Tammam Azzam

Girando su facebook ho notato una foto che mi è sembrata molto bella e che mi ha incuriosito:

bacio

mi sembrava impossibile che si trattasse di un vero dipinto e ho cercato di approfondire.

La mia curiosità è stata premiata da quello che ho trovato: si tratta dell’opera di Tammam Azzam, un giovane artista siriano, nato a Damasco nel 1980 che ora vive e lavora in Dubai.

lui

Tammam ha creato una forma ibrida di pittura sovrapponendo varie superfici usando vari materiali di uso comune.

Dall’inizio della rivolta in Siria ha iniziato a creare delle composizioni sovrapponendo alle immagini delle città devastate dai bombardamenti altre immagini di opere d’arte famose.

gioconda

Oltre alla oramai conosciuta foto del bacio di Klimt con cui vuole protestare contro la sofferenza della Siria, anche con le altre opere Tammam intende “sottolineare il parallelo tra le più grandi conquiste dell’umanità e la distruzione che l’uomo è in grado di infliggere”

Van gogh

Esponendo lo stato attuale della sua terra al mondo alla mostra “Creative Syria” del 2012, Azzam ha messo in risalto una situazione tragica, che spesso non è sufficientemente conosciuta.

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Ho scelto alcune delle immagini che mi hanno più emozionato ma avrei voluto inserirle tutte per la forza e il pathos che trasmettono!

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E per finire la speranza in un girotondo!

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2 Giugno….auguri Italia!

Del due giugno ho tanti ricordi ma soprattutto due mi sono rimasti più impressi nella memoria.

Il primo è il più forte e il più bello: il 2 giugno del 1946, come una foto impressa nella mente, mia madre con il suo spolverino grigio delle grandi occasioni e soprattutto con uno sguardo fiero e deciso che esce di casa per andare a votare per la prima volta nella storia italiana, con la consapevolezza che finalmente la donna aveva il suo peso nelle scelte politiche (fino ad allora avevano potuto votare solo per eleggere i rappresentanti delle amministrazioni comunali).

Penso che sia da lì, nonostante avessi solo sei anni, che è nata la mia coscienza dell’importanza di vivere con serietà e gioia.

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Il secondo è ricorrente, per tanti 2 giugno: mio zio, in quanto medaglia d’oro al valor militare, regalava a mamma i biglietti per la tribuna di fronte a quella d’onore: lei non veniva ma andavamo noi tre sorelle (nonostante tutto era una delle poche occasioni di fare qualcosa di diverso…!): un caldo tremendo, tante ore in piedi sotto al sole senza potersi muovere e io che aspettavo solo l’arrivo dei bersaglieri, unica cosa emozionante in tutta la sfilata…e una lunga camminata all’andata e al ritorno perché non c’erano i mezzi pubblici….

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Nonostante tutto questi sono i colori che amo!

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La strage dei Georgofili…. mi ricordo….

Ventidue anni fa nel cuore della notte un boato violento mi ha fatto saltare giù dal letto: non ho avuto dubbi sul significato….il resto della notte attaccata alla radio: Firenze era stata ferita nel suo cuore e con il suo anche il nostro…
Come ogni anno stanotte alle 1,04 è arrivato il corteo partito dall’Arengario di Palazzo Vecchio e ha depositato una corona d’alloro sul luogo della strage
22 anni e una verità ancora a metà…
Quella notte per Nadia è davvero finito tutto….

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23 maggio 1992

Condivido appieno queste parole…..

 Il coraggio della vera antimafia

( di Saverio Masi )

L’isolamento che lo Stato e la società civile hanno riservato a Giovanni Falcone e alla lotta alla mafia, ha prodotto la strage di Capaci .

C’è solo una forma di commemorazione accettabile, lontana dall’ipocrisia : per i cittadini si traduce in impegno concreto verso la comunità e attenzione verso la cultura della legalità

Per chi è dentro le istituzioni, l’impegno consiste nell’onorare la carica che si occupa allontanando ogni forma di corruzione.

La mafia muore senza il terreno fertile della politica corrotta.

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Il fico buono del bigoncio – riflettendo sull’Ascensione

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Così come è raffigurato nei dipinti dei pittori è difficile capire il senso dell’Ascensione – la festa di oggi –  anche perché oramai l’uomo è diventato “padrone” dello spazio: i viaggi extraterrestri, la passeggiata sulla luna, le varie missioni spaziali, la ISS che ci rimanda stupende immagini della terra….

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Salire al cielo non è più entrare in una dimensione divina…

Ma non dobbiamo più pensare alla festa di oggi come ad un avvenimento accaduto nel passato: l’Ascensione guarda al futuro, è la festa della speranza, la festa di quel cammino dell’uomo che non finisce nell’esperienza di questo mondo.

Ognuno di noi è una piccola parte di quella storia dell’umanità inserita nella storia di Dio.

