AVVENTO

Affascinate, cieli, con la vostra purezza queste notti d’inverno
e siate perfetti!
Volate più vive nel buio di fuoco, silenziose meteore,
e sparite.

Tu, luna, sii lenta a tramontare,
questa è la tua pienezza!

Le quattro bianche strade se ne vanno in silenzio
verso i quattro lati dell’universo stellato.
Il tempo cade, come manna, agli angoli della terra invernale.

Noi siamo diventati più umili delle rocce,
più attenti delle pazienti colline.

Affascinate con la vostra purezza queste notti di Avvento,
o sante sfere,
mentre le menti, docili come bestie,
stanno vicine, al riparo, nel dolce fieno,
e gli intelletti sono più tranquilli delle greggi che
pascolano alla luce delle stelle.

Oh, versate, cieli il vostro buio e la vostra luce sulle nostre
solenni vallate:
e tu, viaggia come la Vergine gentile
verso il maestoso tramonto dei pianeti,
o bianca luna piena, silente come Betlemme!

 

(Thomas Merton)

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25 novembre – giornata contro la violenza sulle donne

Non amo le giornate per… penso che sono solo un pro memoria per chi già è cosciente del problema. Sono convinta invece che bisognerebbe fare meno chiacchiere e più azioni serie per bloccare questa “guerra”!

Ma stasera ho letto le parole della mia cara amica Michela e le ho trovate così belle da volerle dividere con voi:

“Le dinamiche di vittima-carnefice sono tanto, tanto complicate e con radici che affondano non solo nella storia personale di ognuno di noi, ma anche nella storia di tutto il genere umano.
E, come sempre, ci sono persone più preparate di me che hanno spiegato e approfondito l’evoluzione del maschile e del femminile nella storia.
Libri da leggere, parole da ascoltare, film da vedere…
Quando penso che, in Italia, le donne hanno diritto di voto solo dal dopoguerra, mi appare tutto molto chiaro. Siamo solo all’inizio di un percorso lungo lungo che porterà all’armonia tra Uomo e Donna. Ne sono certa. Ci vorranno mille anni, ma arriverà. Fuori e dentro di noi. Del resto, il matriarcato ha fallito, il patriarcato pure… va trovata una terza via…
Per quanto riguarda me, non sono mai stata attratta da uomini aggressivi. Trovo gli spacconi sbraitanti molto seccanti.
In tutti i sensi.
La gentilezza, la cura, l’interesse condiviso, la curiosità di scoprire “l’altra metà del cielo” sono caratteristiche che trovo molto sexy.
Tutti i noi abbiamo una parte oscura, bestiale, ma se la leghiamo ad una catena diventa ancora più cattiva.
Conoscere se stessi, esplorare le nostre parti oscure, illuminare, illuminarsi… sapersi difendere, laddove la luce non sia arrivata.
E, siccome non è solo un percorso interiore, ma sociale, fornire gli strumenti per potersi difendere e proteggere dalla bestialità incattivita.
Ecco.
“Buongiorno”

Ecco…diamoci una mano, uomini e donne, con la volontà di cambiare in amore l’odio che sta travolgendo l’umanità!

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LALLA

Capitano dei momenti in cui una foto, una parola, ti portano indietro nel tempo…

L’avete visto…mi succede spesso, sarà l’età o il fatto che il tempo per pensare  fortunatamente si è dilatato.

Così una poesia letta ieri mi ha rimesso davanti agli occhi la nostra canina Lalla.

Lalla arrivò in casa nostra negli anni 80, piccolissima, più o meno 15 giorni…

Eravamo in vacanza a Baia Felice, sul litorale Domizio. Da poco era sparito il nostro cane, un setter bianco-arancio con tanto di pedigree e campione di bellezza. L’aveva voluto mio marito cacciatore (allora) che se ne era innamorato. Un giorno il cane si era perso nel bosco e non era tornato (cosa che faceva sempre pur allontanandosi per qualche tempo). Lo cercammo dappertutto ma inutilmente…

Fu un dolore immenso per mio marito e per me e le figliole perché gli eravamo tutti molto affezionati, e quando in una passeggiata sul mare vedemmo una canina giovanissima ma molto simile al nostro Jack ci fermammo a parlare col il proprietario che ci disse che doveva farla figliare per cui, se volevamo, ci avrebbe avvisati e avremmo potuto prendere uno dei cuccioli.

Quando mesi dopo arrivò la telefonata mio marito e il fratello partirono subito. Ma arrivati laggiù trovarono una meticcia nera e marrone, minuscola, che ovviamente fu regalata con tante scuse in verità poco plausibili.

