Immacolata

Vergine santa d’ogni gratia piena,

che per vera et altissima humiltate

salisti al ciel, onde miei preghi ascolti,

tu partoristi il fonte di pietate,

e di giustizia il sol, che rasserena

il secol pien d’errori, oscuri et folti;

tre dolci et cari nomi hai in te raccolti,

madre, figliuola et sposa;

Vergine gloriosa,

donna del Re che nostri lacci ha sciolti,

e fatto ‘l mondo libero et felice,

ne le cui sante piaghe,

prego ch’appaghe il cor, vera beatrice.

(Francesco Petrarca)

Cantata dai poeti, dipinta dagli artisti più famosi…

Come si sarà sentita Maria davanti ad una chiamata così improvvisa?

 

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Oggi, 11 ottobre 2016.

Il Santo del giorno è San Giovanni XXIII – il mio Papa!

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Ci vorrebbe tanto, non solo un post, per raccontare la storia del “Papa buono”, una persona che in meno di cinque anni di pontificato è riuscito a dare nuovo slancio alla Chiesa.

Eletto come “papa di transizione” per la sua età, ha conquistato il cuore di tutti per la sua gentilezza, il suo calore umano e il suo buon umore.

Già la scelta del nome – un nome che era quello di un antipapa – aveva fatto capire che quella persona così semplice, ma gran diplomatico, non era un “vecchietto” facile da gestire ma avrebbe gettato scompiglio e procurato grandi sorprese.

Fu così infatti: dopo la sua elezione nell’ottobre del 1958 iniziarono le sue uscite dal Vaticano, l’Ospedale del Bambin Gesù

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il carcere di Regina Coeli

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e le domeniche nelle varie Parrocchie di Roma, sempre sorridente in mezzo al popolo, sempre con una parola e un sorriso…

Poi la grande sfida, il Concilio Ecumenico Vaticano II, e il discorso che tenne ai fedeli riuniti in Piazza San Pietro la sera dell’apertura, parole che nascevano dal cuore:

“tornando a casa, troverete i bambini, date loro una carezza e dite: questa è la carezza del papa. Troverete, forse, qualche lacrima da asciugare. Abbiate per chi soffre una parola di conforto. Dite che il papa è con loro…”

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Il Papa morì alle 19:49 del 3 giugno 1963.

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Perché “il mio Papa?”

Perché quelli sono stati i miei “anni giovani”, anni di studio e di presenza nel sociale e nella politica… anni in cui non c’era nei giovani quella assuefazione alla vita, quell’indifferenza che invece mi sembra caratterizzare molti dei giovani di oggi. Noi venivamo dalla guerra e conoscevamo molto bene la fatica del vivere, avevamo vissuto in prima persona la sofferenza che la guerra provoca e questa figura di Papa che aveva la parola Pax nel suo stemma ci faceva respirare un’aria nuova.

Sono stata in Piazza San Pietro con i miei amici ad ogni “fumata” aspettando con ansia e speranza il nome del nuovo pontefice…ed ero lì quando si sono spalancate le vetrate del balcone ed è apparsa questa figura che contrastava così fortemente con l’altra magra e ieratica di Pio XII.

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Ero a salutarlo insieme a tanti quando passava col treno diretto a Loreto per affidare alla Madonna il Concilio che sarebbe iniziato il giorno dopo.

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Ero in Piazza quando fece il suo magico discorso della luna all’apertura del Concilio.

“Cari figlioli, sento le vostre voci. La mia è una voce sola, ma riassume la voce del mondo intero. Qui tutto il mondo è rappresentato. Si direbbe che persino la luna si è affrettata stasera – osservatela in alto – a guardare a questo spettacolo.” 

Sono stata in Piazza col cuore addolorato a seguire giorno per giorno le notizie del suo aggravamento.

Ero in Piazza quando le finestre dello studio si chiusero e si spense la luce annunciando il suo ritorno alla Casa del Padre.

Ma più di tutto ero spesso in Via Veneto la mattina presto – lavoravo in una via traversa e mi piaceva arrivare presto per poter fare una passeggiata prima di entrare in ufficio – e tante volte ho incontrato una macchina scura da cui si affacciava un viso sorridente che sventolava la mano in segno di saluto…. Era il Papa che ogni volta che poteva sgattaiolava in incognito dal Vaticano con la complicità di mons. Capovilla per andare a godere il bel verde di Villa Borghese prima di iniziare la sua giornata di lavoro….

