una splendida villa cinquecentesca all’interno delle mura della città, una mostra di artigianato ad alto livello, con tutta la sua forza e creatività.

Tradizione e sperimentazione coprono tutti gli ambiti dei lavori: gioielli, oggetti di arredo, cosmetici, fragranze e pitture, è una festa di colori, profumi e allegria.

Nel grande giardino erano dislocati alcuni stand di abbigliamento, il bar e altri che riguardavano comunque il cibo e la sua cultura con la possibilità di fare una merenda “ecologica”…

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Il resto della mostra era all’interno della magnifica villa: un labirinto di sale dove c’era da guardare i banchi ma anche le pareti e i soffitti affrescati

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mentre, scendendo una scala altri banchi si trovavano nei locali che ospitavano probabilmente le cucine e le camere della “servitù “con i soffitti a botte, molto belli.

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Tanto pubblico da far girare la testa, per cui mi sono soffermata soprattutto su quello che amo di più: i fiori e la grande abilità delle mani.

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con dei curiosissimi frutti di una felce tropicale

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Ma soprattutto mi ha incantato il banco degli origami: la carta che si piega all’abilità delle mani diventando uccello, fiore, gioco…

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Era così tanto che non riuscivo più ad andare a vedere un evento che nonostante la stanchezza mi sono riempita gli occhi e il cuore!

Poi sulla via del ritorno …

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