Nonostante tutto fu messa in una scatola da scarpe, anche se sia mio marito che il fratello fossero sicuri che sarebbe morta per la strada tanto sembrava debole…

Ma una volta arrivata a casa cominciò a fare le feste a tutti, divorò una ciotola di latte e si addormentò tranquilla. La mattina dopo era vispa come un grillo!

Per un po’ di giorni bevve latte ma poi passò – nonostante fosse tanto piccina – alla carne. Il suo appetito crebbe con la taglia e solo perché a caccia faceva chilometri non diventò un bidoncino… invece rimase sempre snella.

Lalla restò con noi per 15 anni, un personaggio dalla simpatia e intelligenza unica, che faceva innamorare tutti e in casa era come una figlia per noi e una sorellina per le bambine. Ci regalò tanto amore e ne ebbe tanto da noi ed è per questo che le parole di questa poesia di Anonimo mi hanno tanto toccato.

Eccola:

Di volta in volta, le persone mi dicono,
“ma va, è solo un cane” o
“sono un sacco di soldi solo per un cane”.
Loro non capiscono le distanze percorse,
il tempo speso, o le spese necessarie
“solo per un cane”.

Alcuni dei miei momenti più orgogliosi
sono avvenuti con “solamente un cane”.
Ho passato molte ore con “solo un cane”

come mia unica compagnia,
ma non mi sono mai sentito trascurato.

Alcuni dei miei momenti più tristi
sono stati sorretti da “solamente un cane”,
e in quei giorni di buio,
il dolce tocco di “solamente un cane”
mi ha dato conforto e ragione per superare la giornata.

Se anche tu pensi che sia “solo un cane”,
allora probabilmente non capirai frasi come
“solo un amico”, “solo un’alba”, o “solo una promessa”.
“Solo un cane” porta nella mia vita
la vera essenza d’amicizia, fiducia, e gioia pura e sfrenata.

“Solo un cane” tira fuori la compassione e la pazienza
che mi rende una persona migliore.

A causa di “solo un cane” mi rialzerò presto,
farò lunghe passeggiate e guarderò al futuro con desiderio.

Quindi per me e per la gente come me,
non è “solo un cane”,
ma l’espressione di tutte le speranze ed i sogni del futuro,
gli adorabili ricordi del passato, e la pura gioia del momento.

“Solamente un cane” porta alla luce ciò che c’è di buono in me
e devia i miei pensieri lontano da me
e dalle preoccupazioni della giornata.

Spero che un giorno tutti potranno capire
che non è “solo un cane” ma la cosa
che mi dà umanità e mi mantiene “solo un uomo”

Quindi la prossima volta che senti questa frase
“solamente un cane”, sorridi,
perché loro “solamente non capiscono”.

Anonimo

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Istituto Torrigiani

Sono quasi due mesi che non metto le mani sulla tastiera, abbandonando per un po’ questo blog.

Precisamente dal 25 aprile, un giorno che d’ora in avanti festeggerò non per l’avvenimento storico ma per la mia personale storia.

Già, perché proprio il 25 aprile mi è stata regalata la seconda possibilità di vivere: da alcuni giorni non mi sentivo troppo bene ma davo la colpa alla grande stanchezza, invece quella mattina proprio non ne volevo sapere di svegliarmi nonostante mio marito mi chiamasse ripetutamente. La cosa non era normale per cui ha chiamato la figliola. Arrivata ha tentato di prendermi la pressione ma non era possibile. Caricata di corsa in macchina arrivo all’ospedale. Pressione 42 di massima…10 battiti. Di corsa in terapia intensiva: i reni erano partiti. E anche il cuore faticava tanto a battere.

Non vi sto a raccontare tutta la trafila, ricordo solo di aver sentito chiaramente il dottore dire alle figlie “se non si riprende in una mezz’ora non ce la fa”. Ora posso immaginare cosa avranno provato loro, quanta paura, per me invece, nonostante fossi cosciente, era una cosa di poco conto, come se non mi riguardasse.

Visto che dopo mezz’ora ero ancora lì, dolorante ma viva, il mio corpo ha deciso di combattere e riprendere il suo posto.

Una settimana tra terapia intensiva e reparto e poi mi trasferiscono all’Istituto Torrigiani per la riabilitazione, l’organismo aveva ripreso a funzionare ma non riuscivo a stare in piedi.

Lì mi hanno insegnato nuovamente a camminare, come a un bambino piccolo: prima in carrozzina, poi col deambulatore quando le gambe riuscivano a muoversi – anche se con fatica – e finalmente con le stampelle!

