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Volevo scrivere qualcosa su Marina ma in questo momento non riesco, Ho sentito Marina da subito amica per il suo incrollabile amore per la vita, per la sua saggezza, per la sua sensibilità.
Arrivederci Marina, ora sei circondata da musica celeste insieme al tuo Babbo e alla zia Rosetta!

La principessa sul pisello

Ho compiuto  58 anni e ringrazio chi si è ricordato di me. Maggio non è stato un bel mese : paura, ansia, dolore per tutti. Fortunatamente ora le cose stanno rimettendosi ed è per questo che ricomincio a farmi vedere sui social,Nel giorno del compleanno , un caro amico, forse senza neppure sapere che compivo gli anni, mi ha mandato un messaggio con le parole di Mario Andrade. Ve lo faccio sentire perché  aiuta a riflettere.

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I sacerdoti e il bene compiuto in silenzio

Apprezzo la sincerità e la chiarezza di pensiero di Padre Martìn. E’ purtroppo vero che i giornali cerchino la notizia ad effetto senza contobilnciare con tutto il positivo che c’è. In questo modo si distorce la verità e si spingono gli uomini verso l’odio. Non solo non si rende giustizia alla Chiesa ma neppure all’umanità in tutto quello che ha di sano e positivo. Grazie per questo contributo, a volte è difficile trovare gli articoli giusti!

il blog di Costanza Miriano

Lettera di un sacerdote cattolico al NEW YORK TIMES

Caro fratello e sorella giornalista:

Sono un semplice sacerdote cattolico. Sono felice ed orgoglioso della mia vocazione. Da vent’anni vivo in Angola come missionario.
Vedo in molti mezzi di informazione, soprattutto nel vostro giornale, l’ampliamento del tema dei sacerdoti pedofili, con indagini condotte in modo morboso sulla vita di alcuni sacerdoti. Così si parla di uno di una città negli Stati Uniti negli anni ‘70, di un altro nell’Australia degli anni ‘80, e cosi a seguire di altri casi recenti…
Certamente questo è da condannare!
Si vedono alcuni articoli giornalistici misurati ed equilibrati, ma anche altri pieni di preconcetti e persino di odio.

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2 agosto 1980

Ero in villeggiatura a Baia Felice, nel litorale Domiziano, non c’erano ancora i cellulari e c’era un unico telefono per tutti e per lo più era spesso guasto.

Per fortuna avevo con me la mia radiolina che mi permetteva di restare in contatto col mondo. L’accesi come al solito per sentire un po’ di musica mentre lavavo piatti e stoviglie – dato che l’acqua arrivava solo la mattina prestissimo – invece arrivò la notizia come un pugno nello stomaco.

Non posso dimenticare…

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Riflessioni

Queste giornate calde mi hanno tenuto quasi sempre chiusa in casa, le uscite limitate a quella piccola spesa che basta per due persone un po’ assai avanti con gli anni e con un bel po’ di acciacchi!

Conseguenza? Tanto tempo per riflettere sulla vita trascorsa e soprattutto su questo mondo impazzito che fa male al cuore.

Ho paragonato la nostra vita ad una strada: a volte è stata in pianura, una bella grande strada da percorrere con calma, facilmente; altre volte fatta di scalini sconnessi o da una salita ripida e sassosa dove era facile scivolare e anche farsi male.

Può prendere la paura: ho creduto di non farcela, ho cercato di cambiarla ma poi sentivo che dovevo tornare indietro perché nel bene e nel male era quella la mia strada.

È così che mi sono accorta che fra i sassi o ai piedi di uno scalino c’era un fiore, un umile fiore che però li rendeva belli e li rallegrava.

Ho imparato a guardare meglio e mi sono accorta che la vita regala bellezza e gioia anche nei momenti più duri: magari è un piccolo gesto, un sorriso che scambi per strada con chi non conosci, un lieve carezza…

L’età mi ha insegnato che non si deve mai perdere la speranza, neanche davanti all’immenso dolore del mondo, una speranza che non è passività o indifferenza ma amore e positività anche se in piccole cose… ma è con le piccole cose che si può cambiare il mondo!