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Che dite…. Non è abbastanza per sentirlo particolarmente vicino?

 

 

4 ottobre festa di San Francesco

Per ricordare la festa di oggi ho scelto dal delizioso libro di Bobin Christian questo brano che fa risaltare la tenerezza con cui Francesco fa capire a fra’ Ginepro quale sia la vera predicazione…

“Un giorno, uscendo dal convento, san Francesco incontrò frate Ginepro. Era un frate semplice e buono e san Francesco gli voleva molto bene.

Incontrandolo gli disse: «Frate Ginepro, vieni, andiamo a predicare».

«Padre mio» rispose, «sai che ho poca istruzione. Come potrei parlare alla gente?».
Ma poiché san Francesco insisteva, frate Ginepro acconsentì. Girarono per tutta la città, pregando in silenzio per tutti coloro che lavoravano nelle botteghe e negli orti. Sorrisero ai bambini, specialmente a quelli più poveri. Scambiarono qualche parola con i più anziani. Accarezzarono i malati. Aiutarono una donna a portare un pesante recipiente pieno d’acqua.
Dopo aver attraversato più volte tutta la città, san Francesco disse: «Frate Ginepro, è ora di tornare al convento».
«E la nostra predica?».
«L’abbiamo fatta… L’abbiamo fatta» rispose sorridendo il santo”

da “Francesco e l’infinitamente piccolo”

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Tanti auguri ai Francesco e alle Francesca e a tutti una buona giornata nel nome di questo grandissimo santo!

 

Venerdì Santo

No, credere a Pasqua non è
giusta fede:
troppo bello sei a Pasqua!
Fede vera
è al venerdì santo
quando Tu non c’eri
lassù!
Quando non una eco
risponde
al suo alto grido
e a stento il Nulla
dà forma
alla tua assenza.

David Maria Turoldo

Buon Venerdì Santo!

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4 ottobre – San Francesco

CANTICO DELLE CREATURE

Altissimu, onnipotente bon Signore,

Tue so’ le laude, la gloria e l’honore et onne benedictione.
Ad Te solo, Altissimo, se konfano,
et nullu homo ène dignu te mentovare.

Laudato sie, mi’ Signore cum tucte le Tue creature,
spetialmente messor lo frate Sole,
lo qual è iorna, et allumeni noi per lui.
Et ellu è bellu e radiante cum grande splendore:
de Te, Altissimo, porta significatione.

Laudato si’, mi Signore, per sora Luna e le stelle:
in celu l’ài formate clarite et pretiose et belle.
Laudato si’, mi’ Signore, per frate Vento
et per aere et nubilo et sereno et onne tempo,
per lo quale, a le Tue creature dài sustentamento.

Laudato si’, mi’ Signore, per sor Aqua,
la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta.
Laudato si’, mi Signore, per frate Focu,
per lo quale ennallumini la nocte:
ed ello è bello et iocundo et robustoso et forte.

Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra matre Terra,
la quale ne sustenta et governa,
et produce diversi fructi con coloriti flori et herba.

Laudato si’, mi Signore, per quelli che perdonano per lo Tuo amore
et sostengono infirmitate et tribulatione.
Beati quelli ke ‘l sosterranno in pace,
ka da Te, Altissimo, sirano incoronati.

Laudato si’ mi Signore, per sora nostra Morte corporale,
da la quale nullu homo vivente po’ skappare:
guai a quelli ke morrano ne le peccata mortali;
beati quelli ke trovarà ne le Tue sanctissime voluntati,
ka la morte secunda no ‘l farrà male.

Laudate et benedicete mi Signore et rengratiate
e serviateli cum grande humilitate

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La processione dell’Assunta

Un ferragosto con il cielo che non sa bene cosa vuol fare, una cappa di umidità che leva il fiato….

Spesa fatta, che poi siamo in due e ci basta davvero poco; ho preparato presto la parmigiana di melanzane per “fare festa” così fa a tempo a raffreddarsi per pranzo…

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E resta tempo per i ricordi…  e solo a ripensarci mi scappa da ridere…

Siamo nell’agosto 1950, passiamo le vacanze a Piano di Sorrento, uno dei tre paesi della costa sorrentina, vicinissimi tra loro: Piano, appunto, Meta di Sorrento e Sant’Agnello di Sorrento.