Scrive Thomas Merton nel suo libro “Nessun uomo è un’isola”:

Nessun uomo è un’ isola, in sé completa: ognuno è un pezzo di un continente, una parte di un tutto”

L’Ascensione ci dice che l’uomo non è una foglia sbattuta alla mercé del caso ma ha una direzione di viaggio che gli apre la vita alla speranza, al coraggio, alla consapevolezza, alla condivisione…. mentre ora sembra che ognuno voglia vivere come crede a prescindere dagli altri ed è capace solo di critica e giudizi…

L’Ascensione ha aperto la gabbia e ci chiede di vivere d uomini liberi, da persone che si prendono cura gli uni degli altri e della terra che abitano…

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Un viaggio da fare insieme…

Per questo a chi si crede l’unico “fico buono del bigoncio” bisognerebbe ricordare che “se tutti gli altri intorno sono marci finirà per marcire anche lui!”

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Domenica di Pasqua

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“Cristo è risorto”

“Sì è veramente risorto”

Così si salutavano i primi cristiani il giorno di Pasqua ed era un saluto pieno di gioia perché sapevano che insieme a Cristo ogni creatura risorge.

Dietro a Lui che ci ha aperto la strada mettiamo i nostri piedi e non importa il nome che diamo alla nostra fede, quello che conta è che sia un cammino di Pace, di Fratellanza, di Accoglienza, di Verità, di Amore!

Questo è il mio augurio per me e per noi tutti!

BUONA PASQUA

Marie al Sepolcro Angelico

Venerdì Santo

 Venerdì Santo, giorno del silenzio….

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Solo quando avremo taciuto noi,

Dio potrà parlare.

Comunicherà a noi solo sulle sabbie del deserto.

Nel silenzio maturano le grandi cose della vita:

la conversione, l’amore, il sacrificio.

Quando il sole si eclissa pure per noi

e il Cielo non risponde al nostro grido,

e la terra rimbomba cava sotto i passi,

e la paura dell’abbandono rischia di farci disperare,

restaci accanto.

In quel momento, rompi pure il silenzio: per dirci parole d’amore.

E sentiremo i brividi della Pasqua!

(don Tonino Bello)

È già Natale

Eccolo qui, Dio.
Non è proprio come ce lo aspettavamo.
Anche se un po’ ci siamo abituati dopo duemila anni di celebrazioni e di canti natalizi.
E se abbiamo avuto il coraggio e la forza di fare un po’ di avvento, forse alla fine ci tocca anche il cuore guardare quell’adolescente che stringe forte al petto il suo primogenito.
È nato, nella storia, in quel piccolo borgo di Giudea, a Betlemme.
È davvero accaduto, ha lasciato una traccia. E oggi ricordiamo quel giorno, quella nascita che è stata l’inizio di un tempo di salvezza. e tornerà, questo crediamo noi discepoli, nella pienezza del tempo a dare senso a questo tempo.
Ma ora viene in ciascuno di noi, rinasce e ci fa rinascere.
Se abbiamo il coraggio di accoglierlo.

………….……………………

E se
Se, invece, ci mettiamo in viaggio, se abbiamo il coraggio, oggi, di ritagliarci dieci minuti di silenzio e preghiera davanti ad un presepe, possiamo ancora fare della nostra vita una culla, un luogo che accoglie questo Dio così scomodo.
È una provocazione, Dio che nasce.
La vita non dev’essere così male se Dio la abita. E Dio non si è ancora stancato dell’uomo se diventa uomo. Dio viene. È l’uomo che non c’è.
La luce viene, ma le tenebre non vogliono accoglierla, nemmeno oggi.
Se, però, osiamo rinascere.
Se ancora scommettiamo.
Se lo lasciamo venire questo Dio neonato, che ci scuote, ci imbarazza, ci chiede di farci carico di lui noi che, invece, vorremmo un Dio che ci risolve i problemi, non che ce ne dà!, allora sarà davvero Natale, nascita.
Rinascita, crisi o non crisi che sia.

Dio è qui.
Accoglierlo o ignorarlo fa la differenza.
Io la mia scelta l’ho già fatta, da tempo.
E voglio rifarla.

(Paolo Curtaz)

Che sia così il nostro Natale…. e sarà Natale non solo per noi….

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LA VIGGIJA (LA VIGILIA)

Quarche anno fa, er giorno de viggija
Magnavi magro, come da precetto
Un pesce lesso, prima d’annà a letto
E due patate pè tutta la famija

Che er giorno doppo era poi Natale
Er compleanno de Gesù Bambino
E nell’attesa era assai carino
Er “predisporsi” fisico e mentale

Oggi se dici magro dici pesce
…ma er più costoso, quello prelibato
Perché la ggente, e qui non se ne esce,

più che ar natale pensa al suo palato!
…Sarebbe da provà quanto ci “accresce”
Er non magnà…se magna ‘n affamato!

Michele la Ginestra

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