MEMORIA

Come segno e simbolo di tutti gli olocausti perpetrati da sempre nel mondo, da cui l’uomo non vuole impaare che odio e razzizmo sono la morte dl mondo!

Poesia di un ragazzo trovata in un Ghetto nel 1941

Da domani sarà triste, da domani.

Ma oggi sarò contento,

a che serve essere tristi, a che serve.

Perché soffia un vento cattivo.

Perché dovrei dolermi, oggi, del domani.

Forse il domani è buono, forse il domani è chiaro.

Forse domani splenderà ancora il sole.

E non vi sarà ragione di tristezza.

Da domani sarà triste, da domani.

Ma oggi, oggi sarò contento,

e ad ogni amaro giorno dirò,

da domani, sarà triste,

Oggi no.

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Sabato Santo, Domenica di Pasqua

Sabato Santo. La giornata del silenzio.  La terra è vuota, questa mattina anche gli uccellini hanno cantato  piano per non disturbare il raccoglimento.

Quando ero piccola anche nelle Chiese dominava il silenzio: l’altare spoglio, le candele spente, il tabernacolo aperto e tutte le immagini coperte da un drappo viola

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e su, nel campanile, le campane “legate”.

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In casa fervevano i preparativi. Dal giovedì mamma aveva iniziato a fare le pastiere, per tutta la grande famiglia (nonni, zii, nipoti .. eravamo sempre una quindicina almeno di persone al pranzo pasquale!): il suo contributo alla tavolata!

Le pastiere di mamma erano di una bontà straordinaria, prepararle così per tempo permetteva a tutti i sapori di amalgamarsi; tutti i ripiani del ripostiglio – con la finestra aperta dato che ancora non c’era il frigo a casa – erano occupati dalle teglie argentate e il profumo di vaniglia, crema e cannella si spandeva per tutta casa… altro che bastoncini d’incenso!

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Il pranzo del sabato era frugale, in casa si facevano le ultime pulizie: l’indomani sarebbe passato il prete a benedire e tutto doveva essere lucido e in ordine.

Poi domenica mattina, la festosa mattina di Pasqua, quando le tenebre lasciano il posto alla Luce del Cristo Risorto, tutti insieme -papà, mamma e noi tre sorelline – a Messa alle 11. Alla fine della Messa – era mezzogiorno – si scioglievano le campane ed era per tutta la città un allegro scampanio, e il prete passava in tutte le case con l’acqua appena benedetta.

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E con quella magia che solo i genitori sono capaci di fare sotto il naso dei figlioli, sui nostri letti apparivano all’improvviso tre grandi uova di Pasqua!

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Domani passerò la Pasqua con le figlie a Livorno…

Allora a tutti

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2 novembre … il regalo di un amico

Quando saranno gli altri

a raccontare storie di te

vorrà dire che sarai arrivato

e che potrai decidere,

finalmente,

di attraversare la foresta

senza aver paura del buio

e di intraprendere un viaggio

senza misurarne la distanza

e di accompagnare gli uccelli migratori

senza chiederti per dove,

o ascoltare il tuo cuore

senza dover fare silenzio.

Allora, certo, sarai libero

e dal canto di un Fuoco che non si spegne

o contemplando un’Aurora eterna

potrai sorridere

di quanto, chi è rimasto, faccia fatica a capire…

(Lorenzo Lisci)

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2 Novembre… un ricordo un po’ speciale

 

La mia Mamma è morta a 90 anni, il 2 novembre 1988, nel giorno dedicato alla celebrazione dei defunti …

Tipico di lei che non voleva mai essere di peso alle persone… morire nel giorno dedicato ai morti per non rattristare un’altra giornata …

Per questo dedico a lei, che è sempre presente anche se non fisicamente, questa pagina e lo faccio con le parole che fanno da prefazione alla raccolta dei fogli che aveva scritto durante la guerra per il marito lontano…

Non credo che possa esserci un modo migliore per ricordare mamma che far conoscere queste sue “Lettere senza francobollo”.

La sua vita è stata tutta così, intessuta di fede e di amore, di pazienza e di sofferenza, di fragilità e di forza, dei suoi difetti e dei suoi pregi, una costante costruzione della sua morte.

Gli ultimi tre mesi di vita sono stati la realizzazione di quel paziente – anche se forse parzialmente inconscio – lavoro di accettazione, l’abbandonarsi fiduciosa nelle mani del Padre nonostante la sofferenza fisica e soprattutto morale, il superamento del suo orgoglio e del suo pudore “un altro ti cingerà la veste e ti porterà dove tu non vuoi” (Gv.21,18)

C’è un piccolo episodio che voglio ricordare: una settimana prima della sua morte c’erano con lei i nipoti e mamma pregava ad alta voce (come spesso faceva negli ultimi tempi quando era più agitata) cercando nella sua memoria oramai così labile le sue vecchie preghiere. Era così venuto fuori un “sia lodato …. san Martino e …e… santa gallina”. I nipoti erano rimasti interdetti non volendo prenderla in giro ma poi erano scoppiati a ridere. Alla loro risata il viso di mamma si era illuminato ed aveva riso anche lei, allegramente, con loro.