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Le feste erano veramente “feste” e venivano preparate con tanta cura.

Ricordo che passavo i giorni precedenti il ferragosto nella farmacia di Sant’Agnello (la farmacista era la madrina di mia sorella): siccome ero molto precisa lei mi permetteva di aiutarla a preparare le bustine di bismuto per le indigestioni dovute alle abbuffate….e ce ne volevano tante, praticamente quanti erano i paesani!

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La sera della vigilia grandi cocomerate sulla spiaggia e il giorno dell’Assunta messa solenne nelle tre chiese maggiori e più tardi le processioni, un rito allora molto sentito.

Quell’anno era stato deciso di farle di sera, così da renderle particolarmente suggestive con le luminarie. Ogni paese dava il massimo per rendere la propria più bella e ricca delle altre: i tre paesi amici si mettevano in competizione …

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Alle 21 suonano le campane e, tra canti e litanie, ogni processione parte dalla chiesa del suo paese e comincia il giro per le strade, la Madonna in testa seguita da lunghe file di fedeli

Tutte e tre si avviano verso la spiaggia per la benedizione finale….ma quando arrivano una vicina all’altra cominciano i guai: le tre Madonne vengono posate per terra e comincia la guerra….”dobbiamo passare prima noi perché la nostra Madonna è più importante”…”no, è più importante la nostra”…“no, la nostra ha fatto più miracoli”… volano improperi e anche qualche cazzotto…

Ci vuole un bel po’ perché i tre preti riescano a riportare la calma….

Alla fine – ritornata la pace – la grande benedizione che concilia tutti i cuori!

E si può riprendere a mangiare e bere in amicizia!!!!

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Il fico buono del bigoncio – riflettendo sull’Ascensione

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Così come è raffigurato nei dipinti dei pittori è difficile capire il senso dell’Ascensione – la festa di oggi –  anche perché oramai l’uomo è diventato “padrone” dello spazio: i viaggi extraterrestri, la passeggiata sulla luna, le varie missioni spaziali, la ISS che ci rimanda stupende immagini della terra….

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Salire al cielo non è più entrare in una dimensione divina…

Ma non dobbiamo più pensare alla festa di oggi come ad un avvenimento accaduto nel passato: l’Ascensione guarda al futuro, è la festa della speranza, la festa di quel cammino dell’uomo che non finisce nell’esperienza di questo mondo.

Ognuno di noi è una piccola parte di quella storia dell’umanità inserita nella storia di Dio.

Scrive Thomas Merton nel suo libro “Nessun uomo è un’isola”:

Nessun uomo è un’ isola, in sé completa: ognuno è un pezzo di un continente, una parte di un tutto”

L’Ascensione ci dice che l’uomo non è una foglia sbattuta alla mercé del caso ma ha una direzione di viaggio che gli apre la vita alla speranza, al coraggio, alla consapevolezza, alla condivisione…. mentre ora sembra che ognuno voglia vivere come crede a prescindere dagli altri ed è capace solo di critica e giudizi…

L’Ascensione ha aperto la gabbia e ci chiede di vivere d uomini liberi, da persone che si prendono cura gli uni degli altri e della terra che abitano…

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Un viaggio da fare insieme…

Per questo a chi si crede l’unico “fico buono del bigoncio” bisognerebbe ricordare che “se tutti gli altri intorno sono marci finirà per marcire anche lui!”

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Domenica di Pasqua

Χριστός ανέστη

“Cristo è risorto”

“Sì è veramente risorto”

Così si salutavano i primi cristiani il giorno di Pasqua ed era un saluto pieno di gioia perché sapevano che insieme a Cristo ogni creatura risorge.

Dietro a Lui che ci ha aperto la strada mettiamo i nostri piedi e non importa il nome che diamo alla nostra fede, quello che conta è che sia un cammino di Pace, di Fratellanza, di Accoglienza, di Verità, di Amore!

Questo è il mio augurio per me e per noi tutti!

BUONA PASQUA

Marie al Sepolcro Angelico