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La preghiera di Amir

Il mio pensiero è con loro, queste parole mi pesano sul cuore…

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Di conto cosa mi è rimasto

sguardi tristi, sofferenza, miseria

il fardello del migrare, la terra promessa.

Promessa da chi? Fuggire per cosa?

La morte che aleggia giorno dopo giorno

insistente e vigliacca

il mare, la speranza; miraggi di vita.

Il dolore morde il cuore, la salvezza è lontana

un sogno che allo scocco dei minuti,

tra l’urlo delle onde cade in frantumi

sfruttati derisi da secoli, un popolo minore, alcuna importanza.

Egoismi, denari, malvagità svendute per nulla.

Il porto è lontano, soltanto un flagello perpetuo si ode

racchiude il mondo, il mio mondo.

Fuggo, prego, e disperato scruto l’ orizzonte

non ho scelto dove nascere,

in quel profondo luogo ho visto la prima luce

ora supplico e, ancora prego

Mi chiamo Amir e non sono nessuno

soltanto un essere umano.

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1° Giugno

E’ il mese dei prati erbosi e delle rose;
il mese dei giorni lunghi e delle notti chiare.
Le rose fioriscono nei giardini, si arrampicano
sui muri delle case. Nei campi, tra il grano,
fioriscono gli azzurri fiordalisi e i papaveri
fiammanti e la sera mille e mille lucciole
scintillano fra le spighe.
Il campo di grano ondeggia al passare
del vento: sembra un mare d’oro.
Il contadino guarda le messi e sorride. Ancora
pochi giorni e raccoglierà il frutto delle sue fatiche.

Giosuè Carducci

 

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IL PASSEROTTO

È dall’inizio del pomeriggio che sento cinguettare sul balcone ma così da seduta non riesco a vedere chi è. Deve essere il passerotto che viene spesso a becchettare sulle piante, con garbo, senza sciupare niente. Forse è la sua gentilezza che lo tiene lontano dal gruppo chiassoso che si litiga le briciole sull’altro balcone…

Oggi però c’è qualcosa di diverso, va e viene, continuamente…

Devo assolutamente guardare cosa fa, così mi alzo e lo aspetto nascosta dietro la tendina, armata della macchina fotografica perché sono sicura che c’è qualcosa di bello da conservare.

Eccolo che arriva e si posa sulla grande ciotola che aspetta la fine delle giornate di pioggia per riempirsi di primule colorate. Quel pochino di erbetta che copriva la terra si è trasformata in paglia…

Il passerotto arriva e comincia a strappare quei fili di paglia e quando in bocca ne ha un bel mazzettino riparte per tornare dopo poco a fare un altro raccolto.

Quattro ore son passate in questo via vai, con tanta pazienza il passerotto ha raccolto un bel mucchietto di paglia tenera… sta preparando il nido per accogliere i suoi piccoli!!!

Ho posato la macchina fotografica, non me la sento di disturbarlo: è troppo importante il suo lavoro ed è fatto con tanta fatica e tanto amore che posso solo restare lì a godere lo spettacolo, in silenzio e ferma!

E così l’unica foto è quella della ciotola con i suoi filini di paglia. Il passerotto immaginatelo voi, un piccolo, tenero uccellino con il suo carico di amore e di tenerezza!

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Madre

La principessa sul pisello

MADRE vorrei cantarti la mia canzone per poterti dire i miei amori per piangere i dolori,
parlarti delle speranze confessarti cocenti delusioni sussurrarti pensieri passioni sogni mai detti.
Vorrei prendermi le tue pene donarti la mia felicità sapere che sai di essere amata
che sarai sempre con me primo tenero abbraccio di vita seno sorgente,
MADRE cara dei primi passi consolatrice dei primi dolori guida dei pensieri più veri;
MADRE luce della mente