Questa era mamma: una donna che a novanta anni era riuscita a conquistare una delle libertà più grandi: la capacità di ridere di se stessa.

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All Hallows’ Eve

Che vuol dire “Vigilia di Tutti i Santi”… il nostro Ognissanti….

Da qui Halloween.

Probabilmente già negli antichi ludi romane si può trovare traccia di questa festa, ma storicamente le origini vengono fatte risalire ai Celti, popolo di pastori, che alla fine dell’estate riportavano a valle le greggi. Finiva così la stagione estiva e il 1° novembre festeggiavano l’inizio del nuovo anno con la festa di Samhain, signore dell notte e delle tenebre. Nella notte gli spiriti dei morti tornavano a festeggiare insieme ai vivi il raccolto, e esorcizzavano la paura antica della morte e delle calamità…

Niente a che vedere con le zucche, le ragnatele ed  i fumetti pieni di spiriti, con i bambini che girano per le case con il loro “dolcetto e scherzetto”.

Non sarebbe niente di male se la festa non fosse diventata la festa del consumismo!

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Per questo domani io festeggio Tutti i Santi … anche se farò parte della minoranza!!!

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AUGURI, BUON ONOMASTICO A TUTTI!!!

Amicizia

Questa mattina ho letto questo breve brano su facebook…

Anche io credo nell’immenso valore dell’amicizia perciò ho voluto dedicarlo a tutti voi, miei amici, come augurio di una serena domenica!

 

“Molti anni or sono, viveva in Persia un monarca che amava il suo popolo. Per conoscerlo meglio, aveva l’abitudine di mescolarsi ad esso nei più diversi travestimenti.

Un giorno si recò come un miserabile ai bagni pubblici, prese posto in un angolo e fece la conoscenza dell’uomo addetto alle pulizie. Ogni giorno tornava a sederglisi accanto, ne condivideva i pasti e parlava a lungo con lui, tanto che il poveraccio si affezionò allo sconosciuto.

Finché un giorno l’imperatore gli rivelò la sua vera identità e gli chiese di scegliere un dono per suo ricordo.
L’uomo lo guardò sbalordito, poi disse: “Voi avete lasciato il vostro lussuoso palazzo per venire qui ogni giorno a condividere la mia dura vita e la mia miseria.
Ad altri avreste potuto fare ricchi doni, ma a me avete dato tutto voi stesso. Vi chiedo perciò una cosa: di non privarmi mai della vostra amicizia.”

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Doroty Counts

Quando vidi per la prima volta Forrest Gump mi incuriosirono i vari momenti della storia d’America in cui era stata inserita la sua presenza e andai a cercarli sul web. Uno, in particolare, mi colpì e mi è tornato in mente ora perché è avvenuto il 4 settembre… di 59 anni fa.

Una storia di coraggio, determinazione, libertà

In quel giorno la giovane afroamericana Doroty Counts entrava nella Harding High School, fino ad allora riservata solo ai bianchi.

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Ma una cosa è essere ammessi, una è essere accettati e Doroty fu fatta immediatamente oggetto di insulti, sputi, lancio di sassi.

All’interno dell’Istituto non cambiarono le cose, gli insegnanti la ignoravano, alla pausa pranzo le gettarono sul tavolo un secchio di immondizia. Ci furono minacce, anonime ovviamente, rivolte non solo a lei ma anche alla famiglia.

Il padre allora decise di toglierla dalla scuola; la famiglia si trasferì in Pennsylvania e lì Doroty si laureò nell’Università integrata di Philadelphia.

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Le cose poi sono cambiate. La Hardy High School le conferì una laurea ad honorem e ricevette perfino le scuse di uno delle più accanite persone che l’avevano insultata

Ci sono due frasi che mi hanno colpita in particolare…

una è del padre: “Ricorda tutto quello che ti è stato insegnato. Affronta le avversità a testa alta. Non sei inferiore a nessuno”.

l’altra è sua: “La Harding ha cambiato la mia vita, certo. Ma l’ha cambiata in positivo perché, dopo quel che mi è successo, ho promesso a me stessa di impegnarmi affinché ciò non accadesse ad altri ragazzi”.

Ora vive a Charlotte – New York City, e lavora a livello locale senza scopo di lucro nella Child Care Resources Inc.  per una migliore attenzione e cura dei bambini. Ha divorziato, e ha due figli che ha adottato, oramai grandi…

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Mi entusiasma questo suo desiderio incessante di parlare ai ragazzi dell’importanza della formazione per far loro comprendere che le persone hanno dovuto combattere per dar loro questa opportunità, e che niente si riceve gratis ma che vale sempre la pena di combattere per sé e per gli altri!