L’ultimo passo è stato il bastone e quello lo uso ancora quando esco, mi dà sicurezza, anche se ora che sono finalmente tornata a casa riesco a camminare da sola…

Di questa avventura voglio ricordare soprattutto le giornate passate al Torrigiani, la grande competenza dei dottori e l’assistenza gentile e attenta di infermiere e OSS, la loro disponibilità affettuosa e la simpatia e l’amicizia di tanti ospiti tutti con i loro problemi ma pronti a sorridere anche delle difficoltà…

L’Istituto Torrigiani si trova sulla collina di Fiesole, ed è diventata un presidio della Croce Rossa.

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La splendida villa è circondata da un parco grande e rigoglioso; dalla finestra della camera, quando ancora non potevo avvicinami, vedevo le chiome degli alberi, le colline e il cielo azzurro. La notte, d’accordo con la mia vicina di letto, lasciavamo una persiana aperta per godere la luna che si affacciava alla finestra, i colori dell’alba e il cielo che man mano si vestiva di luce.

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Quando ho cominciato a camminare mi sono fatta portare la macchinetta fotografica per conservare qualche ricordo di quella bellezza che sicuramente ha avuto la sua parte nel permettermi di restare serena.

dalla finestra della mensa si vedeva il prato

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Sono andata anche a sedermi nel giardino per respirare l’aria pulita e fresca.

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All’ingresso un magnifico albero, altissimo!

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Ma proprio dalla porta finestra della mia stanza, che dava su un piccolo ballatoio che univa le camere, ho visto uno spettacolo che mi ha levato il fiato: eccolo

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Sabato Santo, Domenica di Pasqua

Sabato Santo. La giornata del silenzio.  La terra è vuota, questa mattina anche gli uccellini hanno cantato  piano per non disturbare il raccoglimento.

Quando ero piccola anche nelle Chiese dominava il silenzio: l’altare spoglio, le candele spente, il tabernacolo aperto e tutte le immagini coperte da un drappo viola

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e su, nel campanile, le campane “legate”.

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In casa fervevano i preparativi. Dal giovedì mamma aveva iniziato a fare le pastiere, per tutta la grande famiglia (nonni, zii, nipoti .. eravamo sempre una quindicina almeno di persone al pranzo pasquale!): il suo contributo alla tavolata!

Le pastiere di mamma erano di una bontà straordinaria, prepararle così per tempo permetteva a tutti i sapori di amalgamarsi; tutti i ripiani del ripostiglio – con la finestra aperta dato che ancora non c’era il frigo a casa – erano occupati dalle teglie argentate e il profumo di vaniglia, crema e cannella si spandeva per tutta casa… altro che bastoncini d’incenso!

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Il pranzo del sabato era frugale, in casa si facevano le ultime pulizie: l’indomani sarebbe passato il prete a benedire e tutto doveva essere lucido e in ordine.

Poi domenica mattina, la festosa mattina di Pasqua, quando le tenebre lasciano il posto alla Luce del Cristo Risorto, tutti insieme -papà, mamma e noi tre sorelline – a Messa alle 11. Alla fine della Messa – era mezzogiorno – si scioglievano le campane ed era per tutta la città un allegro scampanio, e il prete passava in tutte le case con l’acqua appena benedetta.

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E con quella magia che solo i genitori sono capaci di fare sotto il naso dei figlioli, sui nostri letti apparivano all’improvviso tre grandi uova di Pasqua!

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Domani passerò la Pasqua con le figlie a Livorno…

Allora a tutti

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Un invito a cena

Prendo dalle Omelie del Giovedì Santo

“Le cose grandi più che apparecchiare sparecchiano, distraggono. Le cose piccole, così piccole d’apparire persino inutili, fanno saltare in aria l’intera città. In tre giorni – che da allora sono diventati un unico giorno, l’immenso giorno del mistero cristiano – ha ribaltato Gerusalemme come fosse un carro di fieno. E’ partito dal basso, basso-profilo, così basso d’apparire quasi irriverente per chi diceva d’essere esattamente il Dio tanto desiderato: lavando i piedi, che sono lo scantinato di casa, il pavimento del corpo. Nessun’altra parola del Cristo, quand’era in vita, ha mai trattenuto così tanto amore come quell’ultimo gesto, dissacrante, profondo: «(Tu, a me) non mi laverai mai i piedi» (Gv 13,8). I piedi di Pietro, di Giuda, i piedi miei: fa rabbrividire un Dio-lavapiedi. Anche là, ebbe ragione: per animi grezzi come quelli di noi discepoli, il gesto vale ben più delle parole. “L’ho fatto io, lo farete anche voi domattina. Me lo promettete?” Lì, a due passi dalla miseria, c’è nascosto il primo Credo apostolico: “Io Credo in Dio, Padre onnipotente, nel suo Figlio, Lavapiedi di Gerusalemme”. Dal basso verso l’alto: dal pavimento del Cenacolo alla cima del Golgota. Di giovedì con le braccia strette, le mani a mo’ di scodella, a travasare l’acqua dal catino all’alluce degli amici. Di venerdì a braccia spalancate: «Li amò sino alla fine» (Gv 13,1). Il pavimento è il basamento del Cielo, il Cielo è la copertura del pavimento: il più piccolo, di fronte al più grande, più che oscurarsi s’accenderà. Nel frattempo, dal giovedì al sabato, Dio fu troppo grande per essere capito, troppo santo per non essere scartavetrato. Per questo volle apparisse presto domenica: perché il mondo s’accertasse che amare è una cosa seria, mica una faccenda romantica.”