MADRE che nutre MADRE che conduce fiera e altera MADRE severa MADRE che piange che ride
MADRE ti ho amato, ti ho afflitto MADRE delusa MADRE speranza
MADRE quando entri nella mia stanza per vegliare il sonno. MADRE del mondo
e dei fiori tuoi piccoli amori segreti che ogni giorno disseti parlando di primavere.
MADRE amica che studia MADRE che lotta MADRE coraggio di tutti i giorni

 

Da “L’impronta della balena” di Silvia  Arfaioli ed.”Agorà e…

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1° maggio

Buon Primo Maggio a chi ha la fortuna di lavorare, a chi il lavoro lo sta cercando, a chi é precario e a chi il lavoro rischia di perderlo e a chi purtroppo lo ha perso.
Buon primo maggio a chi ha la fortuna di amare quello che fa e chi invece lavora per amore della sua famiglia
Buon primo maggio a chi lavora con le mani rendendo sacro quello che tocca, a chi lavora con il cuore regalando sogni all’umanità, a chi lavora con la testa e ci permette un mondo migliore
Buon primo maggio a chi non é sopravvissuto al lavoro perché non si può morire di lavoro.

(Cristina Scaletti) *

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  • Cristina è stata Assessore alla Cultura di Firenze e contiua ad essere attiva nella Giunta fiorentina con intelligenza e senso della realtà, pensando al benessere della città e dei fiorentini. E’ una Donna a tutto campo, è medico, è sportiva effettiva… insomma è un esempio per le donne…)

Il bucato

Quando, dopo una serie di giorni nuvolosi o addirittura piovosi spunta una giornata di sole, balconi e finestre alzano il gran pavese… panni tesi ad asciugare, a farsi profumare dal sole!

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Anche il mio bucato è già bello in ordine sui fili che ho la fortuna di avere fuori del balcone, dove il vento li sta facendo cantare…

Questi panni svolazzanti mi hanno fatto ricordare quando, bambina, accompagnavo mamma a fare il bucato.  La lavatrice entrò in casa quando noi sorelle eravamo già grandi, mettendo insieme i nostri primi stipendi, ma allora – quando finalmente era tornata l’acqua che durante la guerra e il primo dopoguerra dovevamo andare a prendere ad un nasone  (fontanella) vicino – o si lavavano i panni nella vasca da bagno con l’asse per insaponare, (a dire il vero c’era già qualche detersivo ma mamma era un po’ ostica alle novità così continuava ad usare il classico Sapone di Marsiglia) o si andava a fare il bucato in terrazza.

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All’ultimo piano del palazzo c’era la terrazza condominiale, una parte coperta con le grandi vasche ed una scoperta con i fili per tendere.

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Per me era un divertimento. Non eravamo mai soli per cui mentre mamma lavava chiacchierando con le altre signore io giocavo con gli altri bambini. Poi, al momento di mettere i panni sui fili seguivo mamma portando il cestino con le mollette… mi sentivo molto importante per questo incarico!

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Sul muro della terrazza c’era una scaletta da marinaio dove ci arrampicavamo – quando non ci vedevano – da cui si aveva una vista panoramica di Roma da levare il fiato!

Invece nonna mi raccontava che all’epoca sua le donne andavano al ruscello, (beh non lei ma la famosa Caterina che è stata la tata di tutti i bambini della famiglia: era praticamente cresciuta in casa di nonna ed ha seguito, amatissima, tutte le generazioni di figli, nipoti e bisnipoti)

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con il catino sulla testa, appoggiato sul cercine. Non ho mai capito come facessero a reggere quei grossi catini in equilibrio senza rompersi l’osso del collo.

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Quale fosse il posto l’acqua era fredda e le mani ne uscivano rosse e intirizzite, con gli immancabili geloni!

Ora con le lavatrici non ci si immagina la fatica che le donne facevano per tenere pulita la biancheria e non solo per quello!

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La contropartita era che non eravamo mai soli, c’era sempre compagnia, risate e canti!

Certamente abbiamo guadagnato in velocità e tecnica ma abbiamo perso la bella semplicità dei rapporti umani!