2 agosto 1980

Ero in villeggiatura a Baia Felice, nel litorale Domiziano, non c’erano ancora i cellulari e c’era un unico telefono per tutti e per lo più era spesso guasto.

Per fortuna avevo con me la mia radiolina che mi permetteva di restare in contatto col mondo. L’accesi come al solito per sentire un po’ di musica mentre lavavo piatti e stoviglie – dato che l’acqua arrivava solo la mattina prestissimo – invece arrivò la notizia come un pugno nello stomaco.

Non posso dimenticare…

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Riflessioni

Queste giornate calde mi hanno tenuto quasi sempre chiusa in casa, le uscite limitate a quella piccola spesa che basta per due persone un po’ assai avanti con gli anni e con un bel po’ di acciacchi!

Conseguenza? Tanto tempo per riflettere sulla vita trascorsa e soprattutto su questo mondo impazzito che fa male al cuore.

Ho paragonato la nostra vita ad una strada: a volte è stata in pianura, una bella grande strada da percorrere con calma, facilmente; altre volte fatta di scalini sconnessi o da una salita ripida e sassosa dove era facile scivolare e anche farsi male.

Può prendere la paura: ho creduto di non farcela, ho cercato di cambiarla ma poi sentivo che dovevo tornare indietro perché nel bene e nel male era quella la mia strada.

È così che mi sono accorta che fra i sassi o ai piedi di uno scalino c’era un fiore, un umile fiore che però li rendeva belli e li rallegrava.

Ho imparato a guardare meglio e mi sono accorta che la vita regala bellezza e gioia anche nei momenti più duri: magari è un piccolo gesto, un sorriso che scambi per strada con chi non conosci, un lieve carezza…

L’età mi ha insegnato che non si deve mai perdere la speranza, neanche davanti all’immenso dolore del mondo, una speranza che non è passività o indifferenza ma amore e positività anche se in piccole cose… ma è con le piccole cose che si può cambiare il mondo!

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IL PASSEROTTO

È dall’inizio del pomeriggio che sento cinguettare sul balcone ma così da seduta non riesco a vedere chi è. Deve essere il passerotto che viene spesso a becchettare sulle piante, con garbo, senza sciupare niente. Forse è la sua gentilezza che lo tiene lontano dal gruppo chiassoso che si litiga le briciole sull’altro balcone…

Oggi però c’è qualcosa di diverso, va e viene, continuamente…

Devo assolutamente guardare cosa fa, così mi alzo e lo aspetto nascosta dietro la tendina, armata della macchina fotografica perché sono sicura che c’è qualcosa di bello da conservare.

Eccolo che arriva e si posa sulla grande ciotola che aspetta la fine delle giornate di pioggia per riempirsi di primule colorate. Quel pochino di erbetta che copriva la terra si è trasformata in paglia…

Il passerotto arriva e comincia a strappare quei fili di paglia e quando in bocca ne ha un bel mazzettino riparte per tornare dopo poco a fare un altro raccolto.

Quattro ore son passate in questo via vai, con tanta pazienza il passerotto ha raccolto un bel mucchietto di paglia tenera… sta preparando il nido per accogliere i suoi piccoli!!!

Ho posato la macchina fotografica, non me la sento di disturbarlo: è troppo importante il suo lavoro ed è fatto con tanta fatica e tanto amore che posso solo restare lì a godere lo spettacolo, in silenzio e ferma!

E così l’unica foto è quella della ciotola con i suoi filini di paglia. Il passerotto immaginatelo voi, un piccolo, tenero uccellino con il suo carico di amore e di tenerezza!

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Buon anno!

Non ho mai amato questa festa, non so cosa c’è da festeggiare, mi basta pensare a quanto è successo quest’anno nel mondo, in Italia ed anche personalmente. Però, almeno per quello che mi riguarda, nel male devo ringraziare il Cielo che mi ha aiutato a mantenere il sorriso e trarre tutti gli insegnamenti che ogni avvenimento buono o cattivo ci può dare.

Sono contenta che questo difficile 2017 sia finito ma comunque lo ringrazio… e ho tante speranze per il 2018.

Con queste speranze inizio il 2018, cercando più silenzio mentre fuori sembra che sia scoppiata la guerra… e questo suscita in me brutti ricordi …

A conclusione di questo discorso sconclusionato faccio a tutti tantissimi auguri: che possiate avere sempre occhi grandi per gustare tutte le piccole felicità della vita!

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NEVE

Oggi, guardando alcune foto con la neve che veste d’incanto il mondo pensavo che mi piacerebbe che facesse anche qui una bella nevicata!

È magica la neve mentre cade, quando copre col suo manto le strade e le case, alberi e cespugli e tutto diventa pulito e bianco.

Mi piace quel silenzio ovattato tanto particolare che ti fa capire che c’è la neve ancora prima di vederla e quella luce particolare che fa sembrare giorno anche la notte…

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Poi però penso a quanti inconvenienti porta con sé soprattutto in una città – come è Firenze – assolutamente impreparata ad una simile evenienza e al caos che ne conseguirebbe, al ghiaccio che si forma sulle strade impedendo di camminare… sarei costretta a stare in casa a lungo vista la mia incredibile predisposizione alle cadute…

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Va beh! continuerò a guardare la neve in foto che tanto Firenze è bella lo stesso!