Siamo invitati tutti a questa Cena da un Dio che si mette il grembiule e si china a lavarci i piedi, un Dio umile e fragile che si fa pane fresco e fragrante che si spezza per tutti.

Sembra quasi scandaloso un Dio umile eppure scopro che devo solo accettare il suo invito per incontrarlo, poi pensa a tutto Lui che non rifiuta nessuno alla sua tavola…

Allora posso sedermi con fiducia anche io, con il mio miscuglio di bene e di male…

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Riflessioni: Giuda Iscariota

Riprendo ancora dal web:

È stato chiamato come gli altri. Non ha capito che cosa gli si faceva fare, ma gli altri lo capivano? Egli era annunciato dai profeti, e quello che doveva accadere è accaduto. Giuda doveva venire, perché altrimenti come si sarebbero compiute le Scritture? Ma sua madre l’ha forse allattato perché si dicesse di lui: “Sarebbe stato meglio per quell’uomo se non fosse mai nato!”? Pietro ha rinnegato tre volte, e Giuda ha gettato le sue monete d’argento, urlando il suo rimorso per aver tradito un Giusto. Perché la disperazione ha avuto la meglio sul pentimento? Giuda ha tradito, mentre Pietro che ha rinnegato Cristo è diventato la pietra di sostegno della Chiesa. Non restò a Giuda che la corda per impiccarsi. Perché nessuno si è interessato al pentimento di Giuda? Gesù l’ha chiamato “amico”. È veramente lecito pensare che si trattasse di una triste pennellata di stile, affinché sullo sfondo chiaro, il nero apparisse ancora più nero, e il tradimento più ripugnante? Invece, se questa ipotesi sfiora il sacrilegio, che cosa comporta allora l’averlo chiamato “amico”? L’amarezza di una persona tradita? Eppure, se Giuda doveva esserci affinché si compissero le Scritture, quale colpa ha commesso un uomo condannato per essere stato il figlio della perdizione?
Non chiariremo mai il mistero di Giuda, né quello del rimorso che da solo non può cambiare nulla. Giuda Iscariota non sarà più “complice” di nessuno.

“Giuda si avvicinò
a Gesù e disse:  «Salve, Rabbì».
E lo baciò.
Gesù gli disse: «Amico, per
questo sei qui!» 
(Matteo 26, 49-50)

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Quanto è grande il mistero di Giuda: “con un bacio tu mi tradisci?”

Quanto grande è il dolore di sentirsi tradito da un amico.

Accorgersene e riconoscere la colpa è il primo passo, poi bisogna perdonarsi per sentirsi perdonato, senza farsi prendere dalla disperazione che ci fa scappare ma con la tenerezza di sentirsi ancora una volta accolti..

Quante volte sono Giuda… ogni volta però ritrovo le Sue braccia aperte…

Domenica delle Palme

Cito dal web:

Si tratta di una festività ricca di simbolismo e condivisa da cattolici, protestanti e ortodossi: la palma da sempre indica l’anno solare poiché produce una foglia ogni mese. La palma è anche simbolo di risurrezione poiché rinasce dalle proprie ceneri e per questo in greco è conosciuta, come “phoinix”, ovvero fenice mentre, nell’occidente cristiano, laddove non ci sono palme viene spesso sostituita dall’ulivo, simbolo dell’unzione di Gesù, o da rametti intrecciati con fiori, se non ci sono palme o ulivi, come nelle zone del nord Europa.

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E’ la giornata in cui Gesù è stato accolto con gioia e osanna a Gerusalemme da quelle stesse persone che qualche giorno dopo urleranno “cocifiggilo”…

Un rametto che sia di pro-memoria. Che mi permetta di vivere questa settimana così forte e carica di buio e luce quanto più profondamente possibile, nel silenzio e nell’ascolto, in questi giorni in cui abbiamo tanto bisogno di speranza per ritrovare la pace.

Auguro a tutti una Settimana Santa … veramente santa!