Avvento – Attesa

Stanno per finire i giorni dell’attesa, tra due giorni la stalla di Betlemme si riempirà di luce e vita nuova.

Ma ancora è tempo di riflessione ed oggi mi hanno aiutato le parole di una dolce amica di facebook, Isabella, che ha scritto questo bel pensiero: lo condivido perchè è qualcosa che tutti sanno ma che ci si dimentica facilmente di metterlo in atto…

“Quando uno guarda sono già le 6 del pomeriggio…
quando uno guarda è già venerdì….
Quando uno guarda sono già passati 50 anni….
Non smettere di fare qualcosa che ti piace per mancanza di tempo….
Un giorno i tuoi figli non saranno più tuoi…
Allora non dire lo faccio dopo….
Prova ad eliminare il dopo…
Dopo ti chiamo…dopo lo dico….dopo lo faccio…ci penso dopo…
Lasciamo tutto per dopo come se il dopo fosse il meglio…
Perché non capiamo che dopo il caffè si raffredda…
Dopo la priorità cambia…
Dopo il presto di trasforma in tardi…
Dopo il giorno è notte…
Dopo la vita scorre via veloce….
Ricordati che il dopo può essere tardi, il giorno è oggi, non siamo più nell’età in cui ci è permesso posticipare…
Non lasciare niente per dopo, il momento è adesso….”

Mi è successo una volta di non fare a tempo a salutare un caro amico … queste parole mi hanno ricordato la tristezza che ho provato …

Ora cerco di abbandonare la parola “dopo”!

Per ora vi auguro una “buona attesa”

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CARAMELLE

Rimettendo in ordine la libreria, alla ricerca di un libro che mi avevano chiesto, mi sono imbattuta in una scatoletta di metallo che non ricordavo più di avere. Dentro c’erano stati dei cioccolatini. Mia figlia me li aveva portati quando ero in riabilitazione – un poco di dolce per migliorare lo spirito!

Una volta tornata a casa l’avevo usata per metterci dei confetti colorati che nessuno voleva ma erano carini da vedere. Ed erano rimasti lì …

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Ma, come succede, ritrovarli mi ha fatto tornare alla mente un negozio di Roma – dove andavo spesso insieme ad una compagna di scuola – che era fornitissimo di caramelle e chicche di ogni genere.

Era più o meno il 1949 ed avevo finalmente avuto il permesso di uscire da sola: per andare al negozio io e la mia amica Luciana dovevamo attraversare la Via Appia Nuova.

Certo, se penso a come è ora la strada mi scappa da ridere… nel centro, a dividere la via in due carreggiate, passava il tram blu che portava ai Castelli Romani e anche per la strada il traffico era poco ma a noi sembrava una bella impresa attraversarla!

Il negozio era grande, con due grandi vetrine colorate che già facevano pregustare le meraviglie che avremmo trovato all’interno. C’erano grandi scaffali che contenevano boccioni di vetro con tutti i tipi di caramelle e cicche immaginabili

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e un bancone sempre di legno su cui erano posate confezioni regalo che a noi sembravano eccezionali … cellophane trasparente e grandi fiocchi colorati, cestini contenenti alcune specialità messe in bella mostra per l’assaggio e cucchiai argentati molto carini.

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Nei miei ricordi le prime ad entrare in scena sono quelle piccole chicche di zucchero che, se non sbaglio, vengono chiamate Ginevrine: proprio le prime perché mi hanno raccontato che quando avevo pochi mesi per andare a dormire dovevo averne due o tre nella manina. Non le mangiavo ma il risultato era che al mattino avevo mano e lenzuolino appiccicosi. Cominciavo bene!!!

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Quelle che piacevano tanto sia a me che alle sorelline erano le caramelle d’orzo che però non compravamo: a quel tempo avevamo il lavandino della cucina di mamo ed era divertente preparare orzo e zucchero e stenderlo sul marmo perché si raffreddasse. Quest’ultima operazione spettava a mamma perché c’era da scottarsi le dita di brutto!

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Nella top ten dei miei gusti avevano un buon posto le caramelle al miele (Ambrosoli ovviamente) e quelle alla frutta, specialmente alla ciliegia.

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Graditissima era anche la liquerizia: i pesciolini,

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e quelle alte e gommose che si appiccicavano ai denti e ogni tanto dovevi staccarle col dito altrimenti restavano lì in eterno!

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A mamma piacevano tantissimo le pastiglie Valda

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ma più di tutto le gelatine che sono state per anni il regalo che le facevamo per la sua festa… viste le nostre scarsissime risorse!

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Comunque allora quando si andava a trovare gli amici si portava una bella scatola di caramelle…

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le scatole di metallo erano veramente belle e potevano essere riutilizzate in vari modi. Io ancora tengo gli oggetti per il cucito in una scatola di caramelle Rossana.

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A proposito di Rossana ora non possono mancare in casa perché quel golosone di mio marito deve averle sempre a portata di mano … lui dice che gli servono per la gola ma chi gli crede?

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Ora le caramelle non mi vanno più, preferisco un po’ di cioccolato – rigorosamente fondente –  per finire i pasti in dolcezza!

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